Cronaca ( non solo) di calcio. Germania uber alles. Messi e CR7 non special. Italia, prova Costa Rica.

Cronaca ( non solo) di calcio. Germania uber alles. Messi e CR7 non special. Italia, prova Costa Rica.
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LA CRONACA DAL DIVANO ( MONDIALE). Quando uno vuol bene alla  casa che sta andando in malora, qualche critica ( costruttiva) se la concede, ma solo con il fine di salvarla o di riportarla in auge. Qui da noi, invece, in questi tempi da tregenda, si è costretti ad ascoltare sul nostro Paese ( e, a scalare, sulle cose che si fanno) critiche e oracoli d’ogni genere senza che questi abbiano un briciolo di positività. Soprattutto gli anfratti radio televisivi e mediatici in genere son ricolmi di maghi e aruspici che sparano a destra e a manca senza il minimo avvertimento su  quanto essi provocano.

IN CRISI. Il nostro Paese, il nostro sport, il nostro calcio. Quest’ultimo,  è da qualche anno a questa parte ‘ in crisi‘. Crisi di danari, crisi di impianti, crisi di dirigenti, crisi di pubblico, crisi ( perfino) di cultura sportiva che ( secondo soprattutto la diffusa genia degli esterofili ) non è per nulla in linea con quelle d’altri  più emancipati Paesi. Roba da tregenda, si diceva. E qui, sinceramente, ci può stare tutto. Che ci siano calati i danari infatti  lo constatiamo dai piagnistei giornalieri; che ci manchino nuovi impianti non abbiamo bisogno di documentazione ulteriore; che la gente preferisca  ( quando può) il mare allo stadio non c’è bisogno di sondaggisti per confermare il trend; che promuovere qualche step culturale rispetto alle culture riformate ( anche se con qualche distinguo) potrebbe essere anche auspicabile. Il problema però è che, in queste circostanze, con uno stato di crisi manifesto, non ci si può abbandonare alle bizze del vento. Dobbiamo rimboccarci le maniche. Dobbiamo invertire le tendenze. Dobbiamo risalire. E se vogliamo bene ( davvero) alla casa nostra, dobbiamo  ( non piagnucolare rassegnati)  ma darci da fare.

Ad esempio, c’è un calciomercato ormai preda di  spendaccioni ( non controllati) di esotica provenienza ai quali l’Europa liberale ha aperto porte e finestre con  slancio che a definire gioioso è poco?  Ci sono situazioni sospette? Perchè non andiamo a porle sotto controllo?  L’Inghilterra, che del suo calcio non possiede ormai manco più i calzoncini dei suoi giocatori, spende; la Spagna, tiraneggiata da due Panda che assorbono pe la gran parte le poche risorse che piovono sul Paese, spende; la Germania, dalla gestione virtuosa, spende; e perfino la Francia, che ha accolto uno o due novelli conti di Montecristo, spende. Insomma, spendono tutti, e più di noi. Con esborsi fantasmagorici di danaro.
Ad un’ala destinano 100 milioni di euro, ad  un attaccante 120 etc. Proposte ‘ indecenti‘ ( come le chiamano i nostri esterofili) che fanno traballare i nostri miseri club. Compreso quelli storici; quelli che, se accorpati, possono vantare tanti trofei quanti nessun altri. Ma ai quali, in pratica, non è ormai concesso altro che qualche giovane Podga in culla, pronto solo ad essere ceduto.
E pazienza se a strapparlo dalla culla nostrana sia un Real, un Barca o uno United, club magari indebitati fino al collo ma  dal sangue nobile,  perchè la beffa è che a portartelo via  sono club   ‘ fino a ieri sconosciuti, o quasi’ come il Psg, il City o il Monaco. Club fuori norma. Club fuorilegge.  La prospettiva è che, con questo trend, nel giro di qualche anno, l’ex campionato più bello ( e difficile) del Mondo, possa diventare un nido dell’infanzia calcistica, o poco più. Prospettiva allettante. Da coltivare. Quale  occasione preziosa di crescita. O, nella peggiore delle ipotesi,  di salvamento. Morale: ci salveremmo, per i nostri strateghi e aruspici, levando il sedere nostro al cielo. Rassegnati e felici che qualcuno ce lo venga a chiedere.

LA NOSTRA CASA. Don Abbondio all’annuncio dell’arrivo dei Lanzichenecchi,  ha iniziato a piagnucolare. Ma lui era un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.

CHE FARE?  Che fare? Poche e semplici cose: darsi ( a prescindere dal risultato al Mondiale ) un altro governo del calcio (  degli Abete ne abbiamo abbastanza), iniziare a costruire ( velocemente) nuovi impianti ( se Roma e Milan ce la facessero, infatti, la svolta risulterebbe esemplare), costringere monsieur Platini ( piemontese trapiantato in Francia) a far rispettare ( per davvero) il fair play finanziario.  Gli ultimi ammorbidimenti, ad esempio, in favore di Psg e City, sono la conferma di una sceneggiata  da commedia dell’arte in corso. Che non  va consentita, solo perchè Monsieur è simpatico. I club europei , soprattutto quelli spendaccioni, devo spendere secondo quanto incassano. Per dare fondamento al calcio. E basta.
Il nostro Milan, che dichiara 245 milioni e la Juve qualcosina in più,  e comunque con divario non abissale rispetto alle altre (  Real, Barca e United a parte),  non può andare a caccia solo di saldi di fine stagione mentre, a contraltare,  le avversarie vecchie e nuove, possono spendere e spandere, consentendosi ( impunemente ) stipendi da mille e una notte.

