Sport, politica, costume e altro. Per l’Italia un 2015 con la recessione alle spalle. Il saluto di Napolitano.

Sport, politica, costume e altro. Per l’Italia un 2015 con la recessione alle spalle. Il saluto di Napolitano.
Napolitano

LA CRONACA DAL DIVANO. I titoli: ” E’ un Milan … Real”. Inzaghi batte Ancelotti con i gol di Menez, Pazzini e una doppietta di El Shaarawy. Pippo: ” E’ il piglio giusto, ma non montiamoci la testa”. Inter: ” Icardi sbaglia, Cabaye no”,  Ibra & C vincono ( 1-0) a Marrakech.
Neanche a farlo apposta, qualche ora prima, il Carletto ( orgoglio di noi tutti ) si era buttato a rispondere alle solite domande che prevedevano la solita omelia: il calcio nostrano, cioè,  ovvero la gloriosa Serie A, naviga nelle retroguardie d’Europa; adesso volano solo in Spagna, Inghilterra e, soprattutto,  Germania, le nostre rivali tradizionali.

Nell’ Altrove, insomma,  c’è questo e quello, da noi poco o nulla. Discorsi, questi, che ( nel nostro piccolo) abbiamo trovato sempre abbastanza strani, anche se qualche fondamento di verità ce l’hanno.
In fondo, però, se vogliamo ridurre il tema all’osso, non è che non vinciamo più dal millennio scorso: il vecchio Milan, ad esempio, trionfava in Europa nel maggio del 2007; l’Inter, poi, ha staccato un Triplete ( sempre) nel maggio del 2000. Qualcosa che, temporalmente, si conta in sette e quattro anni fa. Nel  mezzo ci sono anche due secondi posti all’ Europeo per la Nazionale e per l’Under 21. Se si confrontano quindi anche solo questi pochi dati con quelli di alcune grandi d’Europa non è che dovremmo essere spinti a strapparci i capelli. Come facciamo, abitualmente.
I CONFRONTI. Il Real, ad esempio, dopo l’abbuffata di sei Coppe in tempi preistorici, per tornare sul tetto d’Europa ha impiegato la bellezza di 31 anni; dopodichè di Coppe ne ha (ri)vinte due ( 2000 e 2002) sostando però ancora  per altri 12 anni, prima della conquista della mitica decima. Nei 31 anni e nei 12 anni, non ci risulta che ci sia stato qualcuno  che abbia declamato sui Blancos i necrologi che si fanno per il nostro calcio e, soprattutto, per le nostre big.

Che stanno arrancando, è vero, ma sostanzialmente ( doping e fair play finanziario a parte) per due ragioni: ci siamo attardati sugli impianti; non siamo riusciti a catturare l’attenzione di qualche avido  miliardario americano ( Blazer, per lo United) oppure di  qualche prodigioso oligarca russo ( Abramovic, per il Chelsea) e perfino di qualche ambiguo ( o inquietante)  padrone dei deserti ( per City e Psg).
Sono queste squadre, infatti, discorso Bayern a parte, che ci stanno mettendo sotto. Almeno a livello ufficiale.
Qualche ferro da cavallo ( tipo Atletico e Dortmund) non ci preoccupa più di tanto. Anche perchè, a livello generale, le nostre entrate al 2012 ( o 2013) sono intorno al miliardo e 700 milioni, qualcosina in più della Liga; qualcosina sotto alla Bundesliga e molto sotto ( soprattutto per la vendita dei diritti televisivi esteri) alla Premier.
E comunque si tratta di ‘ cicli’. Basterebbe infatti che Abodi mantenesse quel che ha detto ( ” Sei nuovi  stadi in B entro tre anni”), oppure che la Roma arrivasse a realizzare il suo impianto da sogno così come Lady B ( ma con uno stadiolo nuovo intorno ai 60 mila posti) e perfino Thohir, che vorrebbe ‘ rifare’ il vecchio, mitico, San Siro (  o Meazza), per far cambiare significativamente la direzione di marcia ai venti contrari.   Con grande dolore per i nostri esterofili.

