Cronaca ( non solo) di sport. Juve verso il record. Conte verso l’addio. La Ferrari quanto un taxi urbano.

Cronaca ( non solo) di sport. Juve verso il record. Conte verso l’addio. La Ferrari quanto un taxi urbano.
Cronaca ( non solo) di sport. Juve verso il record. Conte verso l'addio. La Ferrari quanto un taxi urbano.

LA CRONACA DAL DIVANO. Juve verso il record ( oltre 100 punti) ma Conte verso l’addio, Milan fuori dall’Europa, miracolo Toro, Ferrari formato taxi, altre del secondo week end di sport di maggio. Procediamo con ordine. O meglio, col nostro ordine, quello di chi guarda lo sport con occhi liberi da condizionamenti ( esterni) vari.

JUVE VERSO IL RECORD E L’ADDIO DI CONTE. All’ultimo, un bel gol di Osvaldo, ha portato la Signora a quota 99 punti, praticamente ad un nulla dal valicare la mitica vetta dei 100 punti, che in ogni caso sarebbero un record strepitoso. La Signora, nella circostanza, s’è sbarazzata della avversaria più tenace, la Roma, in un Olimpico ancora pieno, di gente ma anche di sogni e di progetti. Mister Pallotta, infatti, sbarcato dall’America, ha confermato in un sol botto Garcia e Pjanic. Il che non è poco, anche se sul tavolo dei giallorossi  restano altri ( indispensabili) acquisti e, soprattutto, la realizzazione in tempi decenti del nuovo ( indispensabile) impianto sportivo.

Allora: Conte, il terribile Conte Dracula, se ne va o resta? I tanti commentatori, in proposito, non sembrano avere molti dubbi: se ne va. Dove? Ancora non è dato a sapere, ma il passo dovrà essere molto ponderato, perchè di società come la Signora non ce ne sono tante in giro per il Mondo. Anzi, sotto certi aspetti, gestionale e di programma, se non è la società più ‘affidabile’ e con la ‘ migliore prospettiva‘ sul Vecchio Continente poco ci manca. Certo, presso altri lidi, luccicano i dobloni portati in Europa dai ‘ nuovi ‘pirati’ della finanza; allettanti, certo, ma potenzialmente anche illusori. E comunque la grande storia del calcio è stata scritta da una manciata di società, e tra queste la Juve, per cui avventurarsi Altrove è come andare alla caccia dell’Eldorado.
Con qualche possibile successo, ma anche con tanti probabili insuccessi. Stiamo giusto tenendo sott’occhio in questi giorni alcuni nostri ‘ rappresentanti‘ , tipo Spalletti nella steppa, Mancio sul Bosforo, Ranieri al Monaco e Carletto al Real. Spalletti, se non erriamo, è già tornato libero; così quanto Ranieri; Mancio sta ( con espressione marinara) sulla schiena del burattello; mentre il nostro Carletto si può ‘ salvare’ solo con la Decima, anche perchè domenica ha perso la Liga 2014.La vita in casa dei due Panda spagnoli, ci sa tanto, che non sia quella ( attentamente) divulgata dai media. Colà o si vince ( in un certo modo) o si sloggia ( anche brutalmente).
A Carletto, ad esempio, nonostante la sonante lezione inferta dal nostro al grande Bayern, pochi sono stati per lui i riconoscimenti mediatici e pubblici. Evidentemente, anche colà, non è tutto oro quel che riluce. Ponderi, quindi, molto attentamente i suoi passi, il Conte Dracula, che qui ha iniziato a scrivere una grande storia, la quale ( per fretta o per qualche invitante miraggio  ) rischia di concludersi a metà cammino. E non sarebbe un peccato?

Campionati esteri. Flash: il City s’è aggiudicato per la quarta volta in oltre un secolo la Premier; mentre in Liga tutto è rinviato alla prossima gara Barca-Atletico, con i madrileni in  vantaggio di 3 punti.  Del Bayern e del Psg abbiamo già detto. Entrambi hanno vinto ( in perfetta solitudine) i rispettivi tornei.

