Emilia Romagna. Rimini. Ancora ipotesi sui bronzi di Catorceto e l’arco d’Augusto ( terza e ultima parte).

Emilia Romagna. Rimini. Ancora ipotesi sui bronzi di Catorceto e l’arco d’Augusto ( terza e ultima parte).
Cammeo augusteo

RIMINI ARTE E ARCHEOLOGIA. Continua il dibattito intorno all’ipotesi dei bronzi di Cartoceto come antico coronamento dell’arco d’Augusto di Rimini. Che l’arco dovesse essere corredato da statue è opinione unanimemente condivisa: alcuni avevano pensato ad una quadriga trionfale, altri ad una isolata statua equestre dell’imperatore. I quattro personaggi di Cartoceto – che io identifico come Cesare, Augusto, Giulia minore (sorella di Cesare) e Azia maggiore ( figlia di Giulia e madre di Augusto) – unificano in certo senso le due congetture.
Credo che il punto di forza della mia teoria stia nel fatto che risolve più problemi di quanti non ne sollevi; oltre a ciò, si basa su di un presupposto piuttosto semplice, cioè che un gruppo statuario prestigioso sia da associare ad un monumento di rilevanza notevole.Mi pare, ad esempio, che la stessa scelta di posizionare le copie ricostruttive dei bronzi sulla terrazza sommitale di palazzo Ferretti in Ancona, a considerevole altezza, riproduca le condizioni espositive originarie da me suggerite. Il piano attico dell’arco su cui far poggiare il basamento per i bronzi era un rettangolo di oltre quattro metri di profondità per un fronte più breve dell’attuale: una decina di metri circa. Infatti secondo la studiosa Maria Luisa Stoppioni ai lati delle statue, collocati su mensole poste più in basso, dovevano trovarsi due trofei, probabilmente simili a quello raffigurato sulla cosiddetta Gemma augustea.

 

Parte inferiore del grande cammeo noto come Gemma augustea

I prigionieri della scena sono donne e guerrieri Galati, i giganteschi mercenari della guardia di Cleopatra. E’ plausibile affermare che parte dell’immenso tesoro della regina d’Egitto sia servita a finanziare il complesso monumentale riminese.
Per restare nel solco tracciato con la mia ricostruzione, penso che anche le circostanze del trafugamento dei bronzi siano da legare alla storia di Rimini. Personalmente propendo per gli eventi legati agli anni della guerra gotica (535 – 553 d.C.), quando la città fu aspramente contesa tra Goti e Bizantini e persino il ponte di Tiberio subì gravi danneggiamenti. Io punto il dito sui saccheggi perpetrati dai Longobardi al soldo dell’eunuco Narsete, che per la loro selvaggia ingovernabilità vennero allontanati in tutta fretta dall’Italia. Poi tornarono e se la conquistarono, ma questa è un’altra storia.

Danilo Re

 

 

 

 

Ti potrebbe interessare anche...