Ravenna. Celebrato il 70° anniversario della Liberazione in una piazza del Popolo gremita. Presente anche il vice presidente della Camera Marina Sereni.

Ravenna. Celebrato il 70° anniversario della Liberazione in una piazza del Popolo gremita. Presente anche il vice presidente della Camera Marina Sereni.
25 aprile 2015, 70° anniversario liberazione Ravenna

RAVENNA. Una Piazza del Popolo gremita ha assistito questa mattina alle celebrazioni del 70° anniversario della Liberazione che si sono svolte in piazza del Popolo. 

Alla presenza delle autorità civili e militari, del picchetto d’onore, della banda cittadina, dei gonfaloni  e delle associazioni combattentistiche e partigiane,  le cerimonie hanno preso il via con la deposizione delle corone d’alloro al monumento dei caduti. A dare la giusta solennità all’evento, la presenza della vice presidente della Camera onorevole Marina Sereni che con il suo discorso ha concluso la cerimonia (intervento allegato), dopo gli interventi del sindaco Fabrizio Matteucci del presidente della Provincia Claudio Casadio e del vicepresidente dell’Anpi provinciale Sergio Frattini (intervento allegato).

Come annunciato, dopo la cerimonia ufficiale, la piazza si è riempita dell’atmosfera festosa grazie all’esibizione del musicista Ambrogio Sparagna che ha coinvolto i presenti in quello che è diventato l’inno della Resistenza , la canzone Bella ciao.

Questo l’intervento del sindaco Fabrizio Matteucci. 

Onorevole Sereni, Signor Prefetto, Autorità, Partigiane e Partigiani, Cittadine e Cittadini,  oggi celebriamo una data importante per l’Italia e per la nostra comunità. Settant’anni fa cominciava un lungo percorso di ricostruzione del nostro Paese. Un Paese straziato dal dolore, messo in ginocchio dalla guerra e dall’oppressione della dittatura nazifascista, ma con davanti a sé un orizzonte di speranza e un desiderio fortissimo di rimboccarsi le maniche per ricominciare su basi nuove.  Questo percorso è stato reso possibile dall’impegno generoso di migliaia di donne e di uomini che hanno sacrificato una parte importante della loro giovinezza e in molti casi anche la vita, perché tutti potessero essere liberi e potessero godere degli stessi diritti. Molti di loro non sapevano neppure se dal loro sacrificio sarebbe nato qualcosa. Questo non impedì loro di lottare per quelli che c’erano, che non c’erano e anche per chi era contro lasciandoci in eredità un grande insegnamento: ci sono battaglie che vale la pena combattere sempre, quando in gioco ci sono valori fondamentali come la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la dignità umana.

Oggi rendiamo omaggio e ringraziamo quelle donne e quegli uomini che si ritrovarono a combattere insieme, forti di un patrimonio di ideali e valori comuni. Oggi diciamo grazie alle truppe alleate, ai soldati che abbandonarono il regime, alle migliaia di italiani e di italiani, che pur non prendendo parte direttamente alla lotta partigiana la sostennero rischiando la vita delle loro famiglie. Ringraziamo uomini come Boldrini e Zaccagnini che hanno reso onore a Ravenna e al Paese. Rivolgiamo un pensiero a tutte quelle vittime innocenti, ai bambini, agli anziani, a quelle famiglie intere morte sotto i bombardamenti e sterminate nelle rappresaglie. Giornate come questa servono a ricordarci che la democrazia non è mai una conquista definitiva, ma va rinnovata ogni giorno con il nostro impegno a non abdicare mai a quei valori e a rispettare sempre i principi fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. Quelle donne e quegli uomini combatterono anche per affermare il principio di una giustizia autentica, per radicare il principio del rispetto delle regole come presupposto dell’uguaglianza sociale. 

