Commenti ( non solo) di sport. I nuovi Paperoni del calcio. Tra controlli ( mai fatti?), dubbi e sorrisi.

Commenti ( non solo) di sport. I nuovi Paperoni del calcio. Tra controlli ( mai fatti?), dubbi e sorrisi.
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LA CRONACA DAL DIVANO. La prima notizia che non volevamo lasciarci scappare riguardava il doping: è, infatti, di questo, abbiamo trattato nella prima parte ( che potete rintracciare sul ns giornale). La seconda notizia, invece, riguardava i nuovi ricchi del calcio, ed è  su questa che stavolta vogliamo soffermarci. Come sempre alla nostra maniera, quella spontanea d’un osservatore esterno, che non naviga dentro le secrete stanze, ma che è ‘libero  ( si fa per dire)  di porsi e di fare qualsiasi domanda, dubbio, considerazione, magari tra quelle più impertinenti o tabù. Soprattutto per moltissimi    addetti ai lavori.
IL CALCIO DEI ( NUOVI)  PAPERONI. La ‘rosea‘, sempre lei, di recente, ha riservato uno spazio abbastanza visibile per una indagine di Football Money League di Deloitte, che per tanti addetti, è come la Bibbia per le antiche tribù d’Israele. Verità pura, cioè, che cola lucente sui tavoli delle redazioni, come verità rivelata.
Ma che dice di tanto interessante Football Money League di Deloitte ? Fissa una classifica, quella dei fatturati delle big del calcio europee, relativa alla stagione scorsa. Ebbene, in testa, per la nona volta di fila, c’è il Real ( 512,6 milioni di euro), seguito  dal Bayern ( terzo sul podio  a scapito dello United) e dal Barca. Seguono Psg ( al momento sotto inchiesta Uefa) , City,  Chelsea e Arsenal. Le nostre sono ‘solo’  nona, la Juve ( 272,4 milioni di euro), e decima, il Milan ( 263,5 milioni di euro). ( Molto) più lontane sono Inter, Roma e Napoli.

POVERA A CHI? La classifica è salutata dalla ‘rosea’ con il titolo: ‘ Psg nuovo Paperone. E’ povera Italia‘. Che, di primo acchito, sembra un applauso. Sopratutto al Psg ( che fino a qualche tempo fa era  noto a malapena  lungo la Senna o poco più in là)  balzato da un giorno all’altro ( e a piedi pari ) nel tempietto dei ( nuovi)  Paperoni ( grazie ai danari del Golfo) e ( alla assenza  Uefa, che però, dalle ultime nuove arrivate,  s’è decisa finalmente ad aprire una inchiesta: vedremo dove arriva).
Ma si sa che l’arrivo di tanti (petro)denaro val bene una festa. Come una festa val bene anche  per quell’Italia che si sta  scoprendo ogni giorno che passa sempre di più povera e abbandonata. Ribadire che è in declino fa trend.  Come seppellire l’italiano sotto un cumulo di parole straniere. Il tutto nonostante la Juve, che sul panorama calcistico del Vecchio Continente svetta come il Monte Bianco. Con quel suo modello costruito tra le mura domestiche ma che, tra i tanti modelli, compreso quelli tedeschi, appare quello tra i più credibili e aggiornati.

Noi, francamente, per un inguaribile attaccamento alla nostra storia e alla nostra situazione,  gradiremmo  che i nostri più prestigiosi media invece di parlarci ( bene e spesso ) delle fortune altrui, cominciassero ( anche) a prendere ‘ per la collottola’ qualcuno che, qui tra noi, scalda più la poltrona che altro. A volte per inerzia, a volte per incompetenza, a vole per dolo.
Ad esempio perchè non pretendere da Abete, il presidente Figc,  e vice di Platini alla Uefa,  di farsi in quattro per realizzare  quel fair play finanziario che ( da noi) mette gli incubi perfino a Thohir ma che ( nell’Altrove ) sembra più un optional che altro? Che dall’agenzia governativa del turismo del Qatar, ad esempio, piovano ( come manna dal cielo)  800 milioni di dollari ( o  euro?)  nelle casse del Psg per consentirgli  di  sconvolgere ( con proposte indecenti)  la competitività ( tanto agognata ) di  numerose  ( nostre e altrui )  storiche società, sia accettato senza fiatare, anzi,   col suono a festa delle  campane, francamente,  a noi,  gusta poco o nulla.
E gli esempi d’improvvisa ( e incontrollata) ricchezza sono tanti. Basta un confronto temporale dei dati di Deloitte.  E inoltre, che dire di quei club inglesi che tengono le loro casseforti  sotto qualche palmizio in ameno contesto esotico?   E delle spagnole, dal sangue nobile, grandi senz’altro sui campi da gioco, ma di cui riesce difficile capire come riescano a far quadrare bilanci su cui gravano ( da quel che si dice) perfino ( onerose)  ipoteche sulle voci in entrata?  Sì, certo, lontano dal volere ‘mal comune mezzo gaudio‘, gradiremmo che sui nostri media ci si adoperasse, da un lato, a fare applicare norme uguali ( e certe) per tutti e, dall’altra, che invece di rassegnarci al declino ( ma è così evidente?) cominciassimo ( di nuovo) a rimboccarci le maniche. Strattonando, soprattutto, chi ci governa.
Sennò meglio cercare non un Thohir ma un conte di Montecristo e lasciar fare a lui.  Per la Uefa, si sa,   ‘pecunia non olet’. Anche perchè la strada per risalire, noi,  la conosciamo.
IL CALCIO CHE AMIAMO. Basta infatti prendere  in mano il libretto della ‘rosea’, dal titolo ‘ Il calcio che amiAmo’,  che  tutto apparirà chiaro. Tracciato. Da (ri) conquistare al più presto possibile,  costi quel che costi.E magari mandando cordialmente ‘a quel paese’ qualche addetto ai lavori di troppo. In Italia ( Abete, ad esempio, per quel che ha fatto e fa da noi e all’Uefa);  in Europa ( Platini, che dopo le ciance predicate all’ Uefa avrebbe intenzione di trasferirle   alla Fifa ) e nel Mondo ( Blatter,  che oltre ad amare – riamato la bella Italia nostra,  ha ancora  la faccia tosta di volersi fare  rieleggere ).

Curiosità. Nella Uefa, l’Italia, qualche rappresentante ce l’ha ( Abete, membro del comitato esecutivo e della commissione affari finanziari; Gianni Infantino, segretario generale  e altri); nella Fifa, invece, non fa manco ombra. Come vice presidenti ci sono anche rappresentanti di Tahiti e Trinitad&Tobago; mentre nel comitato esecutivo ci sono rappresentanti del Qatar, Thailandia, Nigeria, Cipro etc, ma non dell’Italia. Ma come? L’Italia che in questo sport ha scritto più pagine  che corna in un cesto di lumache, non c’è? E perchè?
Vista così, infatti, non ci meraviglia più di tanto quel che la Fifa ci ha riservato nel sorteggio dei gironi per l’imminente  Mondiale, dove gli Azzurri sono in gara per la penta Coppa. Ci ha mandato nel ‘cuore‘ remoto dell’Amazzonia; ma se avesse potuto, o  gente, ci avrebbe spedito nel ‘cuore‘ remoto dell’Antartide?

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