Notizie non solo di sport. Toro-Juve, un derby d’altri tempi. Rovinato dai ‘soliti noti’. Tre big in Europa.

Notizie non solo di sport. Toro-Juve, un derby d’altri tempi. Rovinato dai ‘soliti noti’. Tre big in Europa.
Derby di Torino images

LA CRONACA DAL DIVANO. Avremmo voluto ‘aprire‘ con l’appassionante derby tra Toro e Signora, vinto con il cuore dagli eredi dell’indimenticabili Caduti di Superga, dopo vent’anni di lunga e sofferta attesa. Dobbiamo invece dare luogo alle solite manifestazioni di bassezza umana alla quale ci costringono, in tempi di incontrastata e violenta demagogia, ad ogni piè sospinto, minoranze e maggioranze d’imbelli e insensati assortiti. In un mix davvero unico,  inimitabile.

Non è, sia chiaro, questo di cui diciamo, un male solo italiano. Perfino la civile Madrid ha visto,qualche mese fa,  un tifoso prima ammazzato e poi gettato nel fiume dal solito  manipolo di criminali in libera uscita con l’alibi dell’andare a tifare di calcio. E’ però un male, gravissimo, soprattutto da noi, perchè qui gli innocenti ( a contarli bene) sono davvero pochi. Il padre che tiene alla mano il figlioletto spaventatissimo mentre impreca contro l’ avversario del derby, la dice lunga.
E così l’accoglienza, strada facendo, al pullman della Signora. E inoltre, tutte quelle mamme che inveiscono contro le forze dell’Ordine quando  gli riportano a casa in manette  i loro angioletti, sono momenti di folklore? Qui, molto sinceramente,  c’è qualcosa che si è rotto, nell’interiorità. Di tutti, o quasi. Ecco perchè quei ‘basta’, che servono solo da titolo a qualche media innamorato di demagogia, non fanno più effetto. Anche perchè quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, ci si scontra puntualmente con la triste, doppia, tripla morale,  che ‘ ad essere sanzionati sono gli altri e non noi’.
Il giocatore che dapprima spiega come e perchè il suo compagno di squadra è stato ‘aggredito‘ negli spogliatoi di Atalanta-Empoli, e poi, alla prima telefonata degli interessati, ‘ ridimensiona‘ quanto ha detto a caldo,  non è forse eloquente?  Ridimensionare,   certo, ma che altro fare? Così facendo, però,  si va forse a curare qualche tumore o  ’ a salvare l’umanità‘? Le palle bisogna averle non per dire ma per fare. Per fare quanto , come e dove conta.
Perchè ci pare che solo così comportandoci,  la mamma di Ciro potrà  essere, non solo non impunemente insultata, ma anche rispettata. Almeno in quell’umanissimo, indicibile,  dolore verso un figlio strappato precocemente alla vita per un inaudito, imprevedibile,  ‘ appuntamento’ di sport.

IL DERBY E NON SOLO. Come dice Pioli, il mister bianco- celeste, in Italia il livello agonistico è ‘ ottimo‘, come dimostrato dalle tre semifinaliste in Europa. Lo stesso concetto lo abbiamo sentito da qualche giocatore, od ex giocatore, straniero. Sì, perchè devono essere sempre gli altri a ricordarci che il calcio italiano nonostante tutto continua ad avere ‘ valori assoluti’ che ‘ fanno scuola‘ al Mondo. Da noi, santoni, oracoli, filosofi ( o pseudo filosofi), predicatori di varia genia, cassandre etc., non fanno invece altro che ‘ tenerci bassi, o meglio ’a testa bassa’ perchè così meglio orecchiamo le verità che vanno spargendo ( da sempre) per l’azzurro cielo del Belpaese.

