Cronaca e non solo. Renzi, due incontri: l’ uno con Draghi, l’altro con Napolitano. Per ‘smuover’ cosa?

Cronaca e non solo. Renzi, due incontri: l’ uno con Draghi, l’altro con Napolitano. Per ‘smuover’ cosa?
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LA CRONACA SOTTO L’OMBRELLONE. Ecco un altro ‘pastone‘, non su un singolo argomento ma su più argomenti. Tanto per avere una quadro il più possibile verosimile di quanto ci sta seriamente preoccupando. E non solo  sotto l’ombrellone.

RENZI E LE SPINTE DI DRAGHI E NAPOLITANO. Se Letta fu ‘ trombato‘ per eccessivo attendismo nel fare le cose, Renzi rischia una sorte analoga ma per motivi ( quasi)  opposti. Ovvero, perchè ( almeno da quel che traspare dai suoi numerosi interventi) vorrebbe fare tanto senza contare i lacci e lacciuoli d’una realtà italiana sempre più complicata e lontana dai problemi che contano.  Martedì l’incontro ( segreto) con il presidente della Bce, Mario Draghi, che aveva lanciato il suo ammonimento all’Italia, mercoledì quello con Napolitano.
Il nostro scout della politica non viene lasciato in pace un sol attimo. Tutti lo nominano, tutti lo vogliono, tutti lo tirano per la giacca. Politica e antipolitica si mescolano meravigliosamente, senza però far capire la vera rotta seguita. Renzi vorrebbe dare priorità alle riforme ( Senato, Codice civile, Legge elettorale, Riforma del lavoro etc.) che potrebbero tagliare qualche laccio o lacciuolo; e questo con un qualche credibile risultato utile per far quietare i ‘ soloni’ dell’Europa, sempre pronti come i classici nefasti  gufi ad ammonire e a  tifare contro il Belpaese.

Il problema però è che questa strada appare lunga. Meglio, forse, ma senza replicare Monti e Letta, mettere ( contemporaneamente ) mano a qualche decisivo intervento economico. Il Pil dell’Italia langue, mentre perfino quelli della Spagna ( +0,6) e della Grecia ( -0,2) son in ( apparente) risalita. Con il Pil languono anche i consumi, mentre qualche timido segnale positivo arriva dalla produzione industriale.   In un coacervo di luci ed ombre tutte da decifrare.  Intanto il solito ‘ rompiballe‘ debito pubblico è salito a 2.1684 mld.  Qualche mese fa c’era chi mangiava con lo spread, oggi, e di nuovo,  con ‘sto debito pubblico, che è in gran parte ( non scordiamolo) un debito interno ( oltre 60%). Draghi, insomma, avrebbe chiesto a Renzi un segnale chiaro anche sul fronte economico. Da settembre.
Per lui le riforme costituzionali sono utili ma non bastano.
Vorremmo a questo punto capire se Draghi sia al servizio dell’Europa o soltanto della parte ‘crucca’ dell’Europa. Perchè fare tutto e in un sol battito d’ali, siamo certi che riuscirebbe difficile perfino alla mitica Araba Fenice. Che pure da qualche parte di questo paese ha il nido, per rinascere, prima o poi. E nonostante la ‘cruccheria’ incombente.

EUROZONA DI NUOVO  NEI GUAI? Intanto, mentre a noi fanno ammonimenti e prediche, l’Eurozona è di nuovo nei guai. La sua economia più importante, la Germania, ha registrato una contrazione dello 0,2% del Pil nel secondo trimestre, peggio del previsto. Crescita zero per la Francia nello stesso periodo mentre l’Italia, lo sappiamo già da alcuni giorni, è tornata tecnicamente in recessione. C’è di che preoccuparsi e c’è soprattutto da non credere a quanti sostengono possa trattarsi, almeno per la Germania, di una caduta momentanea.

