Notizie ( non solo) di sport. Italia imbelle e svuotata, ora alla ricerca della ‘partita della vita’.

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LA CRONACA DAL DIVANO ( MONDIALE). Altra tappa dolorosa per la ‘rossa’, giunta quinta al GP Austria, nell’ordine, dietro a Rosberg ( il  vincitore mai messo in discussione), Hamilton ( piuttosto  nervoso), Bottas ( la sorpresa, al primo podio in carriera), Massa ( ancora bravo dopo la pole) e il nostro Fernando, che ha fatto di tuttoi per rimontare l’ex compagno di scudria passato alla Williams.

Nella sostanza, Mercedes sempre più sole nella classifica costruttori e Rosberg davanti ad Hamilton, con 165 contro 135 punti.

Alonso, alla vigilia della gara nella verde Austria, aveva detto che la ‘rossa‘ era sula strada della guarigione. E, in effetti, il distacco finale, rapportato ai distacchi precedenti, rende giustizia alla previsione.
La Ferrari, ancora una volta affidabile, ha colmato in gran parte il gap di svantaggio dalle ‘ frecce d’argento’. E se riuscissi a fare ancora qualche passetto in avanti  ci potrebbe essere l’occasione, magari a fine stagione, di rinverdire i mitici duelli tra auto tedesche e italiane anteguerra. Male è andata la Red Bull, soprattutto quella di Vettel fermata già ai primi giri; malino è andata la Ferrari di Raikkonen, passato ormai alla gloriosa categoria tassisti.

IL MUNDIAL PIU’ MUNDIAL. Il pallone, dicevano i vecchi praticanti, è bello perchè imprevedibile. E in effetti chi si aspettava una Germania tanto in difficoltà di fronte ad un Ghana che aveva perso all’esordio contro gli Usa? Eppure così è stato, e se non ci fosse stato quel vecchietto di Klose gli Uber alles avrebbero sentito l’amaro sapore della sconfitta. Anche i bianco celesti del (presunto) extraterrestre hanno patito. Se all’Iran,  Eupalla il solito dio bizzoso, avesse concesso  più credito, a bere nel calice amaro della sconfitta sarebbe toccato anche all’Argentina.
Quando Messi ha messo in rete il gol della vittoria argentina ( 1-0) il cronista è esploso in un delirante grido di vittoria. Evidentemente, qui, più che a prendere atto di quel che accade in campo, si parteggia. Cercando forse di promuovere più che di analizzare. Che Messi, infatti, sia un ottimo giocatore anche fuori dell’habitat naturale del Barca, può essere, anche se tutto è da dimostrare. Ma parlare di fenomeni, di extra terrestri, di prodigi e miracoli, ci sembra più materia da marketing ( e in un certo senso anche da psicoanalisi) che di calcio.
Perchè in questo sport, che di anni ne ha compiuti, di ‘ fenomeni’ se ne sono visti. E chi per li ha visti non è tanto facile passarli in cavalleria solo perchè, al presente, c’è qualcuno che in un mare magnun di mediocrità tecnica e creativa  risolve ( a fatica) qualche incontro.

I NOSTRI FENOMENI. Anche l’Italia vanta i suoi ‘fenomeni’. Alcuni veri (  Pirlo) altri presunti ( Balotelli). Che Pirlo sappia giocare sul rettangolo verde con un pallone lo capiscono anche i neonati. A nostro avviso, se c’è un fenomeno autentico, quello è proprio lui. La palla che ha passato al fenomeno presunto, ad esempio, nel corso della gara con la Costa Rica, doveva essere soltanto comodamente depositata in rete. Il fenomeno presunto l’ha invece maldestramente sprecata, lasciandoci qui con le nostre solite ambasce.

Se avessimo strappato almeno il pari contro una squadra che ai Mondiali aveva fatto solo qualche comparsa, non staremmo qui a lambiccarci il cervello ( e l’anima) alla ricerca della prestazione della vita. In questo contesto ci hanno deluso un pò tutti ( Pirlo a parte): Buffon ( non poteva pazientare un turno in più e lasciare  spazio al bravo Sirigu?), Chiellini ( alla conferma di  re degli strafalcioni), Motta ( irriconoscibile, peccato), Cassano ( ma che ci faceva in campo, visto che cinque minuti dopo l’entrata già boccheggiava?),  Abate ( ma chi lo sponsorizza a costui, visto che non sa fare nè la difesa nè l’attacco?) etc etc.
Per finire con la gloria nostra, quel ragazzo fragile che un giorno t’illude e gli altri due ti delude. E questo non solo per scarso impegno o per facile nervosismo, ma per scarsa tecnica. Il controllo e il pallonetto nell’azione clou son chiare indicazioni di inadeguato controllo del pallone. Un professore attento lo avrebbe sicuramente bocciato. Anche la seconda palla clou del match è stata una chiara indicazione di inadeguata capacità di indirizzare la palla ( non addosso al portiere)  ma dove il portiere ( presumibilmente) fatica ad arrivare.

E chiudiamo con il buon Prandelli. Entrato in campo con gli occhi allucinati, e poi via via sempre più incapace a trovare soluzioni. La interminabile  fila di inutili cambi non ha fatto altro che manifestare una confusione di fondo che non avremmo mai voluto vedere. Inoltre, non si capisce proprio perchè abbia fatto entrare tutti fuorchè Immobile ( magari mettendolo a fianco di Insigne e togliendo l’insignificante Balotelli).  A questo punto, qualche commentatore da salotto tivù, direbbe che nella critica passiamo dalle stelle alle stalle.

Osanniamo nel giorno della vittoria, deprechiamo in quello della sconfitta. Sbagliato. Perchè qui non siamo costretti a ‘ dire cose che altri vogliono ascoltare’; qui, parliamo come acqua che sgorga dalla fonte. Nel caso di sconfitta, con dolore o rammarico; nel caso di vittoria, con gioia e lucidità ( magari non sempre infallibile). Non abbiamo infatti nè padri nè padroni.
Vedere una squadra deputata alla Penta Coppa piegare imbellamente le ginocchia com’è stato contro la Cenerentola di turno fa male. Un male senza ragione. Umana e calcistica. Giusta la battuta della regina d’Inghilterra: ” E io dovrei dare un bacio ad uno così?”.

IL GIRONE DELL’ITALIA. La Costa Rica corona il suo incredibile sogno e si qualifica ( 6 punti, con una partita da giocare contro l’Inghilterra, eliminata); l’Uruguay di Luis Suarez ci aspetta per farci vergognare ti tanta imbelle faciloneria: veramente, con 3 punti a testa, a noi, per quoziente reti, ci basterebbe anche un pareggio per trasbordare. Si dice, caso fosse, contro la Colombia.

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