Commenti ( non solo) di sport. Danilo Di Luca, ciclista: ‘ Il doping? Nell’èlite mi pare inevitabile!’.

Commenti ( non solo) di sport. Danilo Di Luca, ciclista: ‘ Il doping? Nell’èlite mi pare inevitabile!’.
Di Luca ( repertorio) images

COMMENTI ( NON SOLO) DI SPORT. E no, queste due non ce le lasciamo scappare! La prima riguarda le dichiarazioni del ciclista Di Luca sul mondo ( non solo) del pedale; la seconda, riguarda  la classifica dei Paperoni del calcio. Due ‘notizie‘ che, al primo sguardo, possono riguardare temi secondari ma che, se ci si sofferma a ben riflettere, sono un po’ la sostanza ( e il futuro) dello sport in generale e del calcio ( non solo nostrano) in particolare.

COSA DICE DI LUCA? Nella chiacchierata con Le iene, il ciclista abruzzese, 37 anni, ha sbottato un po’ su tutto. A 360° gradi, come s’usa dire. Ciclismo, cioè, e non soltanto. Con il ciclismo Di Luca ha sempre avuto un rapporto tormentato. E’ stato radiato ( come Armstrong) il 5 dicembre 2013 ( per Epo, al Giro); ma era stato trovato positivo ( sempre all’Epo) nella corsa rosa del 2009, mentre nel 2007 si era beccato tre mesi per frequentazione del medico ( inibito) Carlo Santuccione.
Di Luca, il 30 gennaio, dovrà (ri)presentarsi a Roma, presso la Procura antidoping, ‘ come persona informata dei fatti‘.Di Luca, in buona sintesi, ha detto cose che tanti pensano ma che non possono mai dimostrare. Perchè quello che conta, contro i malfattori, è la dimostrazione. Finchè non c’è quella tutto resta al palo. E anche se si vede un ‘nonno’ passare avanti ( a velocità doppia) al ‘nipote’, non si può proferire parola, nè dubbio, nè ironia; e questo pure nell’atletica, nel calcio e perfino tra i disabili.
Quando Armstrong aggiungeva Tour su Tour al suo palmares, tutti brontolavano ma nessuno parlava chiaro. Compresi certi ( bravi) ragazzi piazzati in qualche ( diffusa) emittente tivù, che imperterriti continuavano a stilare le loro ( personali) classifiche dei ‘ più grandi di tutti i tempi’, col sostegno ( spesso) di coloro che ( invece di denunciare)  omertavano su verità che avrebbero cambiato  la storiografia ciclistica.
Perchè se è vero che prima della guerra, o durante, o pochi anni dopo, la moderna medicina sportiva  restava a livello embrionale, successivamente, da Anquetil in avanti, più o meno, il ricorso al doping è divenuto ‘ evidente‘ e ‘continuo’. Chi ricorre al doping non fa carriere di venti o più anni, ma le riduce a otto/dieci, sempre  che gli vada tutto bene. Bartali e Coppi, ad esempio, ammesso ( e non concesso)  che ricorressero a primordiali ‘biberon’ , hanno cominciato a vincere a vent’anni per cessare ( soste belliche comprese) a quaranta e oltre. Per loro, infatti, parlare di doping come lo s’intende oggi, è davvero esagerato. Se non improponibile.

Difficile, molto difficile, è reggere un organismo ‘manipolato’ per tanto tempo. Più facile sarebbe  stato qualche lustro dopo, con una medicina sportiva molto più progredita, e che ha lambito generazioni diverse, compresa quella Mercxs/Gimondi, con il primo ‘ pizzicato‘ in un celebre Giro e (ri) spedito a casa tra le lacrime sue e dei tanti (increduli )  sostenitori. Mercxs, dopo una carriera da autentico ‘ cannibale‘, andò in calando intorno ai 29 anni. Non vogliamo dire che avesse ricorso ( nel bisogno) al doping, ma se al suo caso dovessimo applicare le parole del Di Luca come minimo dovremmo convenire  ” che per arrivare nei primi dieci al Giro è impossibile non doparsi”.  Il problema , semmai, è da quando (  l’eventuale) verità  di Danilo Di Luca è in vigore. Negli ultimi venti, o anche ( sia pure con efficacia e strumentazione diversa) negli altri venti anni prima?  Appunto, da Anquetil in avanti, più o meno?
La ‘verità’ Di Luca, checchè ne dicano autorità, addetti ai lavori ( più o meno omertosi), appassionati, è molto lucida e circostanziata. E non riguarda solo il ciclismo. Perchè, sostiene lui, chi oggi si dedica agli sport di livello non può non affidarsi al doping. Lui infatti ribadisce:  ” Non ho mai conosciuto qualcuno che non ne facesse uso “; e anche ” Liberalizzare il doping sarebbe forse la soluzione migliore”. Anche perchè lui è convinto che i trattamenti, se studiati e seguiti, non portano danno alcuno; e che se danno c’è quello riguarda solo il calcolo dei tempi. Infatti, per lui, l’unico rammarico è avere sbagliato,  non tanto  dosi e modalità, ma l’appuntamento ( magari per  anche solo per  poche ore) con l’antidoping.

La ‘rosea’, che noi e altri seguono come i naviganti la stella polare, è allibita. Delle dichiarazioni di Danilo Di Luca ne dà nota, correttamente, ma con questa chiusa che non gradiamo: ” E se si decidesse di aprire una inchiesta? Con dichiarazioni così generiche resta una ipotesi. Per adesso”. Perchè,  generiche? Nella sua chiacchierata il ciclista abruzzese dice ‘verità’ che se risultassero oggettive genererebbero  domande terribili: è questo infatti che accade per i ciclisti, e anche  per i velocisti, i marciatori e i maratoneti?
E magari pure anche per quegli europei o  mondiali o  coppe di quel  calcio (stra)amato e (stra)pagato che potrebbe alimentare ( se caso fosse) solo patetici entusiasmi? Con tutti quei trionfi incomprensibili. Comunque difficili da accettare. Con il ‘nonno‘ che supera in velocità  il ‘nipote‘; o anche con la squadra che nel girone boccheggia e che in finale  passa avanti a velocità doppia o  tripla. C’è chi è  stanco di addetti ai lavori senza il coraggio della verità vera. Che si sono fatti un loro personale Olimpo. E anche una loro personale storiografia. C’è chi non vuole  più essere scambiato per un credulone che non sa distinguere le lucciole dalle lanterne. Le reazioni piccate, o scandalizzate,  non smentiscono nulla. Il problema: basta, o no?

( prima parte )

 

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