Cronaca ( non solo) di sport. I dolori della ‘rossa’. Via Domenicali arriva Ferracci: cosa cambia?

Cronaca ( non solo) di sport. I dolori della ‘rossa’. Via Domenicali arriva Ferracci: cosa cambia?
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LA CRONACA DAL DIVANO. Qualcosa sta cambiando. Le inglesi, ad esempio, non corrono più con l’intensità d’un tempo e vengono surclassate ( il Chelsea ci appare  solo una curiosa eccezione, legata soprattutto al carisma del suo allenatore); mentre, le spagnole continuano a dominare in lungo e in largo. Poco importa se, in campionato devono lottare per la retrocessione o le posizioni di centro, perchè  come sentono aria d’Europa volano. L’impresa dell’Atletico è ammirevole ma anche stupefacente.
Anche le tedesche declinano, se si fa l’eccezione del panzer Bayern, lui, sì, sempre pronto, sempre all’altezza del suo ruolo ormai centenario. Come dire che contano i soldi, conta l’allenatore ( Guardiola), contano i giocatori, ma conta alla fin dei conti ( soprattutto ) il blasone.  Che, tuttavia, in assenza di veri controlli finanziari e antidoping, stenta in molti  casi a confermarsi. Con la conseguenza di vedere accrescere le difficoltà nelle squadre storiche che partecipano ai vari campionati.  E questo pare vero sopratutto per le italiane. Milan, Inter e perfino Jve in testa. Che un po’ per danari, un po’ per gioco ( talvolta) da pensionati, non ce la fanno più ad imporre una sapienza tattica e tecnica che ha fatto la storia di questo sport.
L’Atletico del Cholo è un  po’ come il Borussia D dell’anno scorso. Due squadre prodigio, che sembrano emerse dal paiolo magico del druido bretone tanto caro a Coscinny – Uderzo. E tuttavia non favorite, perchè al vertice ci stanno sempre quelle col sangue blu: il Real ( alla ricerca ossessiva) della X Coppa e il Bayern. L’addio del Barca, in questo contesto, è un po’ come la liquidazione di una raffinata e intricata filosofia di gioco che poteva rendere solo se le gambe dei protagonisti in campo avessero potuto mantenere i ritmi vorticosi del passato. I ritmi, già, quelli ereditati, oggi, da altri. Di sangue borghese, magari straniero, ma non ancora in grado di sostenere progetti che ( al momento) restano solo sulla carta. O meglio, impresse  sulla torrida sabbia o nella gelida steppa.

In Italia, no, non c’è problema. Lo scudetto, il terzo di fila, è ormai della Giovin Signora. Eppure, stando alle sensazioni, c’è nell’aria la paura di un rovesciamento di posizioni. La Roma ci spera. Mezza Italia pure. Non più il Napoli, ormai lontano. La Roma di Garcia, infatti, rimasta ad otto punti dalla prima, conta in queste ultime cinque  partite per realizzare un miracolo. Possibile? Beh, più o meno, come tutti i miracoli: sennò perchè verrebbero chiamati miracoli? Per la Giovin Signora c’è anche l’obiettivo dell’Europa League, con finale a Torino.

IL MILAN IN RIPRESA.  Risalgono Inter e Milan. L’Inter ( con due  gol di Icardi su quattro) s’è sbarazzata della Samp; il Milan, stentando, del Catania. Dire che il Diavolo sia in ripresa si può, ma con juicio. Perchè, in realtà, il gioco non è dei migliori, e anche se gli interpreti hanno ritrovato personalità e gruppo, non è che siamo alla follia. Clarence, ancora, rischia: dicono che se non centrerà l’Europa darà l’addio. Non ci crediamo. Anche perchè lì non è solo problema di gioco ma, soprattutto, di organico.

LA QUESTIONE FERRARI. L’ironia emiliana di Leo Turrini, su Sky, è l’unica panacea possibile per lenire le ambasce della ‘rossa’. Che è stata abbandonata dal suo team principal, Domenicali, quasi un quarto di secolo in Ferrari, e ultimamente responsabile della gestione ( e scelta) uomini della scuderia. L’auto, anche davanti ad una rivoluzione annunciata, non ha saputo ( ancora) trovare quella creatività capace d’intingere ancora una volta di leggenda ogni sua prestazione.
Domenicali, forse, in quellospeciale contesto da lui profondamente amato, ha avuto l’unica colpa di risultare solo e soltanto un ‘ bravo tecnico’, un ‘bravo manager‘, un ‘bravo ragazzo‘. Bravo, sì, ma non geniale, come devono essere invece gli uomini del Cavallino. Dal primo impiegato, tecnico e progettista che sia,  fin all’ultimo meccanico.In quella scuderia colorata di rosso fuoco si parla d’eccellenze, non d’ordinaria amministrazione. Com’è capitato, purtroppo,ultimamente,  in tante occasioni. Compreso il mondiale  strappato con molta faciloneria ad Alonso e regalato a Vettel, e che nessuno (  non solo della ‘rossa‘) dimenticherà mai.

Il nuovo team principal della Ferrari è stato individuato in Marco Mattiacci, attuale presidente e amministratore delegato di Ferrari North America. Mattiacci, 43 anni, romano, sposato, ha tre figli ed è in Ferrari dal 2001. Dal 2002 si è occupato delle attività legate al marchio in Nordamerica, dal 2007 al 2009 ha lavorato in estremo oriente, in Giappone e poi in Cina dove ha seguito il lancio Ferrari. Dal 2010 è ad di Ferrari North America, mercato fondamentale per l’azienda, seguendo lo sviluppo delle Corse Clienti, favorendo la crescita del Ferrari Challenge North America e assistendo i clienti nelle competizioni Endurance. Dicono abbia una spiccata tendenza alla mediazione. Vedremo se basterà, perchè non è solo di quella che necessita la ‘rossa’. 

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