Mario Sconcerti, ad esempio, firma illustre ed interpellata, e che tra i tanti commentatori nostrani  non è certo il peggio, quando parla della pelota azzurra dei nostri tempi non riesce a trattenersi dal dire, tutt’al più’, che ‘ è di livello normale’, ovvero che s’è stazionata a mezzo tra il calcio che conta e quello che non conta, per usare il linguaggio universale del Raiola.  E questo, sia chiaro, ci può stare. Perchè è da qualche anno che i big si sono allontanati dal nostro campionato.
L’apparizione improvvisa e senza regole  dei signori del deserto e delle steppe ha avuto l’effetto della torta di miele sulle api in cerca di cibo. Il luccichio del danaro, si sa, abbacina, stordisce. Inoltre, da noi,in due o tre decenni, si sono succeduti dirigenti e operatori vari che solo uno Stalin nel pieno del suo potere poteva portarci via di qua per trapiantarli di là.Magari in qualche immensa Siberia o in qualche sperduto deserto. Dove  meno avrebbero arrecato danno.
Perchè senza dirigenti di valore non si fanno riforme, non si educano i pavidi e i violenti, non si spartiscono in maniera intelligente gli introiti e gli interessi diversi, non  si mette mano a quegli impianti o a quei vivai che necessitano di essere fatti. Si bighellona.
Tra una chiacchiera e l’altra. Tra un ‘ basta’ e l’altro. Fin all’assoluta impotenza, anche davanti a manipoli più o meno affollati  e incisivi di sfigati che la civiltà di massa, sopratutto demagogica,  sport o non sport che sia, prima o poi, e comunque sia, finisce col depositare ai suoi margini.

E tuttavia, per completare l’osservazione su Sconcerti, se da un lato è vero che i campioni son volati altrove, dall’altro, non possiamo certo dire d’essere messi peggio di altri. Almeno quando scendiamo sul rettangolo verde. Dove non siamo ‘normali’. Non siamo mai stati normali. Perchè sennò che dovrebbero dire i maestri anglosassoni i quali , da decenni, non partoriscono più nazionali degne del loro passato, e che, proprio quest’anno, delle sedici ammesse ai quarti  ( otto in Champions e otto in Uefa) non ne contano manco una?  Una, sì, una?
E che dovrebbero aggiungere gli alemanni, freschi della quarta stella, che per figurare tra le otto semifinaliste europee hanno avuto bisogno d’una incredibile resurrezione alla Lazzaro  del loro Bayern?  Il quale ( solo se avesse trovato un Porto normo-presente ) la qualificazione se l’era bella che giocata nella partita d’andata: giusto?
Siamo stanchi, dunque, alla fine dei tanti discorsi,  di sentirci sballottare tra garage e scantinati.
O se volete, tra gli infimi di questo ed altri sport. Vogliamo che al nostro sport, al nostro calcio, pur così pesantemente penalizzato dalla presenza di  individui sbagliati, ma in grado farsi valere in campo anche con una gamba sola, venisse dato il giusto prezzo. Visto che nonostante tutto lotta per la terza posizione del ranking Uefa. E soprattutto per tornare a far volare il piacere di frequentarlo. Di miglioralo. E di venderlo al Mondo, come e meglio di quelli che nelle sedici non ne tengono manco una.
La nostra pelota, allora, viva e vegeta da oltre un secolo. Con gli  stadi ( ancora ) pieni e festosi, pur se vetusti. Come s’è visto nel San Siro dello storico  derby  Inter-Milan o all’Olimpico del mitico derby Toro-Juventus. Emarginati ( con i loro  padri, madri, fratelli e fiancheggiatori vari) a parte.

RISULTATI XXXII GIORNATA. ( sabato) Udinese-Milan 2-1; Inter-Roma 2-1; ( domenica) Atalanta-Empoli 2-2, Genoa-Cesena 3-1, Lazio-Chievo 1-1, Parma-Palermo 1-0, Torino-Juventus 2-1, Verona-Sassuolo 3-2, Fiorentina-Cagliari 1-3, Napoli-Samp 4-2.
CLASSIFICA. Juventus punti 73, Lazio 59, Roma 58, Napoli 56, Samp e Fiorentina 50 …  Cagliari 24, Cesena 23, Parma (-7) 16.