La vittoria del Milan sul Real non può, come ammonisce Pippo, far pensare ad un Milan ritrovato per l’Europa. Il cammino resta lungo ed arduo. Tuttavia, visto che di amichevoli con il Real non s’è mai parlato, quando si vuole, possiamo ancora battere cassa a testa alta.
Solo se cadiamo nella trappola dei soliti denigratori, perdiamo. I nostri mister all’estero, si ricordino, poi, e una volta per tutte, che se sono arrivati nell’ empireo dell’ Altrove  non dev’essere stato poi così poco allenante ( almeno per loro)  il  nostro ( pur sempre ) bistrattato campionato.

NIBALI IN VETTA AL MONDO. Era tempo, che non ci trovavamo in casa un corridore come il nostro Vincenzo. Vincitore al Tour, dopo il Giro e la Vuelta. Primo, infatti, al Mondo.
Qualcuno vorrebbe allungare sul suo volto pulito qualche ombra;  esercizio ormai abituale nello sport della bici. Eppure, il nostro Vincenzo, per come è cresciuto negli anni, ci fa pensare a tutto fuorchè al doping. Che semmai esiste,  è più nell’Altrove che nel Belpaese, dove i controlli ( come testimonia la cronaca) si fanno,  eccome.
La vicenda di quel dottor Fuentes, ad esempio, con quelle 220 sacche di sangue rimaste fatte distruggere per ordine della magistratura spagnola, ci è rimasta sullo stomaco. Non ce la facciamo a dimenticarla.

E comunque guardiamo avanti. Al prossimo Giro, bellissimo, e al prossimo Tour, difficilissimo. Il nostro Vincenzo colà si presenta da favorito. Un gravame che, con quel sorriso da ragazzo per bene, sembra sopportare senza problema alcuno.

QUEL FURBONE DI TOTO. Lo si vedesse girare per una città italiana, difficilmente si potrebbe scambiarlo per un todesco. Eppure Toto, Toto Wolf, il capo della Mercedes, tedesco è,  eccome. Solo che rispetto ai conterranei mostra abitualmente un sorriso attento, irridente  e simpatico  che sa tanto di nostrano.
Che dice Toto? ” Non dobbiamo rilassarci. Temo la Williams, ma non sottovaluterei la Red Bull. La Ferrari? E’una icona, può fare tutto di tutto, sarà molto importante rivederla quanto prima sul podio”.
Lui, sì, e non l’avido Bernie, l’ha capita. Perchè se si potesse rimettere in pista un duello tra ‘ frecce d’argento’ e ‘rossa‘, con qualche rompiballe anglofono  a far da diversivo, le folle tornerebbero. Senza l’urgenza d’andarsi a svendere in opulente contrade che  di auto da corsa ne sanno qualcosa, certo, ma solo per sentito raccontare.

DAI DISOCCUPATI ALLA CRISI GRECA. Renzino, spavaldo come un Lupetto, continua a dire che l’Italia ce la farà. Quanto prima. L’Istat, infatti, prevede un 2015 con la ‘ recessione alle spalle’. E tuttavia l’occupazione perde colpi ( 13,2%) e i giovani non sanno più a chi rivolgersi.
Il calo del prezzo del petrolio ( che dovrebbe in teoria portarci un guadagno di almeno 11 miliardi) si ridurrà in un guaio perchè incoraggerà il trend deflattivo, ovvero la discesa generale dei prezzi, dove a rimetterci saranno i debitori, cioè noi,  che debitori siamo, e grossi.

Azzerare il guazzabuglio che si è creato diventa impresa epocale, e non da Lupetti. Al nostrano, poi, impegnato anche nella rielezione del capo dello Stato, che s’è congedato col solito dignitoso messaggio,  s’aggiunge il costo della ‘ truffa greca‘ ( perchè non bisogna dimenticare che i greci hanno falsificato per anni i loro bilanci approfittando del fatto che gli oggi inflessibili todeschi facevano finta di non vedere) che non sarà facile risolvere.
Ma non basta. Perchè, dalle steppe, arriva sentore di pericolo. Se non di guerra. Il quadro è stato complicato dalle sanzioni occidentali. Lo stesso Putin, con le casse sempre più vuote ( non dimentichiamo che il 70% delle entrate di Mosca derivano dalle materie prime)  può precipitare assai rapidamente.

Molte ombre, dunque, e qualche luce. Speriamo ( pur sempre) nella Provvidenza. Con i nostri auguri, a tutti, proprio a tutti,  di Buon anno nuovo!

 

 

 

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