Notizie ( non solo) di sport. Ci voleva un ‘crucco’ per (ri)svegliare la ‘rossa’? Vincenzo, la settima meraviglia.

Notizie ( non solo) di sport. Ci voleva un ‘crucco’ per (ri)svegliare la ‘rossa’? Vincenzo, la settima meraviglia.
Australian Grand Prix, Melbourne 13 - 17 March 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA CRONACA DAL DIVANO. Stavolta lasciamo perdere il calcio, anche perchè speriamo possa risolvere in fretta e senza altri danni  quelle sue annose beghe di cui ci siamo stufati di sentire; lasciamo perdere anche la pallavolo azzurra che ha saputo far grande un Brasile ( insolitamente) battibile e a regalare la World League ad una squadra di ragazzini a stelle e strisce battuta nel girone per 3-0; lasciamo perdere anche le due squadre di pallanuoto che si sono inceppate sul più bello. Stavolta spazio solo alla ‘rossa’ e a Vincenzo, il settimo di grandi pedalatori italiani ad aggiudicarsi la Grand Boucle.

CI VOLEVA UN AUSTRO-TEDESCO. Ci voleva un austro-tedesco, Lauda, ex ferrarista, a svegliare il sonno della ‘rossa’. Evidentemente se per lui e per  tanti altri suoi conterranei, noi, al di sotto delle Alpi, abbiamo coniato il termine ‘crucco‘ o ‘ crucchi‘, una ragione ci dev’essere.E fondata. Visto che nonostante il lungo e gloriosa passato con la ‘rossa’, l’austro-tedesco, non ha capito granchè di cosa possa nascere ‘ dai casini italiani‘ e, soprattutto, dalle sue eccellenze, come la ‘rossa’, appunto. E’ bastato infatti che ‘ insultasse’, per prendersi qualche ora dopo, esattamente al Gp d’Ungheria, una bella sportellata in faccia o in fronte, faccia lui.
Se la ‘rossa’ riesce a far sognare gran parte l Pianeta non è certo perchè si perde in casini. Che possono anche capitare. Da noi come in Mercedes ( come mai tanti problemi al motore?). Anche se, per uno che non è un ‘crucco’, quei ‘casini’ null’altro sono che il primo vento d’una tempesta in arrivo. E infatti, sul difficile autodromo ungherese, la tempesta è arrivata. Eloquente. Non per quella che la ‘rossa’ sia improvvisamente diventata imbattibile, perchè il senso di quello scatto d’orgoglio è solo quello che   prima di sparare ‘ bischerate’ nel cielo d’Europa meglio pensarci due volte e più.

Ordine d’arrivo Gp Ungheria: Ricciardo ( figlio d’italiani, che sarà meglio cominci a dare credito ai  racconti  dei famigliari sulla Ferrari ), Alonso e ( l’uno dietro all’altro) Hamilton e Rosberg. Come dire che, al momento, la ‘ spedizione punitiva’ contro ‘ quelli al di sotto delle Alpi‘ , è andata ( ancora una volta) a buca. Grazie, anche, va sottolineato, alla straordinaria prestazione del nostro Nando, che ha visto sfumare il gradino più alto del podio solo per un inatteso consumo di gomme. Il nostro Nando, sì, e non solo per i suoi tratti somatici, ma perchè è con imprese come queste che si entra nel ‘ cuore’ del mito, profondo e universale, della ‘ rossa‘.

I MAGNIFICI SETTE. Ora sono sette i magnifici vincitori azzurri della Grand Boucle: Ottavio Bottecchia ( 1924- 1925), Gino Bartali ( 1938-1948), Fausto Coppi ( 1949-1952), Gastone Nencini ( 1960), Felice Gimondi ( 1965) Marco Pantani ( 1998) e Vincenzo Nibali ( 2014).

Il ciclismo, soprattutto italiano, ha attraversato momenti duri. Con tanti campioni ( o presunti tali) finiti nelle maglie dell’antidoping. Inutile stilare l’elenco. L’importante è che, una volta di più, qualcuno nel  Belpaese,  abbia saputo tirarsi fuori dall’inferno per tornare a volare.
Con imprese da  leggenda, appunto, perchè nel Belpaese quando uno emerge non è un piripicchio qualsiasi. Anche qui stilare elenchi è superfluo. Certe ‘ eccellenze’ nostrane son patrimonio universale. E questa volta, poi, anche se nello sport moderno più nessuno osa mettere la mano sul fuoco sulla sua più o meno controllata verginità, con la grande speranza che ( finalmente) chi veste il simbolo della gloria sia un atleta vero. E non un manipolato.
” Al mio primo Tour, nel 2008 – ha confessato alla ‘rosea‘ Nibali – avevo l’ambizione di conquistare la maglia bianca e invece c’era gente che mi scattava in facci e che avrebbe poi avuto problemi col doping. I controlli antidoping hanno fatto grandi passi avanti e sono arrivati i risultati. Snza quei controlli, mirati e ferrei, io oggi non sarei qui. Voglio raccontare la mia storia, le mie radici, i miei sacrifici. Ne sono fiero”. E anche noi siamo fieri con lui e di lui. Se fosse un manipolato , tanto per citare solo un caso, l’anno scorso, la Vuelta, l’avrebbe vinta lui e non il   fantasmagorico 42 enne americano che tirava i freni in montagna, a dispetto di una lunga carriera passata a fare il comprimario.

QUALCHE CIFRA. Sono stati finora 27 gli italiani a vestire il giallo al Tour. Tra questi, sette, e per dieci volte, hanno vinto la Grand Boucle arrivata alla 101 a edizione.  In totale gli italiani hanno indossato 212 volte la maglia del primato; mentre hanno vinto 261 tappe. Questo senza contare gli anni in cui gli italiani non hanno partecipato o quelli ( come nel ’50, con Magni maglia gialla) in cui hanno dovuto abbandonare per i riguardi riservati loro dai cuginetti di Oltralpe.

 

Ti potrebbe interessare anche...