Notizie ( non solo) di sport. Il pianto di Mario, il sorriso di Clarence. Prime medaglie azzurre a Sochi.

Notizie ( non solo) di sport. Il pianto di Mario, il sorriso di Clarence. Prime medaglie azzurre a Sochi.
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LA CRONACA DAL DIVANO. Il sorriso di Clarence svanisce. Evidentemente i mali del vecchio Diavolo, la squadra con più allori sul pianeta, sono profondi. Le ristrettezze a cui l’ha costretto il Berlusca devono avere prodotto ferite profonde. Questi, sono puledri di razza, razza rara, che  a trattarli come somari si rischia di vederseli volare via una volta per sempre. ” Nessuno può dire al presidente del Milan se vendere o meno questo o quel giocatore, nessuno al Mondo” ebbe a dire, in un momento d’euforia, poco prima della nefasta cessione del ( primo ) Kakà,  il mitico Berlusca.
Ed è forse iniziata proprio in quei giorni, neanche tanto remoti, e che per molti tifosi resteranno per sempre giorni marchiati dall’infamia dell’alto tradimento, la parabola discendente del Milan. Che oggi, nonostante disponga d’ un navigatore di esperienza mondiale come Galliani, dovendo nutrirsi di pane e cipolla, stenta a stare a galla.

C’è un’anima delicata, quella dei purosangue,  ferita. Smarrita. Senza più animus pugnandi, anche perchè sapere in partenza che sei perdente, perdente per quello al quale eri nato, non dà carica. Anzi, sconforto. Ed è per questo che non meravigliano più quei ragazzi che ( prima) segnano e ( poi) si fanno rimontare. Anche dal Sassuolo, lodevole rappresentante d’un mondo senza pretese. Non trovano più la voglia d’imporsi. E per questo gli spalti del mitico San Siro, la casa del calcio che ha visto alzare più Champion d’ogni altra ( anche più celebrata) d’Europa, si sono lentamente svuotati.  E pure Clarence, che di autostima abbonda, s’è rattristato. Mentre Mario, la speranza nera d’Italia, è scoppiato in un pianto dirotto. L’uno e l’altro vittime d’una società che s’è improvvisamente abbruttita. Persa. Ingrigita.

CONTE FURIBONDO, GARCIA SPERA. E anche la Juve tocca con mano l’assunto ( spesso dimenticato dagli esterofili che popolano i nostri media) che vincere in Italia non è mai scontato. Può essere scontato, infatti, che Barca o Real ( lasciamo stare l’eccezione Atletico di questa stagione) si disputino la Liga; che lo United ( e anche qui lasciamo da parte l’eccezionalità di quest’anno )  sia il candidato numero uno per la Premier; che il Bayern debba fare sfracelli in Budesliga e così via. Scontato là, ma non qua, lungo il Belpaese, dove anche un Pinco Pallino ti può impallinare.
Sghignazzando. Sfottendo. Perchè lui povero e nero in grado di far cadere da cavallo il ricco e superbo. E comunque allo stop della Juve è corrisposto lo stop della Roma. La Juve s ‘ è fatta rimontare un 2-0 dall’incredibile Verona di Mandorlini; la Roma è rimasta inchiodata davanti al catenaccio del vecchio guerriero Reja. Morale: restano a 9 punti di distanza ( con la Lupa che deve recuperare una partita).

PRIMI ALLORI D’OLIMPIA. Crhistof Innheofer centra l’argento in libera, Armin Zoeggeler  il bronzo nello slittino. Sono risultati importanti, segnati da accento teutonico. Segnati anche dal mirto d’Olimpia ( soprattutto per Armin, sei medaglie per sei Olimpiadi). E speriamo beneaguranti, per altri allori.  Che non dovrebbero mancare. Intanto a Sochi, l’Italia ha cominciato le grandi manovre per la candidatura di Roma 2014. Sarebbe una boccata d’ossigeno. Allo sport italiano, e al sistema Paese che in un modo o nell’altro deve (ri)trovare la voglia di rimettersi in corsa. Con nuovi impianti, quelli che mancano ( anche al nostro calcio. Per ritornare a cantare in Europa.

 

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