IL MILAN DEL CAOS. E così, come volevasi dimostrare, il Milan ce l’ha fatta a restare fuori di casa, o anche, d’Europa. La liquidazione Allegri ( che ci poteva anche stare dopo il 4-0 col Sassuolo, ieri salvo grazie anche ai tre punti elargiti loro dai rossoneri) , l’assunzione affrettata di Clarence e le diatribe più o meno celate in habitat milanista non più adeguatamente governate dal patron ormai avviato a tutt’altra conclusione, hanno prodotto quel che tutti temevano. Il Diavolo non fa più paura a nessuno, tanto che anche l’umile ma combattiva Atalanta può permettersi di beffeggiarlo, allo scadere, con un gol che dovrebbe insegnare qualcosa a qualcuno in casa rossonera.
E comunque, Clarence a parte, la squadra da tutta l’impressione di dovere essere rifondata. Per quanto riguarda il nuovo mister non ci sembra Inzaghi ( troppo serioso e troppo inesperto) la soluzione ad hoc; piuttosto ci guarderemmo intorno, tra ex milanisti, tipo Donadoni, o uomini che  Campionato ed Europa li hanno bazzicati, tipo Spalletti o simili. Sul parco giocatori, invece, non batteremmo ciglio se Raiola portasse il Balo da qualche altra parte, mentre applaudiremmo se si trovassero un paio di difensori di livello e anche di centrocampisti.
Sulle punte opteremmo sui giovani, come al Saha e altri ragazzotti similari finora appena messi in vetrina e che hanno mostrato invece  il fisico giusto per sgomitare ( insieme al Pazzo) in campionato, visto che sarà solo il campionato lo spazio concesso il prossimo anno.  Altro non ci sembra di aggiungere. Avevamo sperato in una spedizione positiva di Barbara ad Oriente. Purtroppo  anche da là arrivano in questa fase solo dei flop. Eppure, qualche strada nuova va cercata. Sennò, chiedono tanti tifosi del Diavolo, meglio vendere piuttosto che vegetare, come avrebbe fatto Moratti con l’ indebitata Inter.

LA NAZIONALE DI PRANDELLI. Il discorso su balo fatto per il Milan vale anche per la Nazionale. Anche se qui non sarà Raiola a decidere ma Prandelli. Il ragazzo, non è maturato. Resta un buon gliocatore, ma nulla più. Con l’incognita d’un carattere imprevedibile. non sarà allora più opportuno puntare sugli altri giovani, magari più inesperti, ma certo più rabbiosi del Mario nazionale?  Seguiremo le ambasce del buon Prandelli, relegato da Blatter nell’angolo più remoto ed umido del Pianeta.

IL GIRO D’IRLANDA. La storia del Giro è quanto di meglio ha saputo scrivere lo sport italiano. La sua ormai ultracentenaria parabola ha visto infatti susseguirsi atleti, storie, vicende, dai significati diversi e tutti importanti. Qui sono cresciuti Gira, Binda, Bartali, Coppi, Nencini, Gimondi, Moser, Saronni,  il Pirata, pedalatori unici, che solo una complessata opera divulgativa non ha saputo trasformare in una icona agonistica universale, tipo il calcio per il Brasile, oppure il fondo/mezzofondo per i corridori degli Altipiani, o la velocità per le frecce dei Caraibi. E tuttavia, il Giro, nella verde Irlanda, tra messaggi di pace e di vivace agonismo, ha ricevuto una accoglienza regale. Adeguata. Da grande corsa a tappe, certo  più difficile, varia e suggestiva dell’omologo Tour de France, per contro  più commercializzato, più dotato di risorse, più scintillante,  anche grazie alla insistente e gratuita ‘ valorizzazione’  dei nostri esterofili.
Al momento, in cronaca, sono spuntati un canadese ( il primo con una maglia rosa addosso) e un tedesco, Kittel, a segno già due volte. Dopo il lunedì di riposo, la corsa (ri) approda in Italia, per la terza tappa: Giovinazzo-Bari ( 112 chilometri). Poi il Giro s’addentrerà a Sud, prima della Frosinone-Foligno ( 16/5) e Foligno-Montecopiolo (17/5).

LA ROSSA COME UN TAXI. Pensare che la ‘rossa’ si sia trasformata in un taxi fa sanguinare il cuore. Nostrano e non soltanto. Perchè la ‘rossa’ ha amanti in ogni angolo del Pianeta. Il problema qui è come sia potuto accadere ciò. D’accordo sugli ( imponenti) investimenti Mercedes, d’accordo che qualche ‘ omatrino’ non abbia reso come ci si aspettava, d’accordo che qualche errore fa parte del gioco, ma vedere quella macchina disegnata con l’inchiostro del mito andare quanto un taxi urbano fa urlare di rabbia. In Spagna, le Mercedes, ovvero le frecce d’argento, hanno fatto quel che volevano: primo Hamilton, giustamente, secondo Rosberg, ancora in fase di apprendistato; dietro a loro perfino un rinato Vettel, che ha preceduto Kimmi e Fernando, distrutti, avviliti, dopo il traguardo.

Se n’è andato Domenicali, non è che siano anche altri ( Montezemolo compreso) a doverlo raggiungere? A volte è meglio tagliare, che incancrenire.

 

 

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