I SORTEGGI CHAMPIONS E UEFA . In Champions ci hanno affibbiato: Juventus-Real ( la prima in casa  e il ritorno a Madrid); Barca-Bayern ( come per Juve-Real). In Uefa: Dnipro-Napoli Siviglia-Fiorentina. Pronostici?  Come sempre sono proibitivi. In molti evocavano il Real per la Giovin Signora.
Mentre il duello Barca-Bayern era ( e resta ) affidato ai beffardi voleri di Eupalla. Per la Uefa, invece, è possibile una finale tutta italia. Ma, in questo caso, il Napoli dovrà fare il Napoli e la Viola la Viola. Ovvero giocare come sanno, quando vogliono. Alla faccia del ‘calcio che non conta’.

IL BILANCIO JUVE. Con l’oro che le sta piovendo addosso, la Signora s’avvia a superare  la soglia dei 300 milioni di fatturato. E questo non ci meraviglia affatto. Perchè per noi, la Signora, insieme al Bayern ( e  poche altre), è da qualche anno un esempio europeo da imitare: proprietà certa e nostrana; capitalizzazione crescente; contabilità sotto controllo e non  ’sepolta’ in qualche bananeto esotico; competitività agonistica altissima, in casa e fuori. Cosa aspettino le altre italiane a seguir l’esempio lo sanno solo loro.
Il Milan, ad esempio, sconfitto anche nell’anticipo a Udine ( 2-1), sta passando  armi e bagagli agli occhi a mandorla. Dicono faccia bene. Noi, invece, siamo preoccupati. Gli Angli, ad esempio, che del campionato loro hanno venduto anche le mutandine da gioco, oggi  si coccolano la ( quasi) scomparsa a livelli ( consoni ) delle loro formazioni nazionali e la completa scomparsa dagli ottavi delle loro squadre tanto in Champions quanto in Uefa.
Certo, coi soldoni ( 7 miliardi in tre anni) che pollo Murdoch gli ha garantito, potranno risalire. O meglio, riapparire. Con la speranza tutta nostra, però, che riescano  ad attirare  una volta per sempre quel Raiola, ‘ facitor e disfacitor di squadre‘, di cui spesso  si narra, per convincerlo a porre  una volta per tutte sede fissa in Albione:  per noi, sarebbe  davvero la festa del santo patrono!

IL VALE DA LEGGENDA. Nello sport si raccontano storie che,   in un’ epoca orfana  d’Argonauti e guerre di Troia, abbastanza facilmente si trasformano in  mitologia. Tra queste storie c’è anche quella,  ancor fresca di stampa, di quel vispo ragazzino di Tavullia che faceva impazzire i vigili del paese smanettando su un motorino senza rispetto alcuno per il Codice della strada. Quel ragazzino, oggi,  più vicino ormai ai quaranta che ai trenta, non finisce di scrivere pagine  da album dei ricordi.
In Argentina, la terra dei numeri dieci, s’è bevuto i suoi discepoli, e tra loro quel fenomeno del Marc che non mostrava di portare rispetto al maestro: prima è fuggito via, infatti, poi, poco alla volta, è stato rimontato, fino al sorpasso. Che il discepolo, con un sussulto di superbia, ha cercato frettolosamente d’evitare.  Finendo così col sedere a terra, per una improvvida sua toccata alla ruota posteriore do chi gli si era messo davanti.

Marquez che, come lui stesso racconta, tiene in camera un poster di Rossi, questa volta è apparso scosso. Paradossalmente deluso. Forse perchè s’era ingenuamente convinto in cuor suo che il vecchio maestro gli avrebbe dato luogo, come di solito fanno i vecchi con i giovani. Soprattutto se questi sono particolarmente bravi. E comunque, adesso, Valentino guida il mondiale con 30 punti sul giovane asso iberico. Preannunciando in tal modo una bella lotta, auspicata da molti ma realisticamente imprevista.
Una lotta alla quale non bisognerà dimenticare di associare una variabile di marchio italiano, quello della Ducati; e soprattutto del Dovi, pilota talentuoso, onesto, combattivo, della   prolifica terra ‘di mùtor’. Di quella  ’Romagna solatia,  dolce paese ove regnarono i Guidi e i Malatesti e …’.

