Notizie ( non solo) di sport. Il Conte Dracula, a sorpresa, se ne va. La Juve ora affidata ad Allegri.

Notizie ( non solo) di sport. Il Conte Dracula, a sorpresa, se ne va. La Juve ora affidata ad Allegri.
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LA CRONACA DAL DIVANO. E ci mancava pure lo shock provocato dalle dimissioni del Conte Dracula dalla sua Juve, per rallegrare quest’altra estate italiana. Sì, perchè non avevamo ancora metabolizzato il disastro al Mondiale con fuga a precipizio dei quadri dirigenti del calcio italiano, un po’ come accade all’indomani dell’ 8 settembre 1943, che ci giunge quest’altra mazzata. Nello stile solito, osiam dire, che è quello dello stare sul carro quando conviene e dello scendere quando non conviene. Alla faccia dell’esempio tedesco, fatto di rigide regole, programmazione, duro lavoro nel presente per preparare il futuro, che in molti s’affrettano ( scioccamente)  a proporre.
Che il Conte Dracula abbia avuto delle ragioni per rompere può essere. La sua ambizione lo avrebbe voluto non più solo in vetta al Belpaese ma anche all’Europa. Narrano che avesse suggerito Sanchez e Cuadrado. Ma l’uno e l’altro sono  ( o stanno) per volare  Altrove, dove ( si assicura ) pagano molto meglio. E tuttavia, fanno sapere dall’entourage dell’allenatore leccese, ” non si parli di problemi di mercato” perchè qui è semplicemente maturata ” la consapevolezza di un matrimonio consumato, come succede anche nelle coppie di tutti i giorni”. Frasi vaghe. E soprattutto  occultanti.  E che nel calciese, l’idioma  di nuovo conio parlato da operatori, mediatori, allenatori e soldati di ventura del pallone, abitualmente sottendono qualcosa di molto semplice e di concreto.

Dopo il recente e ‘gelido cinguettio’ ( Stagione 2014-2015: allenatore Antonio Conte) infatti non arrivò la firma sul prolungamento del contratto con la Juve degli Agnelli, che dissero no ad un rinnovo da 5 milioni a stagione fino al 2017. Il rinnovo non avrebbe pareggiato le cifre iperboliche che qualche club europeo elargisce ad allenatori e staff senza controllo alcuno della Uefa. Certo, però, le avrebbe sfiorate, riconoscendo al Conte Dracula ( tra gli altri nella povera Italia) un ambitissimo  status da top mister (  paragonabile )  a quello dei colleghi d’Europa.
Ormai, purtroppo, in un calcio che pensa ad incamerare sempre più soldi, i valori son questi. Pensar male  non è giusto, ma spesso ( come diceva Andreotti) ci si azzecca. Così che le sceneggiate non commuovono più. Proprio qualche giorno fa Riccardinho  Kakà se n’è andato  dal Milan per una sistemazione dal futuro dubbio. Con una prima sosta al Santos  ( sua culla calcistica) e l’approdo ( definitivo) ad Orlando City, in Florida. E’ vero che contento lui ( la sua Carolina e suo babbo) son contenti tutti.
Ma cosa c’entra l’Orlando City col calcio lo sanno solo i Leyte. Fatto è comunque che a Riccardinho è toccato ancora una volta di mettere la mano sul cuore, per (ri) salutare un luogo, una tifoseria, una storia calcistica con pochi eguali al Mondo. Sceneggiata, tra le altre sceneggiate. Sempre meno struggenti, sempre più lontane dal cuore   della gente. E soprattutto da quello incontaminato dei  giovani che erano ( e sono?)   il serbatoio vero da cui questo sport attinge linfa per la sua fortunata sopravvivenza.

IL CONTE DRACULA E L’AZZURRO. Qualcuno soffia che il Conte Dracula sia tentato dalla maglia azzurra. E anche questo sospetto ci potrebbe stare. Mettersi alla guida d’un movimento che meno movimento di così non può essere non crea ambasce. Del resto la storia delle nazionali azzurre è fatta di alti e bassi. Momenti di cui vergognarsi e momenti di cui esaltarsi. E’ noto, inoltre, che gli alemanni attuali dominatori del Mondo, quando vedono azzurro si perdono nelle loro ( impensabili) insicurezze.
Con il Belpaese hanno infatti precedenti storici che faticano ancora a metabolizzare.  Perchè molte volte ( e da tempo immemorabile ) sono stati costretti ad abbandonare  sui ( nostri) campi di battaglia i loro ( spesso folli) sogni di gloria. Sui campi da calcio, poi, devono far sangue per fare risultato con una nazionale azzurra. Ragion per cui, ammesso e non concesso che si possano risolvere altri problemi connessi al nostro movimento, diciamo pure che orientarsi a prendere in mano l’ Italia non è poi una prospettiva priva di stimoli.