RISPETTARE i principi fondamentali della Costituzione significa diffondere la cultura della legalità, significa contrastare con forza l’infiltrazione della criminalità organizzata che mette in pericolo anche territori dai solidi anticorpi democratici come il nostro. Significa combattere la corruzione, un male oscuro e terribile che mina la tenuta sociale del nostro Paese. Oggi questo male oscuro ha raggiunto livelli che non possiamo più accettare. La percezione della corruzione nelle istituzioni in Italia sfiora il 90 per cento, lo dice uno studio dell’Ocse. Un ben triste primato, un’ipoteca pesantissima sul futuro del nostro Paese. La corruzione è una sorta di tassa occulta che grava sulle tasche delle famiglie togliendo risorse economiche fondamentali per la ripresa economica dell’Italia. La corruzione umilia il merito, fa venir meno il principio di uguaglianza, calpesta i diritti di cittadinanza, toglie legittimità agli apparati dello Stato, corrode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni allontanandoli dalla politica.

‘LA CORRUZIONE – diceva Sandro Pertini – è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. Guai se qualcuno, per amicizia o solidarietà di partito, dovesse sostenere questi corrotti e difenderli. In questo caso l’amicizia di partito diventa complicità ed omertà. Deve essere dato il bando a questi disonesti e a questi corrotti che offendono il popolo italiano. Offendono i milioni e milioni di italiani che pur di vivere onestamente impongono gravi sacrifici a se stessi e alle loro famiglie. Quindi la legge sia implacabile, inflessibile contro i protagonisti di questi scandali, che danno un esempio veramente degradante al popolo italiano’. 

Un’affermazione quanto mai attuale che ci fa capire come ci troviamo di fronte ad un male antico, che non abbiamo potuto o forse voluto riconoscere e affrontare da subito e fino in fondo, assumendoci, come andava fatto, ciascuno le proprie responsabilità. E’ la politica che deve, per prima, recuperare la propria onorabilità per tornare ad essere bellissima e piena di ideali, come settant’anni fa quando migliaia di ragazzi e ragazze decisero di abbandonare gli studi, il lavoro, gli affetti per combattere per una società più giusta.

Una società migliore. Non possiamo e non vogliamo disperdere il patrimonio di ideali che la Resistenza ci ha lasciato in eredità. Quella di oggi deve essere una giornata di impegno. Impegno a ritrovare la strada che abbiamo perso e riprendere il cammino su quel percorso disegnato con il il dolore, il sacrificio ma anche la speranza. Ma vogliamo che sia anche che sia un’occasione di festa. Per questo vi invito ad andare al teatro Alighieri questa sera dove è in programma un evento speciale dal titolo che vuole essere anche l’emblema dell’impegno che prendiamo oggi: ‘Viva il 25 aprile sempre!’.  La Ravenna di oggi è città partigiana, del Tricolore e della Costituzione. Noi lo ripetiamo in questa piazza: Viva il 25 aprile sempre! Viva la Costituzione, viva la Repubblica.

Intervento del vice presidente Anpi provinciale Sergio Frattini

Autorità civili, militari, religiose, associazioni combattentistiche e d’arma, cittadini tutti, 70 anni fa i partigiani, i patrioti, i gruppi di combattimento Cremona, Friuli, Folgore, i carabinieri, i marinai, i badogliani  e tanti cittadini si unirono all’esercito angloamericano e vinsero il nazifascismo. Fu il risultato di una lotta lunga 20 mesi. Lotta di uomini diversi ma unitaria: in quei mesi rinacque quel sentimento collettivo di aiuto reciproco che già altre volte il nostro Paese aveva saputo mostrare di fronte alle difficoltà.

Qui nella nostra provincia di Ravenna quella nostra riscossa iniziò subito l’8 di settembre, quando, dopo la dichiarazione di armistizio di Badoglio, Arrigo Boldrini prese la parola in piazza Garibaldi e disse poche ma chiare cose: disse che la libertà non la regala nessuno e se un popolo la vuole se la deve conquistare da solo.Fu quella una chiamata alla responsabilità patriottica. Un invito deciso, pubblico e rischioso a prendere in mano il futuro del proprio Paese.

