Notizie ( non solo) di sport. Istanbul, gelida e fatale. Napoli, tardivo ma a testa alta. Milan, dna Champions.

Notizie ( non solo) di sport. Istanbul, gelida e fatale. Napoli, tardivo ma a testa alta. Milan, dna Champions.
Stadio del Gala sotto la neve download

LA CRONACA DAL DIVANO. Il ‘mistero’ Juve in Coppa continua. E pensare che, questa volta, tra grandine, neve e melma, la Signora non ha giocato male. Ovvero, da pavida, stranita come spesso le accade all’estero. Ce l’ha messa tutta, ma quando le cose s’inviluppano in quel modo ( e che modo tra maltempo e dolo) per le squadre italiane c’è ( soprattutto) il rischio d’ avvitarsi nei soliti nefasti presagi che, prima o poi, si realizzano, sospinti dal beffardo Eupalla, il dio del pallone che mai perdona le incertezze. Questa volta a fungere da nero angelo giustiziere è stato quello Sneijder d’interista memoria che poco o nulla avena fatto dopo la succulenta migrazione sul Bosforo. Un gol all’85′ in quella parte di campo non spalata e dove ancora si poteva giocare.

E del reso, la beffa se non è vera beffa, che gusto ha a compiersi? Diciamo solo che, almeno per noi, è stato un peccato. Un peccato che una delle tre o quattro squadre più forti del continente sia uscita dall’agone di maggior lustro. A suo vantaggio aveva due risultati su tre. E nel gioco non ha demeritato affatto, di certo fino a quel fatale 85′  ( e praticamente programmato).
Probabilmente la Signora, quando andrà a farsi il doveroso  mea culpa, dovrà rimpiangere i punti persi a Copenaghen e a Torino. Come danari buttati al vento. E che oggi, quando più servivano, si sono ( tra una cosa e l’altra) volatilizzati. Buona, comunque la prova di Tevez ( che in Champions non segna però da quattro anni), buonina quella di Llorente, all’altezza quella dei difensori ( con Buffon strepitoso su un tiro basso all’angolo del vecchio Drogba) , meno quella di Podgba ( troppo pretenzioso, il giovinastro, su quel terreno da rugby) e di Vidal ( quasi mai sul pezzo).

IL SOLITO PLATINI.  Conte ha recriminato, in sede di commento, sul fatto d’avere accettato la disputa d’un incontro così duramente provato dal maltempo. Ma l’Uefa, ovvero il solito monsieur  Michel ( o Michele) Platini ( a seconda se lo si considera francese o italiano) ,   ha posto come priorità la questione sorteggi.
E la partita s’è dovuta disputare, partendo dal 32′, in un campo ( scientificamente)  predisposto per ‘ frenare’ la Signora nella restante quindicina di minuti e per ‘ rilanciare’ i turchi per tutto il secondo tempo.E infatti mentre di qua il campo frenava, di là lasciava giocare. Da un errore sul rinvio, infatti, l’insignificante Sneijder ha trovato il suo insperato  ferro da cavallo per punire Conte e la sua gloriosa  truppa. Ovvero un gioiello del calcio europeo trattato da bigiotteria. I perdenti cercano scuse, i vincenti le soluzioni. Giusto. Una di queste potrebbe essere  quella di evitare che Michel ( o Michele) arrivi alla Fifa. Per chiudere qui, con i nostri sentiti ringraziamenti, per le tante cose belle fatte per noi, la sua ondivaga carriera da dirigente; e inoltre perchè di un altro Blatter non se ne sente proprio il bisogno. Quello che c’è  basta e avanza. Ora alla Signora resta l’Europa Ligue, che avrà la finale allo Juventus Stadium di Torino :  meglio che niente!

SILVIO, BARBARA E ADRIANO. Silvio e Barbara, non più bionda ma rossa, sono piovuti su Milanello  dal cielo. Come sempre, uno spettacolo d’esuberanza e potenza, grazie anche a quel Power argentato. Se qualcuno ( nel frattempo) si fosse dimenticato dell’Eterno, Silvio ( e ora pure Barbara, saltellante e tutta eccitata ) glielo hanno  ricorda(to).
La missione dei due era quella, abbastanza nota, ma irrinunciabile, di caricare la squadra per una partita dentro o fuori di Champions. Sì, o Milan o Ajax. Un solo posto. E questo mentre il fido e valoroso Adriano, come arguisce spietatamente sulla ‘rosea’ Gene Gnocchi, ” era là ( da qualche parte) a gonfiare palloni”. Silvio e Barbara hanno incontrato i loro ragazzi. E tra loro, Ricky e Balo. Mentre tornava alla vista El Shaarawy, da qualche mese ‘occultato‘ in qualche ‘ripostiglio’ del bel centro sportivo rossonero.