Soldi no, perchè l’Italia in questo momento è povera. E le poche risorse che ha preferisce  spenderle in ritrovi come quello  a suo tempo  impegnato in Brasile, con  90 camere disponibili, quando ne bastavano al massimo 50, e con un costo giornaliero intorno ai 370 euro, che se non era un record poco ci mancava. E tuttavia se il Conte Dracula avesse progettato di lasciar la Juve per la Nazionale, con questi tempi e modi, crediamo non tarderà molto a pentirsene. L’Europeo, comunque, se non andiamo errati, già  incombe, fin da settembre, con le prime fatiche.

La Juventus intanto ha comunicato che il nuovo allenatore della Juve sarà Allegri ( due milioni netti a stagione, più bonus).

IL CALCIO MERCATO.  Campionato modesto, calcio mercato modesto. Se galliani invece di versare lacrime qui tra noi le andasse a spargere all’Uefa, costringendola al rispetto del fair play finanziario ( ‘ spendere secondo i ricavi‘), forse, il calcio nostrano, soprattutto quello titolato, potrebbe contenere l’assalto di squadre capitalizzate non si sa come ma disposte a svenarsi.

E comunque: la Juve sotto shock saluta Quagliarella e … pure Iturbe ( Roma). Simone Scuffet, portiere, 18 anni, passa dall’Udinese all’Atletico che gli garantisce 900 mila euro a stagione ( contro i 300 mila attuali). Cifre abbordabili anche per i miserrimi club italiani. Ma tant’è, quando non c’è non c’è. Il nuovo Verona riparte a da Toni e Paulinho. Il sassuolo da Bueno e Vrsaljko.
L’Inter, invece, punta alla prima fascia. Restano Icardi e Ranocchia ( capitano); ha firmato M’Vila. I rossoneri, stregati dalla inesauribile vitalità di Inzaghi, sognano l’impossibile. Intanto il Balo se la prende comoda. La Roma tenta di dar vita ad una formazione Champions, con l’eterno Totti e Cole, che chiama Eto’o. La Lazio s’è rafforzata. Il Napoli ha preso Michu.
E mentre noi armeggiamo con le seconde file, il Real ha messo le mani sul cileno  James, 23 anni, dal Monaco. L’offerta del blancos è 70 milioni più Casemiro. Come faccia il Real spendere  così tanto  lo sanno solo lui ( Florentino) e chi dovrebbe guardargli i bilanci. Ad occhio e croce,  infatti, il Real campione d’Europa assomiglia sempre più ad una macchietta romagnola popolare d’altri tempi sempre piena di debiti e comunque contraria al risparmio. ” Ma chi paga?” le chiedevano, preoccupati,  i creditori. ” Paga Zucchi!” rispondeva la macchietta, beata, con il più bel sorriso di questo mondo.

FESTA GRANDE PER LA GRANDE GERMANIA. Giusto trionfo per gli Uber Alles. Da Berlino a Monaco è stata tutta un’orgia. Con Neuer, Goetze e Muller, sugli scudi. Come si faceva una volta per i capi e gli eroi germanici. Stiamo certi che al prossimo europeo, loro, ci saranno. E senza un goccio di birra in corpo. Sul petto avranno quattro stelle, come l’Italia. Disastrata e avvilita, ma pur sempre pronta a rinascere.  A patto  però che il condottiero sia all’altezza. Sennò saranno la ( giovane) Francia e il ( tosto) Belgio a  creare problemi alla magnifica Bismark, che prima o poi affondata sarà.

IL NIBALI GIALLO. Nel ciclismo che uccide i suoi eroi ( veri o presunti) quel che sta facendo Nibali al Tour de France è entusiasmante. Visto così, da questa prima settimana di corsa, Vincenzo rimanda ai grandi pedalatori italici che hanno conquistato in epoche diverse la ‘ grand boucle‘. Parliamo di Bottecchia, Bartali, Coppi, Nencini, Gimondi, Pantani. Certo, il Tour, ne sa sempre una più del Diavolo. E dare per vinta una corsa che deve affrontare ancora Alpi, Pirenei e una cronometro finale di 45 chilometri non è da sani di mente. Bisognerà aspettare. Bisognerà soffrire.

Sperando che per Nibali non sia stato riservato un finale simile a quello della scorsa Vuelta, dove un tizio di 42 anni gli portò via la maglia gialla.

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