Cesena. Emergenza profughi: per accoglierli il Comune ha tracciato la mappa dei posti disponibili.

Cesena. Emergenza profughi: per accoglierli il Comune ha tracciato la mappa dei posti disponibili.
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CESENA. Emergenza profughi: anche il Comune di Cesena è pronto a fare la sua parte. Rispondendo alle richieste arrivate dal Ministero dell’Interno, l’Amministrazione comunale ha individuato alcune soluzioni, in collaborazione con l’Asp Cesena Valle Savio e le strutture non profit del territorio, per accogliere una quindicina di uomini profughi e altrettante donne e bambini.

Per l’accoglienza degli uomini si pensa di utilizzare i locali dell’ex Roverella (dove sono già presenti 6 profughi e sono disponibili altri 5 posti) e l’ex scuola di Oriola, che era già stata utilizzata con questa finalità dal 2011 al 2013; qui i posti disponibili sono 10. Per donne e bambini, invece, si ricorrerà a una decina di posti disponibili in alcune strutture non profit del Distretto Cesena-Valle del Savio, che hanno già svolto esperienze analoghe, mentre ulteriori quattro posti saranno individuati in strutture analoghe dei territori limitrofi.
A comunicarlo sono il sindaco Paolo Lucchi e l’assessore Simona Benedetti in una lettera inviata  ai capigruppo consiliari, nella quale fanno il punto della situazione su questo tema, indicando anche quello che è stato fatto finora (nel solo 2014 sono stati ospitate 65 persone più due famiglie complete) e sottolineando, da un lato, come la presenza delle persone finora accolte, pur talora accompagnata dalla preoccupazione dei residenti, non abbia mai creato problemi di ordine pubblico, e dall’altro, i costi siano a carico del Ministero.

Di seguito il testo della lettera

” Cari colleghi,

si perpetua, con evidente tendenza all’intensificazione, il dramma di migliaia di bambini, donne e uomini che attraversano il Canale di Sicilia in condizioni disperate per raggiungere le coste italiane con la speranza di riuscire a costruire una qualche forma di futuro. Fuggono da guerre civili dilanianti: Siria, Eritrea, Sudan, Somalia, Mali, Egitto, Libia per citarne alcune, ma anche da fame, carestie spesso accompagnate da catastrofi ambientali come quelle che si stanno vivendo in Nigeria nel delta del fiume Niger o a seguito del graduale ritiro delle acque del lago Ciad, altri mossi dalla necessità di trovare un contesto democratico nel quale progettare la vita della propria famiglia (Senegal, Pakistan, Tunisia, Marocco).

Un’emergenza senza precedenti iniziata nel 2011 con l’esplosione della cosiddetta “primavera araba”, che ha portato con continuità sul suolo italiano circa 160.000 persone (nel 2011 63mila migranti, l’anno successivo 13mila, nel 2013 43mila e già quasi 40mila nel 2014). L’Italia è considerata la porta verso i paesi del nord Europa che restano comunque la meta prioritaria. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 31 dicembre del 2013 e vedono in cima alla lista la Germania con 127 mila presenze, seguita da Francia (65 mila) e Svezia (54 mila).

Con 28 mila richiedenti asilo, l’Italia si colloca al quinto posto dietro al Regno Unito. Dei 28 mila richiedenti asilo presenti in Italia nel 2013, circa 3.500 (12,8%) provengono dalla Nigeria. Tra le nazionalità più rappresentate, troviamo anche il Pakistan (11,8%) e la Somalia (10,3%). Nel complesso dell’Unione Europea il numero di presenze di profughi è aumentato, raddoppiando dal 2008 al 2013 (da 226 mila a 435 mila). Nell’ultimo anno, in particolare, l’aumento è stato del 29,5%. Nel nostro Paese il numero di richiedenti ha subito un andamento incostante.

Il nostro paese sta gestendo questa emergenza optando per un sistema di “governance multilivello” che fa leva su interventi decentrati e integrati che vedono protagonisti gli Enti Locali e le organizzazioni del Terzo Settore, mettendo in moto reti territoriali che consentono un dialogo tra centro e periferia e tra istituzioni pubbliche e attori privati e – quando opportunamente attivato – massimizza la possibilità di concreta integrazione nelle comunità locali, lasciando al contempo la possibilità di andarsene in altri paesi europei a coloro – la maggioranza – che non vedono l’Italia come contesto dove costruire una nuova vita. Attualmente tale sistema è sostenuto e coordinato dallo Stato – nello specifico dal Ministero dell’Interno – mediante due distinte direttrici organizzative:

1. Il sistema storico di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (denominato “SPRAR”) che gestisce l’afflusso “ordinario”, puntando fermamente sull’integrazione ed offrendo specifiche garanzie di inserimento nel tessuto socio-economico del nostro paese;

2. Il sistema di gestione dell’attuale emergenza coordinato dalle Prefetture ed orientato prevalentemente alla organizzazione e alla distribuzione della prima accoglienza sui territori. Anche Cesena, coerentemente con la propria storia e la propria identità di città solidale ed accogliente, sta da tempo facendo la sua parte.