Qui c’è qualcosa che non torna. Nei conti. Nell’applicazione delle norme. Nello ( sperpero ) delle risorse. Nella imbelle e cinica accettazione di situazioni anomale. Anche quelle  in voga in  una Europa che non ha a cuore l’Europa. Molti nostri esterofili, ad esempio, quando sentono che Higuain va a fare la riserva di lusso al Barca o che Podgba può passare ad una francese di seconda o terza fascia europea, invece di chiedere se i passaggi sono leciti o meno, esultano. Felici. Illuminati dai riflessi dorati ( e desiderati) che imprimono sulle fronti loro i danari ( veri o presunti ) altrui.
Esultano per la nostra progressiva marginalizzazione. Gli annunci sono festosi: ” Cerci passerà in Premier, lasciando così il Toro e la nostra serie A”. Bene, e che a Cerci vadano dietro Immobile, De Sciglio, Balotelli, Podgba, Quadrado, Higuain etc etc. Svuotiamo pure la nostra serie A.  Roba da auspicare, perchè così almeno si svuoteranno ancor di più quegli stadi obsoleti, quei studi televisivi, quelle redazioni dei giornali e così via, che non far altro che parlare di danaro. Abbagliati dalle ‘proposte indecenti’ di qualche immorale spendaccione dell’Altrove.

IL MONDIALE. Dalle chiacchiere ai fatti. Che, per noi, così bistrattati, non sono male. L’ Italietta del buon Prandelli s’è fatta fuori ( 2-1) l’Inghilterra dei maestri. Come sempre mettendo in vetrina sorprese a non finire. Un buon portiere, Sirigu, un buon difensore, Darmian, un buon centrocampista, Pirlo, un buon attaccante, Balotelli. Che chiedere di più al bizzoso Eupalla? Adesso ci aspetta la Costa Rica, sorpresa del girone dopo la vittoria ( 2-1) sulla Celeste. Dicono sia una squadra fisica, compatta, con qualche individualità in attacco da non sottovalutare. Ma se dovessimo raggranellare anche quei tre punti il gioco sarebbe fatto: oltre, poi, ci aspetterebbero ( prevedibilmente) Columbia o Costa d’Avorio ( ottavi) e Olanda ( quarti).
Intanto sono scese in campo due papabili : Argentina e Germania. La prima, con Messi, il suo Messia, che però ( come al solito) con la maglia bianco celeste lascia sempre un poco perplessi. Ha segnato, è vero, ma non è parso quel faro lucente che i fratelli sudamericani sognano dai tempi di Maradona. Inoltre, l’Argentina, non appare impenetrabile tra centrocampo e difesa.
Discorso diverso, invece, suggerisce la prova della Germania, che s’è ripresentata quadrata e pugnace come l’avevamo lasciata. Il Portogallo, di CR7, secondo fenomeno mediatico dei giorni nostri, non è praticamente mai stato in partita.

A questo punto, e sempre col permesso di Eupalla, la Germania sembra avere un solo grosso  problema: quello di trovarsi di fronte ( ai quarti) i padroni di casa. Ovvero quel Brazil odierno che, nonostante gli strombazzamenti su Neymar , terzo fenomeno mediatico dei giorni nostri, non offre le certezze dei suoi mitici predecessori.
Quelli che hanno fatto innamorare di calcio intere generazioni.  Unico punto a vantaggio dei verdeoro ci sembra ( paradossalmente) la critica situazione pubblica  del Paese. Una uscita anticipata ( e magari frustrante ) della squadra di casa, infatti, quali reazioni potrebbe scatenare  in chi contesta ( da anni)  l’assegnazione del Mondiale ad un Paese alle prese con urgenze economiche e sociali di primaria importanza? Certo è che, chi scenderà in campo, profumatamente pagato, queste situazioni, non potrà ( assolutamente)  ignorarle.

GIRONE A: Brasile-Croazia 3-1; Messico-Camerun 1-0.
GIRONE B Spagna-Olanda 1-5; Cile-Australia 2-1.
GIRONE C: Colombia-Grecia 2-0; Costa d’Avorio-Giappone 2-1.
GIRONE D: Uruguay-Costa Rica 1-2; Inghilterra-Italia 1-2.
GIRONE E: Svizzera-Equador 2-1; Francia-Honduras 2-0.
GIRONE F: Argentina – Bosnia 2-1; Iran-Nigeria 0-0.
GIRONE G: Germania-Portogallo 4-0; Ghana-Stati Uniti 1-2.

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