E comunque la visita ha fatto bene. I giovani dell’Ajax hanno fatto l’impossibile per passare a San Siro. Non ce l’hanno fatta, per un po’ mper Abbiati, un po’ per scalogna, un po’ perchè il Milan in Europa ( contrariamente alla Giovin Signora) gonfia il petto. Petto gracile, si sa, di questi tempi, ma pur sempre petto fasciato da colori che hanno ‘ fatto tremare il Mondo’. Poi, per quel che si può vedere al di qua del televisore, se vogliamo addentrarci anche un pochino sull’incontro, diciamo che il Diavolo deve rimboccarsi le maniche e non poco. In difesa ( eccetto, sostanzialmente, De Sciglio e Abbiati), in centrocampo ( Montolivo, ad esempio, ci spiace,  ma quel poco che fa lo fa senza evidenziare quella  maturazione effettiva che lasciava intendere anche al solo vestire della maglia rossonera) e perfino in attacco. Se è vero che El Shaa è di nuovo infortunato e che Balo ( pur impegnandosi molto) oltre a certi standard non pilota la squadra. E’ in arrivo Honda, cui andrà il numero 10. L’unica grande, e tanto attesa fortuna per il Diavolaccio,  è quel Ricky Kakà a cui tutti, giustamente, al Milan, sono riconoscenti e gli vogliono bene.

IL NAPOLI INCOMPIUTO. Che il Napoli ce la facesse a dare tre gol all’Arsenal non lo sperava manco il Mago di Napoli. La squadra di Benitez ha però fatto una gara degna, all’altezza, e poco importa se l’Arsenal si riteneva ( praticamente) già qualificato. Il Pipita c’è. Come c’è Insigne, il piccolo ma geniale fromboliere azzurro centellinato da Benitez, ma che da dai colpi in mostra potrebbe già essere una stella. Molto più lucente di tante altre solo sbandierate, perchè personaggi,  e non già giocatori. Di calcio.
E’ un altro peccato, grosso, quello del  Napoli  uscito con 12 punti fatti e dopo avere asfaltato  ( nientemeno che)  Borussia e Arsenal. Diversamente dalla Juve che su 6 partite ne ha vinta solo una. Non ci fosse stato il Napoli, con le sue prestazioni alterne ( che ha combinato nell’andata, a Londra?) ma inequivocabili, tanti nostrani esterofili darebbero fiato alle loro trombe per ricordaci, bontà loro, quanto siamo precipitati in basso rispetto alle meraviglie dell’Altrove. Grazie anche per questo, simpatico Ciuccio!

TRE ITALIANE DENTRO O FUORI. ( martedì) M.United*-Shakthar 1-0; Real Sociedad*-B.Leverkusen* 0-1; Galatasaray*  - Juventus 1-0; Copenaghen-Real* 0-2; Benfica – Psg* 2-1; Olimpiakos*-Anderlecht 3-1; Bayern*-M. City* 2-3; Viktoria-Cska Mosca 2-1.
( mercoledì) Chelsea*-Steaua Bucarest 1-0; Schalke 04*- Basilea 2-0; Marsiglia-B.Dortmund* 1-2; Napoli-Arsenal* 2-0; Atletico Madrid *-Porto 2-0; Austria-Zenit 4-1; Barca*- Celtic 6-1; Milan* -Ajax o-o.

PASSANO  IL TURNO ( come prime) United, Real, Psg, Bayern, Chelsea, Borussia D, A. Madrid, Barca; ( come seconde) Leverkusen, Gala, Olympiakos, City, Chalke 04, Arsenal, Zenit e Milan.

IL RANKING UEFA. Vanno avanti tre spagnole ( A. Madrid, Barca e Real), quattro inglesi ( Arsenal, City, United e Chelsea) e quattro tedesche ( Bayern, Leverkusen, Schalke 04, Borussia D.). Undici per sole tre nazioni su 16 squadre finaliste. Una spartizione in piena regola. E un altro colpo mortale inferto ( soprattutto)  al nostro ‘povero‘ calcio.
Povero di dirigenti ( se Platini si può accomodare, Abete che è il suo vice che ci  sta fare alla Uefa e alla guida della Federcalcio?), di organismi dirigenti ( in perpetua lotta tra di loro), di leggi adeguate ( sugli impianti, ad esempio, già snaturata già prima del parto?) e perfino di commentatori.  Proprio in una di queste sere, in sede di commento su Sky, il nostro Panucci ha potuto a polmoni pieni esclamare: ” Perbacco , non siamo più competitivi in niente!”. Già, vero, lui ( e  simili) compresi, però ? L’unica ‘ consolazione’ in questo deserto di lacrime è che dalle 16 finaliste sono sparite le portoghesi e le francesi, ovvero le squadre dei Paesi che ci incalzano nel ranking Uefa. Noi manteniamo in corsa  ( con terribili prospettive di sorteggio) solo  il vecchio Milan. Almeno lui, che in Europa non tradisce  ( quasi) mai.

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