Emilia Romagna. Rimini e il ‘mistero’ dei bronzi dorati di Catorceto. Nuove, stimolati ipotesi.

Emilia Romagna. Rimini e il ‘mistero’ dei bronzi dorati di Catorceto. Nuove, stimolati ipotesi.
Arco ricostruzione

RIMINI. Ha suscitato interesse il mio precedente articolo di ‘archeologia teorica’, in cui ipotizzavo i famosi bronzi dorati di Cartoceto come originario coronamento dell’arco d’Augusto di Rimini. Fin dall’epoca del loro ritrovamento nel 1946, sepolti in un campo nel comune di Pergola (PU), spezzati e incompleti, i bronzi sono stati al centro di un vivace dibattito intorno alla loro provenienza e all’identità dei personaggi raffigurati: rappresentanti della famiglia Giulio – Claudia? Altre personalità della corte imperiale? Oppure notabili locali?
La mia idea colloca le statue a Rimini, a circa un giorno di cammino dal luogo del loro ritrovamento. Ma chi è il misterioso personaggio di mezz’età che indossa il paludamentum (il pesante mantello che contraddistingueva i comandanti militari), l’unico potenzialmente riconoscibile del gruppo? La stempiatura simmetrica, le due rughe che solcano la fronte e anche l’aggrottamento delle sopracciglia appartengono all’iconografia consueta per Caio Giulio Cesare (101 – 44 a.C.).

Il cavaliere di Cartoceto C. Giulio Cesare

Nella parte centrale del volto, soprattutto gli occhi ma anche l’incavatura delle guancie differiscono leggermente dal modello; ciò è certamente da imputare alle difficoltà di restauro della sottile lamina bronzea, variamente deformata. La conformazione della bocca e quella del mento ritornano invece nell’alveo dell’identificazione proposta. Se si conviene con questa soluzione, il secondo cavaliere dell’Arco d’Augusto, quello quasi totalmente perduto, non può essere altri che Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d.C.).
E le donne? Secondo il mio parere sono Giulia minore (102 – 51 a.C.), sorella di Cesare, e Azia maggiore (85 – 42 a.C.), figlia di Giulia e madre di Augusto. Perché? Augusto, figlio adottivo di Cesare, sta instaurando una monarchia ereditaria: in quest’ottica i legami di sangue divengono fondamentali e anche le figure femminili della famiglia assurgono ad un’importanza mai rivestita prima all’interno della società romana.

Ottaviano Augusto. La ‘dama’ di Cartoceto

(frammento di statua equestre greca)

Da Rimini – la città dalla quale Cesare aveva scatenato la guerra civile – Augusto lancia un messaggio politico duplice: dell’avvenuta pacificazione, rappresentata nel gesto detto adlocutio, il braccio alzato dai cavalieri in segno di pace; e di continuità dinastica, visualizzabile nel suo personale albero genealogico tridimensionale. L’Arco di Rimini, una volta estraniato dalla sua funzione di porta urbana, diverrà il prototipo per gli archi di trionfo degli imperatori successivi: di utilità pratica nulla ma efficaci mezzi di propaganda.

Danilo Re

 

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