Argomenti. Ma Voi capite qualcosa di questa crisi? C’è o no? E se c’è, dove ( e come) si può valutare?

Argomenti. Ma Voi capite qualcosa di questa crisi? C’è o no? E se c’è, dove ( e come) si può valutare?
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DISCORSI SULLA CRISI. Ma, voi,  state capendo qualcosa di questa crisi? I dati Istat, confermando il parere Eurostat, certificano che nel 2012 il 29% degli italiani è risultato a rischio povertà o esclusione sociale. Il che non significa povertà già acclarata, ma  potenziale, latente, in arrivo. E comunque si tratta di circa un terzo dell’intera popolazione ad essere coinvolto, una enormità, perchè se l’asticella dovesse salire ancora a patire i morsi della crisi sarebbero talmente in tanti che non ci occorre  un veggente a pronosticare la fine della pace sociale e della democratica convivenza.
Nel dettaglio, sempre più gente non può permettersi una settimana di ferie ( dal 46% del 2011 al 50,8% del 2012), non può riscaldare come si deve l’ambiente dove abita ( dal 18% al 21,2%) e, addirittura, non può avere un pasto proteico ogni due giorni ( dal 12,4% al 16,8%). Siamo al limite, soprattutto in alcune zone del Sud. Qui si segnalano individui che non possono permettersi carne o pesce ogni due giorni in percentuale molto più altra che altrove. La Cia, Confederazione italiana agricoltori, parla d’un 24,9%. E comunque, nell’ultimo anno gli italiani costretti a rivolgersi agli enti caritativi per un pasto gratuito o un pacco alimentare hanno superato quota 3,7 milioni (+9%). Anche qui si tratta di dati preoccupanti.

QUEL CHE NON SEMBRA. Eppure, almeno se gira qui da noi, in questa parte bassa di Romagna, tra colline e mare, ci sono ‘ momenti’ in cui ‘ sembra’ che la crisi, la tanto sbandierata crisi, non ci sia. O perlomeno  che  resti sommersa. O tuttalpiù che venga vissuta ‘a macchia di leopardo‘, qua sì, là no ( o quasi). Come fare allora per capirci qualcosa? Dobbiamo affidarci a quel che appare, empiricamente,  o a quel che ci documentano, oggettivamente? Soprattutto attraverso i media, le televisioni, i giornali, sempre intinti nel veleno delle cose negative. Ci stiamo riprendendo, come invita Enrico Letta, o no? O ci stiamo (ulteriormente) avvitando in una spirale che ( per molti aspetti, e non solo economici)  non è più contrastabile?

IL SOGGETTIVO DOMINANTE. Lasciamo per un attimo da parte l’oggettività, anche perchè dai dati siamo invasi e spesso anche quelli ( centellinati a dovere, a seconda degli interessi e delle visioni in campo ) più che a chiarire confondono. E avventuriamoci nel soggettivo, guidati solo dalle nostre percezioni e singole esperienze di vita. Che sono innumerevoli. Ma diffuse.
Ebbene, qui da noi, in questa fascia di territorio regionale, se si vanno a prendere alcuni punti di riferimento, c’è da grattarsi la testa: circolano auto, spesso di grossa cilindrata, e ancor più spesso di recente immatricolazione, nuove ( o quasi nuove). I ristoranti, poi, sono spesso pieni, anche in giorni infra festivi. Ci sono locali, piccoli e grandi, normali e famosi, in cui è inutile prenotare per i due massimi giorni di festa e perfino per Capodanno, perchè già ‘pieni‘. I super market sono affollati. E così anche i centri storici, dove la gente gira specchiandosi sulle vetrine lucenti dei negozi vestiti a festa.
Ma la gente acquista  o no? I dati ufficiali e completi ancora non ci sono. Però non sembra stiano sempre con le mani in mano. Infine, tutto l’apparato ricettivo  turistico pre festivo sembra essere preso d’assalto. Sembra. Dovessimo dare adito a queste poche impressioni, quindi, dovremmo concludere che si sta passando un Natale più o meno in linea con quelli trascorsi di recente.
Con qualche luce e qualche ombra. Un po’ come s’è fatto con la stagione estiva, che sembrava in rosso e che invece non è andata male per tutti. C’è stato ad esempio il tratto Cesenate  ( Gatteo, San Mauro, Cesenatico etc) che ha mostrato un andamento turistico ( tutto sommato) positivo. Eppure, da quel che si diceva, quella passata, sembrava una stagione destinata al fallimento. E non solo per il Cesenate. Un fallimento completo, un po’ per tutto il comparto, che  però ( sembra ) non esserci stato.

TRA IL DIRE E IL FARE. In fondo nulla di nuovo sotto questi cieli che davanti a momenti neri cominciano a lacrimare. E spesso quelle lacrime sono lacrime da coccodrillo. Semmai chi dovrebbe piangere per davvero  evita di farlo per non farsi vedere. Il parroco di Santarcangelo, che di questa parte di Romagna è un po’ una perla ambita, diceva all’altare ” Non immaginate voi quante famiglie della città si stanno rivolgendo alle nostre organizzazioni caritatevoli  per i beni di prima necessità!”. Indubbiamente, dati oggettivi a parte, il Paese sta attraversando momenti difficili. Le cause possono essere tante, endemiche o no. Qualcuno addirittura punta l’indice contro quel ‘Patto di stabilità‘ voluto ( si dice) dai tedeschi e che fa apparire ( nell’opinione di molti) il futuro dell’Europa molto in bilico.
L’Italia, gli italiani, del Nord e del Sud, credono da sempre all’Europa. E’ un retaggio antico, che deriva (storicamente)  dall’eredità romana e ( più da vicino) dall’universalismo della Chiesa di Roma. Gli italiani, in apparenza chiusi nel loro picciolo particulare, in realtà, sanno ( per esperienza) che i problemi d’un certo tipo possono essere risolti solo attraverso macro decisioni.  Piccole realtà statuali ( o territoriali)  infatti poco o nulla possono contro i grandi continenti. E se si risolvono i grandi problemi anche i piccoli si saldano  a ruota.

Gli italiani, si sa, spesso dicono cose che, poi, non fanno. Oppure che non sembrano. Generando l’apparenza. Indecifrabile. Secondo il detto: ‘ Tra il dire e fare ci passa il mare‘.E forse qui, in questo detto,  sta la chiave per risolvere l’intero enigma. Con qualche azzardo d’ ipotesi. La crisi c’è, sì, e anche con aspetti preoccupanti, ma non per tutti. Per alcuni infatti è drammatica, per altri no.
La crisi c’è ma non dovrà acuirsi, questo è certo, o allargare le sue spire, il rischio per noi e per gli altri attorno sarebbe devastante come altre volte nel passato; e qui anche l’Europa deve dare una mano a superare lo stato attuale. L’Italia non va svenduta, abbandonata. Sopratutto per far sì che non si diffonda nel Belpaese  un sempre meno nascosto sentimento di delusione. Verso una realtà, o verso una Unione,  che avrebbe dovuto essere madre accogliente e che invece si sta rivelando ( in strati sempre più larghi d’opinione pubblica) arida  matrigna.

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