Alla parole di Bulow seguirono i fatti: nella nostra provincia i cittadini che scelsero la lotta furono ben 7649, un numero altissimo. Di questi 974 sono i partigiani che hanno perso la vita o sono restati seriamente invalidi. Ma ancor più grave è il dato sui civili caduti: oltre 5300. Cifre che stanno nella nostra memoria. Lutti di famiglie amiche che conosciamo. Ma soprattutto, cifre che potevano anche non esserci. Lutti che potevano anche non avvenire se gli italiani tutti si fossero comportati con dignità e senso di Patria. Sì. Perché  la guerra poteva essere finita a metà del ’43: Mussolini imprigionato e sostituito con Badoglio; gli Angloamericani nel sud d’Italia che la risalgono; i nostri soldati vinti sui fronti della Grecia, dell’URSS, della Francia, in Africa e di ritorno a casa; nelle nostre città la fame. Noi di guerra già a metà del ’43 non ne volevamo più sapere. Invece Mussolini,tornato libero inventa la Repubblica Sociale Italiana

Un Stato inesistente fino ad allora. E ne diventa il capo. Di nuovo è il Duce e gli italiani  fascisti diventano, addirittura, nazifascisti. Mussolini dichiarò che la guerra doveva andare avanti e chiamò a sé i picchiatori del 1921, del ’22, i picchiatori delle squadracce. Quelli che dopo la vittoria del fascismo alle elezioni del ’24 vennero allontanati perché non servivano più. Troppo violenti e stupidi. 1000 lire (una cifra esagerata per i tempi) e a casa perché il fascismo doveva  mostrare una faccia nuova: pulita. E questi picchiatori diventano repubblichini. Anzi ne furono i quadri dirigenti.

Ma 70 anni fa, dopo 20 mesi di RSI e dopo 20 anni di fascismo, l’Italia rinacque. E dobbiamo ringraziare donne e uomini che con coraggio, sacrificio, soffrendo la paura, il carcere, la morte costruirono l’Italia democratica e repubblicana. La vollero fondare sul lavoro. Protagonisti in questo furono due costituenti che avevano perfetta comunanza di idee: il democristiano Dossetti e il comunista Togliatti. Quest’anno i relatori del 25 aprile che sono nei comuni della nostra Provincia, anche nei borghi, fanno come sempre memoria. Dicono che l’antifascismo è un sentimento collettivo di aiuto reciproco che guarda al progresso sociale e civile degli uomini. L’antifascismo è laicità. Rispetto della persona. Giustizia. È lotta politica onesta per l’Interesse Collettivo. Il presidente della Repubblica Mattarella, tra le sue prime dichiarazioni ha messo il Paese di fronte alla presa di coscienza che l’Italia è in grave pericolo.

Non lo nascondiamo. C’è un attacco integralista che deliberatamente colpisce civili del nostro Paese.L’ANPI, le associazioni combattentistiche, le associazioni d’arma, invitano il Governo a dare conseguenza pratica alla parole del Presidente della Repubblica. Ma non solo: l’ANPI e le associazioni combattentistiche e d’arma dicono che il senso di Patria deve tornare ad essere componente orgogliosa del pensiero degli italiani. E ricorda che, anche ora, a 70 dalla fine della guerra noi italiani dobbiamo guardare alle pagine più nobili della nostra Patria.E allora diventa utile sapere che uomini politici che ci sono maestri come Zaccagnini, Boldrini, Guerrini, seppero superare differenze di partito per partecipare al disegno comune di rinascita del Paese. Anche oggi abbiamo bisogno di un progetto comune per sentirci forti. E quando in una regione come l’Emilia-Romagna il suffragio universale arriva appena al 37,5 % vuol dire che non siamo più solo in una fase di urgenza democratica, ma siamo scesi più in basso.

Ora ci spetta solo la risalita. Risalita che dovrà necessariamente dare risposte al tema  lavoro;  nella articolazione democratica, che deve snellire per vincere l’inefficienza che favorisce la corruttela; nell’applicazione della Costituzione che occorre adeguare perché le società mutano. Lo  hanno detto i costituenti: l’articolo 138 lo hanno scritto apposta. Sono decenni che si parla di ciò, noi ribadiamo la nostra ferma volontà che è possibile riformare, ma che occorre che questi cambiamenti siano il frutto di un lavoro comune e di una condivisione politica larga sulle cose da cambiare, uscendo da settarismi o facili approssimazioni. Viva il 25 aprile, Onore al Gruppo di combattimento Cremona, Onore al presidente del CLN Benigno Zaccagnini, il partigiano Tommaso Moro, Onore al comandante Arrigo Boldrini, il partigiano Bulow.

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