Auguri di Buon Anno ( e non solo). Europa da (ri)fondare, Italia da far (ri)nascere. Obiettivi possibili.

Auguri di Buon Anno ( e non solo). Europa da (ri)fondare, Italia da far (ri)nascere. Obiettivi possibili.
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AUGURI DI BUON ANNO ( E NON SOLO). ” I nostri punti i riferimento – scrive Jean Marie Colombani, ex direttore di Le Monde – sono confusi, il modo di organizzare le nostre società sta cambiando, come il nostro modo di pensare, ma brancoliamo nel buio, non conosciamo il punto d’arrivo”.
Non è un incipit, ma solo un frammento d’una lunga disamina del Corriere sui grandi capitoli dl libro del Mondo di nostri giorni. Solitamente, all0 scoccare del Capodanno, d’ogni Capodanno, s’usa guardare avanti con ottimismo. Gli auguri si sprecano. Anche se in realtà più che farci dei ( formali) auguri, occorrerebbe ( più coerentemente) quanto siamo riuscire ad imparare dall’anno che s’è consumato.
Ci sono molti giovani, e non solo loro, che credono che ‘ guardare al passato‘ sia una perdita di tempo. E’ ormai andato,  e nulla potrà risorgerlo, si dicono tra loro, beffeggiandosi magari di qualche ‘matusa‘ che sul passato ( invece) insiste. E in effetti davanti a certi ‘nostalgici’ vien voglia di ‘ mandarli alo passato loro‘; e tuttavia, in questo brancolare nel buio odierno, il passato ci potrebbe tornare utile. Molto utile. Quasi quanto la stella polare per marinai che han bisogno di (ri)disegnare la loro  rotta.
I GRANDI CAPITOLI. I grandi capitoli esaminati dal Corriere sono diversi e interessano la cartografia politica, economica e sociale del pianeta: Medio Oriente ( con l’Iran che potrebbe rinunciare all’atomica), America e Asia( che sembrano ora spartirsi il Pacifico), Russia ( la  Russia del nuovo zar Putin) , America Latina ( e soprattutto il Brasile,  tutto sesso e soldi, oltre che calcio e caucciù), Europa ( con tutti i suoi populismi e localismi) e pure  ( dulcis in fundo) Italia( dei tanti ritardi ma anche dalle tante potenzialità inespresse) .
Alla cartografia sono stati associati alcuni temi cruciali : tecnica e persone, ( neo) femminismo,  nuova Chiesa cattolica romana che d’un colpo, con papa Francesco, ha reso ” la sua parola nuovamente entusiasmante, liberandola da tante pastoie”.

UN PO’ DI TUTTO. Ovviamente, per quanto pregevole, lo sguardo non può essere stato esauriente. E tuttavia può indurre ad un colpo d’occhio sintetico ma indicativo, indispensabile per squarciare il buio, e porsi un nuovo punto d’arrivo. Intanto, il passato, che dovrebbe indurci a non indulgere più ai particolarismi nazionalisti che tanto danno hanno provocato. Due guerre suicide (soprattutto) sul suolo d’Europa dovrebbero spingerci all’idea di dar (finalmente) spazio all’Europa, per  farla, farla  davvero.
Evitando di rincorrere i populismi e nuove suddivisioni ( tipo: in Spagna, la Catalogna e forse i Paesi Baschi; in Gran Bretagna, la Scozia e forse il Galles ), andando oltre la semplice Zona Euro ( andando oltre una governance basata su regole prefissate e dove crescono sentimenti di tutti-antitutti) e puntando su una nuova classe dirigente, ben identificata, scelta direttamente dai popoli, davvero votata all’Europa.

Che se non velocizza certi processi d’integrazione reale perderà di certo il suo ruolo millenario. Uno studio di Pwc rivela che tra breve ( diciamo il 2025, o giù di lì ) nessun Paese europeo farà più parte dei G8; e se la Gran Bretagna nel Pil potrà sorpassare ( fra tre lustri)  la Germania, poco avrà da festeggiare. Perchè già da allora, non solo il ricordo del formidabile impero tenuto fin a metà Novecento suonerà patetico, ma anche le più modeste ambizioni e necessità potrebbero risultare solo colorati ( e frustranti) miraggi.

E L’ITALIA? Dei tanti paesi del pianeta, o anche solo d’Europa, l’Italia  è quello meno prevedibile. Nell’apparenza, con tutto quello che sa mostraci in questi ultimi decenni, dopo quel conflitto disastroso che gli ha tolto autostima e coraggio, sembra destinato ad un ‘ inesorabile declino’. E poco conterebbe la ‘ripresina‘ in arrivo; o anche le eventuali ‘ripresone‘ che potrebbero perpetrarsi   pregando la (solita) Divina Provvidenza.
Nell’apparenza, però, perchè se anche solo andasse a sbattere il fondo del barile,  il Belpaese potrebbe scoprire ‘ tesori‘ che manco sa di possedere. Un po’ in tutti settori dell’attività moderna. Dall’industria ai servizi, dalla cultura alla religione. Estrapoliamone qualcuno. Dove alloggia il ‘polo di riferimento religioso’ del pianeta? E dove si concentrano tante ‘ opere d’arte, monumentali e naturali‘ ? E dove si trovano più proposte che altrove  per il ‘quotidiano vivere ‘dei popoli?
Chiariamo: il Papato, Roma, e tutto quanto ruota attorno al fermento religioso attirano o no occhi e sentimenti da ogni latitudine e longitudine? ; umanesimo e rinascimento hanno qui o no la culla, con tanto di maestri e tesori ineguagliabili, che basterebbe solo ‘ spolverare e aggiornare‘ ? ; il ‘quotidiano vivere’ chiede o no ( soprattutto ) cibo, abiti, scarpe, casa ( e oggetti per la casa) etc, ‘ beni’ che lungo lo Stivale abbondano. E, allora,  come può andare a fondo un Paese come questo?

Nel 1864, Francesco De Sanctis indicò molto chiaramente quale dovesse essere il compito principale degli italiani, se volevano sconfiggere i gravi problemi politici ed economici che travagliavano il Paese: superare la vecchia mentalità e i vecchi condizionamenti per identificarsi totalmente nel ( nuovo) stato nazionale. Era questo, per De Sanctis, un fattore indispensabile, che avrebbe dovuto essere sostenuto  da una leadership ispirata e convincente.
Proprio quel che ci è mancato e che continua a  mancarci. Nonostante i numerosi fenomeni di turno. Di acqua ne è passata sotto i nostri ponti, dall’ormai  lontano anno dell’Unità. Eppure questo monito – come sottolinea Christopher Duggan – non ha perso nulla della sua attualità. Il passato, già, quello di cui si diceva poc’anzi, e dal quale molti si ostinano a non volere  imparare.

Ro.Va.

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