I. Che cosa si è fatto e che cosa si sta facendo

- nell’ambito del citato sistema SPRAR, con la copertura economica del Ministero dell’Interno, dal 2001 il Comune di Cesena ha offerto ospitalità e promosso l’integrazione sul proprio territorio a 25 famiglie di profughi (molte di esse con bambini) e dalla fine del 2013 ha esteso analoga forma di accoglienza anche agli uomini soli (dal mese di gennaio 2014 ad oggi sono stati accolti 9 profughi);

- tra il 2011 e il 2013 sono stati complessivamente accolti 36 profughi nell’ambito della gestione della prima “emergenza Nord Africa”, inizialmente con la copertura economica della Protezione Civile regionale, poi del Ministero dell’Interno mediante le Prefetture. Nel 2014 sono stati accolti in emergenza 6 uomini soli attualmente ancora collocati presso il complesso ex Roverella; Anche alcuni soggetti privati, attivi nel Distretto Cesena-Valle del Savio in attività non-profit, hanno fatto la loro parte per contribuire alla gestione dell’emergenza:

- la Comunità “Il Flauto Magico” di Cesena tra il 2011 e il 2013 ha accolto 3 profughi minori stranieri con la copertura economica della Protezione Civile regionale;

- la Caritas diocesana, attraverso le strutture dell’Ass.ne Mater Caritatis, dal 2011 ad oggi ha contribuito all’accoglienza occasionale di alcuni profughi;

- la Comunità “Grazia e Pace”, nelle proprie strutture di Cesena, nel 2014 ha accolto con la copertura economica del Ministero dell’Interno mediante le Prefetture 4 donne profughe;

- la Comunità “Il Sorriso” di Montiano nel 2014 ha accolto con la copertura economica del Ministero dell’Interno mediante le Prefetture 7 donne profughe;

- la Cooperativa Sociale “Le Querce” nella propria struttura di Alfero (Verghereto) ha accolto nel 2014 con la copertura economica del Ministero dell’Interno mediante le Prefetture 39 uomini profughi.

E’ importante rilevare come le accoglienze citate, che per il 2014 assommano per il territorio del Distretto Cesena Valle del Savio a 65 persone + 2 famiglie, pur essendosi in gran parte realizzate in condizioni di emergenza e nonostante il significativo impatto sull’opinione pubblica che in alcuni contesti ha accompagnato l’aiuto concretamente offerto, non abbiano prodotto problemi di ordine pubblico.

II. L’accoglienza nel prossimo futuro. Raccolto il quadro delle disponibilità che il nostro territorio ha effettivamente garantito in questi anni e valutato che l’emergenza degli sbarchi non sta affatto terminando, restiamo consapevoli di come la rete dell’accoglienza di bambini, donne e uomini che raggiungono il nostro Paese in condizioni di profughi, prevalentemente dal nord e centro Africa, ci continui ad indicare di dover assumere un atteggiamento di disponibilità.

Giudicando prioritario continuare a garantire un sistema di accoglienza equilibrato e ben gestito, valutate le continuative richieste del Ministero dell’Interno e il lavoro di coordinamento gestito dalla Prefettura, crediamo possibile organizzare questa attività nel modo seguente: - individuazione di soluzioni adeguate ad incrementare di non più di ulteriori 15 posti la disponibilità all’accoglienza per profughi uomini, mediante il supporto operativo di ASP Cesena Valle del Savio e la collaborazione con la realtà non-profit storicamente attive in tale ambito di intervento. Nello specifico, si pensa di utilizzare per l’accoglienza i locali dell’ex Roverella (disponibilità per massimo ulteriori 5 posti) e della ex scuola di Oriola, già utilizzata con questa finalità dal 2011 al 2013 (massimo 10 posti disponibili); - conferma della disponibilità di ulteriori 11 posti già messi in campo dalle sopracitate strutture non profit abilitate all’accoglienza di donne e bambini ed individuazione di ulteriori 4 posti per analoga tipologia di utenza, estendendo il coinvolgimento di altre strutture abilitate in territori attigui al Distretto Cesena valle del Savio”.

 

 

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