Gli indicatori più recenti (Zew sulla fiducia degli analisti e Ifo sulla fiducia delle imprese) puntano – si legge – a un indebolimento ulteriore dell’attività economica nei prossimi mesi e gli ultimi dati fortemente negativi su ordini e produzione industriale lasciano intravedere un terzo trimestre altamente problematico. A ciò si aggiungeranno i primi effetti concreti della guerra delle sanzioni economiche in atto tra Russia e Occidente. A quanti sostengono che le esportazioni tedesche verso la Russia (36 miliardi di euro lo scorso anno) rappresentino ‘solo’ il 3% dell’export complessivo della Germania bisognerà ricordare che ormai solo esili decimali separano, in Europa, crescita, recessione e stagnazione.
Basta poco a questo punto perché la spirale di crisi del 2011-2012, dalla quale l’Eurozona si era tecnicamente liberata alla fine del 2013, torni ad avvitarsi. Sono dati allarmanti che dovrebbero suggerire un senso d’urgenza anche alla Germania, alla quale stanno nuovamente venendo a mancare due dei partner commerciali più importanti, appunto Francia e Italia. Anche Berlino, dunque, avrà presto bisogno di riformare un’economia che continua a vivere di ‘rendita‘, cioè sullo slancio delle riforme del mercato del lavoro e del welfare varate nel 2004.
Lo slancio si sta perdendo, e non perché, come sostengono molti analisti (tedeschi), i dati del Pil del secondo trimestre soffrono di un ‘effetto confronto’ con quelli del primo (+0,8%) viziati da un inverno eccezionalmente mite che ha spinto l’industria delle costruzioni. Data la situazione, anche alla Germania, sempre prodiga di consigli e raccomandazioni alle economie inadempienti sul fronte delle riforme strutturali è richiesto uno sforzo supplementare per aumentare il potenziale di crescita e tirare fuori dalle secche se stessa e i suoi compagni di viaggio (sempre Italia e Francia).
Molti se la prendono con un modello economico troppo sbilanciato sul fronte delle esportazioni, debole sul fronte della domanda interna, e che alimenta uno squilibrio strutturale, l’attivo delle partite correnti. Ma si tratta – secondo una opinione diffusa – di un’accusa valida soltanto in parte.

I DATI DEGLI ALTRI. ( 14 agosto 2014 ) Non solo per l’Italia, va male anche per Francia e Germania. I dati del Pil nel secondo trimestre 2014 in Francia, diffusi alla vigilia di  Ferragosto  dall’istituto di statistica francese Insee, segnano che l’economia francese è ferma per il secondo trimestre consecutivo, a fronte di un atteso +0,1%. Il dato invariato rispetto al trimestre precedente segue la crescita zero già registrata nel primo trimestre dell’anno rispetto all’ultimo trimestre del 2013.
Il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin:  ”Con una crescita zero nel secondo trimestre  che estende la stagnazione dei primi tre mesi, il Paese rallenta e non raggiungeremo l’obiettivo dell’1% previsto tre mesi fa.  Quest’anno la crescita della Francia – dice ancora l”esponente del governo francese – sarà intorno allo 0,50% e niente ci autorizza a prevedere, al momento, una crescita di molto superiore all’1% nel 2015″. Sapin inoltre ha rialzato al 4% le previsioni del deficit di quest’anno (  Parigi, finora,  aveva stimato un deficit al 3,8% e si era impegnata ad abbassarlo al 3%).
I dati sono ancora più funesti per la Germania, dove il Pil scende dello 0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente. Il dato è peggiore delle attese che indicavano una possibile flessione del -0,1%. La crescita del primo trimestre rispetto all’ultimo del 2013 è stata rivista dal +0,8 al +0,7%. Con il dato di oggi l’economia tedesca arretra per la prima volta dal 2012.

MAL COMUNE MEZZO GAUDIO?  I dati in arrivo dall’Eurozona non ci fanno felici. O meglio, ci rafforzano nella convinzione ( forse ideale) che qui o viaggia insieme o si prenda di nuovo, e ciascuno coi cazzi suoi, la proèpria strada. Una Unione imposta o con le armi o con i Patti di stabilità forzosi e a senso unico non serve a nessuno. Molti Paesi stanno facendo sforzi sinceri ( e molto più duri di quelli tedeschi nel momento della sofferenza)  per adeguarsi al nuovo. Soprattutto sul versante della contabilità pubblica. ma questo, evidentemente, non basta. Riforme sì, come sta facendo il nostro Governo, ma non solo, come vorrebbe Draghi. I ‘crucchi’ incombono. Il problema però è se il ‘doppio fronte ‘ sia sostenibile.

