Rimini. In 169 richiedono agevolazioni nei servizi welfare e di pubblica istruzione, ma non sono congrue, i furbetti stanati.

Rimini. In 169 richiedono agevolazioni nei servizi welfare e di pubblica istruzione, ma non sono congrue, i furbetti stanati.
Rimini Comune

RIMINI. Nuovi criteri di equità fiscale per chi richiede agevolazioni nei servizi di welfare e pubblica istruzione. Quasi 170 le dichiarazioni considerate ‘non congrue’ nel 2014-2015. 

Sono 169 le dichiarazioni giudicate ‘non congrue’, presentate da chi richiede agevolazioni tributarie al Comune di Rimini sulle tariffe dei servizi educativi. Questi i primi risultati della ricognizione, fatta dagli uffici comunali, circa la congruità delle situazioni reddituali di chi presenta domanda di agevolazioni e/o esenzione tariffaria. In sintesi, il reddito dichiarato non risulta compatibile con lo ‘stile di vita’, individuato tramite una serie di parametri del paniere Istat  (ad esempio il numero e modello di macchine possedute).

I DATI. Nel dettaglio, per quanto riguarda i nidi di infanzia, nell’anno scolastico 2014-2015, su 459 agevolazioni richieste (l’86% sul totale iscritti), le dichiarazioni ‘non congrue’ individuate sono state 64 (14%); per le scuole di infanzia invece su 851 richieste (l’89% degli iscritti), sono 105 le dichiarazioni non congrue, pari all’11% del totale.

Questi dati sono il primo risultato di un tavolo di lavoro a cui il Comune di Rimini sta lavorando da alcuni anni, con il coinvolgimento dei funzionari amministrativi del settore casa, scuola e protezione sociale, la collaborazione della Guardia di finanza e la consulenza dell’Università di Trento. L’OBIETTIVO generale è quello di intervenire a favore di una maggiore giustizia sociale ed equità fiscale, nello specifico, quello di individuare modalità più efficaci sia nel contrasto all’evasione fiscale che nell’ ottimizzazione della spesa pubblica verso chi ne ha realmente diritto.

Per questo, tramite la consulenza scientifica di specialisti dell’Università di Trento il  Comune di Rimini ha deciso di introdurre  nuovi criteri per la determinazione della congruità della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) nei propri bandi pubblici relativi ai settori casa, scuola e servizi sociali. La sperimentazione è partita per la prima volta a dicembre 2014, con il ‘bando badanti, ed è proseguita con i successivi, fino all’ultimo relativo alle tariffe per la refezione nelle scuole primarie e per l’infanzia per l’anno scolastico 2015/2016. I richiedenti tariffe agevolate sono infatti tenuti a fornire alcune informazioni aggiuntive rispetto alle più tradizionali certificazioni Isee relative il proprio tenore di  vita (ad esempio il numero di automobili intestate, misure in mq. dell’appartamento di residenza, importo mensile del canone di locazione dell’abitazione) al fine di valutare la congruità tra la spesa presuntiva per consumi del nucleo e i redditi disponibili. Se i redditi o i proventi disponibili risultano inferiori ai consumi presunti viene attivato un processo di verifica preventiva della generica attendibilità dei redditi dichiarati, con la possibilità di  convocare i richiedenti per fornire ulteriori chiarimenti. Un provvedimento che, oltre che fungere da deterrente verso i ‘furbetti’ che dichiarano redditi non compatibili con il reale tenore di vita, è in grado sia di utilizzare meglio le risorse pubbliche, indirizzandole a chi ne ha veramente bisogno, sia di marcare culturalmente in maniera forte e decisa una presa di posizione a favore dell’equità sociale.

‘In un periodo storico dove sempre più difficile è trovare le risorse per garantire i servizi pubblici – è il commento di Gloria Lisi, Vicesindaco del Comune di Rimini -  è ancora più doveroso per gli enti locali garantire che le risorse messe a disposizione della comunità siano dirette a chi  ne ha veramente bisogno e, sopratutto, sia in possesso dei requisiti economici e sociali necessari. Non c’è niente di più detestabile e ingiusto che chi si approfitta delle persone che hanno reale bisogno, sottraendogli quanto loro spetta. Questi dati, frutto di una indagine interna, sono solo il primo passo per comprendere nella reale portata questo problema. Per questo sarà mio compito presentarli anche alla Guardia di Finanza, con la quale stiamo già efficacemente collaborando, per poter indagare  insieme a loro il fenomeno e capire come poterlo meglio contrastare. Le scelte già fatte di adottare nuovi criteri di congruità nei bandi pubblici vanno in questa direzione, a tutela delle risorse pubbliche e a garanzia dei cittadini onesti’.

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