SEBA, FA NIENTE! KIMMI, BENTORNATO. Le auto da battere sono, dalla notte dei tempi, e salvo qualche rarissima eccezione, o todesche o italiche. I team inglesi che vantano spesso piloti formidabili (  Moss, Stewart … Hamilton) non producono che una parte delle loro auto.
Di solito pescano i motori fuori dall’isola. Fatto è che solo o todeschi o italici  fanno tutto di tutto in casa per i loro bolidi. Dal volante alle gomme. Dagli specchietti retrovisori alle ( misteriose) power unit.

La ‘ rossa’ e le ‘ frecce d’argento’ infatti sono l’emblema di questa gloriosa, inimitabile,  tradizione europea. E se quest’anno, caso fosse, tornasse a galla una sfida tra  i due galli storici dell’agonismo motoristico d’Europa sarebbe come andare a (ri)pescare alle fonti di questo sport.
Che in Italia, e più ancora in Emilia, vanta un radicamento pressochè unico. Vincere con la ’rossa’ , qui, significa far battere un cuore immenso  ormai allargato ai cinque Continenti. Lo hanno capito Senna, il rimpianto;  Schumi, il campionissimo; Alonso, il guerriero; Vettel, l’erede del campionissimo.
Quattro mondiali con la Red Bull o uno con la McLaren o la Mercedes valgono per gli almanacchi, ma un mondiale con la ‘rossa’  ignora gli almanacchi. Nel tempo e oltre il tempo.E comunque la lotta che s’è accesa quest’anno, in tempi di sacrifici, oltre a vibrare d’un sapore antico, ci farà tra l’altro capire qualcosa in più su come dovrà essere ‘ guidata’ in futuro questa Europa.Guida todesca e mùtor italiano? Mah, certo che quei ‘rompiballe‘ d’Albione con qualche transfuga d’altra nazione  che per strada si trova sempre, cercheranno di mettere i bastoni tra le ruote!

Anche nell’algida Finland nascono grandi piloti. Da rally, ma anche da F1. Tra questi ultimi, il nostro Kimmi, che proprio in Baharein  ha fatto vedere di che sangue è fatto. L’avessero fermato un paio di giri prima, probabilmente, avrebbe finito (almeno) col mordere  le caviglie di Hamilton; invece, il nostro, così com’è stato pilotato, s’è dovuto accontentare di ammirarlo  l’anglo, l’imprendibile, là davanti e solo di un qualche centinaio di metri, ma ormai imprendibile.
Kimmi ha però dimostrato, nella giornata nera di Seba, comunque, di essere sempre sul pezzo, che le ‘frecce‘ sono a portata di ‘rossa’; e questo, prima o poi, darà i suoi ( attesi) frutti. Anche per chiarire a chi ancora chiaro non ce l’ha ( tipo Lauda ),  cosa s’intende per  ‘ legenda maior’ e  ’legenda minor‘ di questo sport.

IL PENSIERO DEL NIKI. L’anomalia, per lui, Lauda, s’è verificata l’anno trascorso. Questo, invece, è la normalità. Con il dominio delle ‘ frecce d’argento’ finalmente ridimensionato. E sennò, con quelle power unit tirate fuori non si da dove, chi avrebbe più guardato un auto argentata che fuggiva in partenza per farsi qualche decina di giri in perfetta, ma noiosissima, solitudine? Il popolare Niki, 66 anni, tre volte iridato ( due con la ‘rossa’ e una con la McLaren), presidente non esecutivo di Mercedes, ama scambiare ’sorrisetti’con Toto Wolff , il signorile team principal della casa di Stoccarda. E finora, a dire il vero, i due austroungarici, di sorrisetti se ne sono fatti a iosa.

Probabilmente consumando la scorta. Perchè il ‘ fantastico lavoro‘ fatto nella officina  di Maranello sta dando i suoi frutti. Il ( sempre nostro )  Alonso, infatti, frettoloso di carattere,( dicono) si stia mangiando le mani.
Fosse rimasto con la ‘rossa’, di certo, sarebbe stato lui l’antagonista del formidabile driver anglosassone. Con la possibilità di mettere in carniere quel titolo tanto desiderato e che, ( solo se) preso con la ‘rossa’, vale per l’eternità. Come appunto quei due,  vinti, purtroppo, da Niki. Sì, Niki Lauda, quello dei ‘sorrisetti.

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