” La lezione che dobbiamo cogliere – suggerisce Daniele Gros – dalle alterne sorti dei paesi dell’area dell’euro negli ultimi dieci anni è che bisognerebbe evitare di prefigurare il futuro sulla base delle difficoltà di un dato momento. Le riforme intraprese oggi in alcuni paesi periferici sono molto più profonde di quelle attuate dalla Germania nei suoi momenti di difficoltà. I Paesi che avranno il coraggio di persistere nello sforzo di riforma potrebbe uscire molto più snelli e competitivi.
Quelli che invece non ne saranno capaci ( Italia avvisata) si troveranno bloccati nella trappola di una bassa crescita ancora per molto tempo”.  Avanti, dunque, prioritariamente, con le riforme. Solo così, ammoniscono quelli che gli studi li fanno sul serio e non per danneggiare o favorire l’uno o l’altro,  i risultati potranno arrivare, duraturi. E non frettolosi, o di facciata, da settembre o non settembre, come chiedono invece i ‘crucchi’ di turno, ai quali dell’Italia e delle sue sofferenze poco o nulla importa.

IL PAPA IN ASIA. Chi scrive pagine di storia, molto spesso, non è considerato come tale. Eppure quel che sta facendo questo papa avvolto nel saio francescano, ha tutta l’aria di non esaurirsi nel solo breve volgere dei nostri anni. Mons Sambi, l’ indimenticato nunzio apostolico negli Usa deceduto poco tempo fa, qualche volta faceva trasparire la possibilità ‘ sottotraccia’ d’un evento epocale. Quello di un Papa, prima in Asia, poi, in Cina, il grande paese a regime ( ufficialmente) comunista. E questo va accadendo. Ora, papa Francesco è arrivato in Corea del Sud, dove incontrerà i giovani dell’Asia. Un piccolo passo verso la Cina, che per la prima volta ha concesso il sorvolo dell’aereo papale sul suo territorio.
Al Papa in Corea lo attendono 11 discorsi in 5 città e  in 5 giorni. L’ultimo successore di Pietro in Asia ( India)  fu Giovanni Paolo II, nel 1999. La chiesa coreana è in grande espansione. Cresce di oltre 100mila battezzati all’anno ed ha superato il 10% della popolazione, con circa 5 milioni di fedeli.

CLIP DI CRONACA. La cronaca riprende diverse notizie, dal Mondo. Il suicidio ( forse per debiti) dell’attore Roby Williams, 63 anni; la morte di Lauren Bacall, 89 anni, sposata con Humphry Bogart dal 1945 fino alla morte di lui nel 1957; l’incidente aereo in Brasile dove è morto il candidato presidente Campos; la scomparsa del reporter Simone Camilli, 35 anni, nel corso di riprese per il disinnesco d’una bomba a Gaza; l’assegnazione della Fields Medal, il Nobel della Matematica, alla scienziata iraniana Maryam Mirzakhani, 37 anni, per ” avere eleborato un metodo per calcolare il volume di oggetti dalle superfici iperboliche”.

ULTIME DALLO SPORT. Sembra dunque Conte il prescelto per guidare la Nazionale di calcio nel prossimo biennio. Per lui, se accetterà, sono pronti 3,6 milioni netti, quasi il doppio di quanto percepiva il buon ( ma inutile) Prandelli. Sarebbe il primo ct venuto dal Sud. A salutarlo si sono levate in volo diverse voci. Tra queste quella del Pepito Rossi, di viola vestito, e che assicura al nuovo probabile ct azzurro tutta la sua disponibilità. ” Si fidi pure di me, non sono di cristallo” avrebbe detto il Pepito.

 

 

 

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