Ravenna: le cooperative non si piegano alla crisi. Cresce il valore della produzione (+3%) e tiene l’occupazione.

Ravenna: le cooperative non si piegano alla crisi. Cresce il valore della produzione (+3%) e tiene l’occupazione.
03-11-2014 Faenza assemblea provinciale coonfcooperative Ravenna

RAVENNA. Si è chiuso con un valore della produzione che supera i 2 miliardi di euro e un risultato netto di quasi 2,4 milioni di euro il bilancio annuale di Confcooperative Ravenna.

Il risultato mette in luce la sostanziale tenuta del movimento cooperativo in questi anni difficili e segnati da una complessa e articolata recessione: «I valori aggregati dei bilanci delle associate misurano quanto già più volte abbiamo espresso a parole – ha messo in evidenza Raffaele Gordini, presidente di Confcooperative Ravenna -: mentre il valore complessivo della produzione cresce del 3% rispetto all’esercizio precedente, il risultato netto di gestione, pur mantenendo un valore complessivo positivo, si riduce ad un quarto di quello registrato in precedenza. Ciò a dimostrazione che per tenere l’occupazione (gli occupati sono 10.367, in sostanziale tenuta rispetto al 2012) le cooperative hanno sacrificato utili di bilancio. In diminuzione, perciò, anche le riserve delle imprese. Un trend che anno dopo anno ci preoccupa sempre più sul quale occorre agire per invertire al più presto la rotta».

Tra i segnali positivi emersi nel corso della presentazione il significativo aumento delle posizioni associative che sono arrivate a quota 119.596 (+ 3.580 unità rispetto al 2012). Il numero, complessivo, è così suddiviso: 17.320 soci nel settore agroindustriale; 40.893 soci nel commercio e distribuzione; 2.785 soci nelle costruzioni e abitazione; 20.781 soci nel credito e finanza; 1.193 soci nel settore culturale e turismo; 934 soci nella logistica; 27.990 nel settore sociale e mutue e 7.700 nel terziario avanzato e servizi.

Nessuna novità invece sul fronte delle associate a Confcooperative Ravenna che passano da 215 a 214: «E’ ormai chiaro da tempo che questa crisi, strutturale, non si risolverà con un’improvvisa e miracolosa inversione di tendenza ma che, al contrario, il futuro dell’economia sia da ritenersi nelle mani dei singoli che, oggi, devono potersi fare protagonisti nell’innovazione, nella ricostruzione e nello sviluppo. Le istituzioni, dal canto loro, possono però agevolare questo processo stimolando la riduzione della pressione fiscale e premiando quanti reinvestono gli utili per creare sviluppo e nuovo lavoro. Occorrono inoltre – conclude Gordini – misure che rendano più agevoli le assunzioni e un nuovo appoggio a tutti quei processi innovativi finalizzati allo sviluppo quali, ad esempio, semplificazioni amministrative, potenziamento dei consorzi fidi e sostegno degli investimenti nelle infrastrutture».

 

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