Notizie non solo di sport. Vai Signora, e credici per tutti noi! Nella moto Gp: italians vs iberians.

Notizie non solo di sport. Vai Signora, e credici per tutti noi! Nella moto Gp: italians vs iberians.
Marotta e Agnelli ( rep.) 2 download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO. Milano, in bilico tra voglia di stupire, speranza  e paura, ha reagito all’irrazionale assalto di un manipoli di corvi neri piovuti un po’ da tutta Europa, rapidamente cancellando tutte le tracce inutili del loro violento passaggio. Un passaggio, questo,  peraltro non inconsueto per  una città dal respiro millenario.
Manzoni,  arguisce Guido Rossi ne il Sole24Ore,  nel XIII capitolo de ‘I promessi sposi’, faceva notare come   in certi tumulti “ ci sia sempre un certo numero di uomini che, o per riscaldamento di passione, o per una persuasione fanatica, o per un disegno scellerato, o per un maledetto gusto del soqquadro, fanno di tutto per ispinger le cose al peggio”.
Milano, infatti,  come avverte il Corrierone,  da qualche decennio ha cambiato umore ed è  di nuovo una città viva, aperta, internazionale, capace dunque di rispondere con pragmatica noncuranza a questi ed altri assalti, anche perchè – come riconosce il New York Times –   s’è realizzata come una   originale incubatrice di tendenze alle quali il Mondo odierno non può rinunciare.
E il Mondo, infatti, dopo le  rassicurazioni che davano per ultimato quanto destinato al pubblico, ha potuto mostrarsi alle prime folate di visitatori ( 200 mila solo nella giornata di apertura) con tutta una serie di approfondimenti, proposte, soluzioni nei  padiglioni dei 54 Paesi che li hanno costruiti autonomamente, nei 9 cluster che ospitano gli altri 91 Paesi, nelle aree tematiche e perfino nei i 130 ristoranti che affollano l’ormai mitico ‘pesce’  segnato da una  ‘lisca’ chiamata decumano lunga 1,5 chilometri  ed un cardo di 350 metri almeno. Mancano, è vero, a tutt’oggi, alcune  delle rifiniture. Non tutte marginali.
E tuttavia ,  quello che sembrava un miraggio anche solo a poche settimane dal primo maggio,  all’inaugurazione, s’è rivelata una ‘scommessa‘ sostanzialmente vinta. Dopodichè, precisato quanto sopra, alle critiche dei menagrami,  avremo modo di dare ( eventualmente ) spazio in seguito.
Al momento, quel che più conta, è che ( al  netto degli intoppi e degli scandali ) il Mondo ha offerto a Milano un inaspettato credito, da spendere quanto prima, per tentare di ridefinire un modello di sviluppo del Pianeta che non premi più solo e soltanto i paesi ricchi mortificando esageratamente quelli poveri. Anche perchè, riprendendo uno slogan caro agli organizzatori, potrebbe  darsi che  sia davvero possibile che, una volta consumato Expo 2015, il Mondo e l’Italia, non saranno più gli stessi.

LA SIGNORA PRONTA PER LA COPPA. Spargere eccessivo entusiasmo è pericoloso. Le merengues non sono dolcetti da ingollare tanto agevolmente. Possono, è vero, beccarsi qualche sorpresa sul retro, ma davanti hanno un attacco folgorante. Gli italici,  che proprio nella Signora hanno il loro rappresentante più credibile, di solito non si fanno intimorire dagli attaccanti. Ne sanno qualcosa i todeschi, non solo quelli del pallone, ma soprattutto quelli della storia.
Per l’italico infatti più l’avversario è tosto, o tracotante,  più c’è gusto a batterlo. Questo comportamento nasce dalla vita di tutti i giorni. Che nel Belpaese  spesso, anzi quasi sempre, e da tempo immemorabile, finisce  in mani arroganti ,  frequentemente incapaci, ma pretenziose di adempiere a ruoli dai quali trarre non benefici per tutti ma solo privilegi e rendite personali. Dunque, nessuna paura per Cr7, Bale, Benzema, ma solo grande rispetto per una squadra dalla grande tradizione.
Che poi, le merengues, siano o meno come dice Pirlo la ‘ squadra più importante del Mondo’, questo, come sempre, è da vedere. Se si guarda il fatturato,  al momento,  può anche essere. Se si guardano invece  i risultati sportivi dell’ultimo quarto di secolo c’è qualcuno che potrebbe aspirare a strappargli il titolo. Chi? Guarda un po’, trattasi del  vecchio Diavolo, quello al quale Pirlo ha regalato dieci anni delle sue malie, e che proprio in queste ore è esposto all’attacco d’un tailandese che vorrebbe farselo suo.

Il vecchio Diavolo, infatti, se non andiamo errati, vanta questo curriculum: 5 Champions ( 1988/89, 1989/90, 1993/94, 2002/2003, 2006/2007) e tre finali di Champions ( 1992/93 con Olimpique Marsiglia, 1994/95 con l’ Ajax, 2004/2005 con il Liverpool). Per il Real, invece, 4 Champions ( 1997/1998, 1999/2000, 2001/2002, 2013/20014) con nessuna partecipazione a finali. In totale, però, lo ricordiamo, il Milan ha vinto 7 Champions ( con 4 finali) e il Real 10 ( di cui 6 dal 19955/56 al 1965/66, con 3 finali).

L’altra semifinale vede in campo Bayern Munchen ( 5 Champions) e Barcellona ( 4 Champions).

ITALIANE DI NUOVO AL VERTICE. Non abbiamo una dirigenza adeguata, non abbiamo campi moderni ( tranne lo Juventus Stadium), non abbiamo le entrate più consistenti ( vedi Premier, Liga e Bundes), non abbiamo la tifoseria più civile, non abbiamo neppure la stampa ( tranne qualche ‘rosea’ eccezione) capace dare ali ad  un movimento sportivo tanto complesso ed in attuale difficoltà, eppure, Soloni e imbelli a parte, ce la stiamo di nuovo giocando.
Se la Uefa finisse in un derby italico nessuno avrebbe nulla da eccepire. Se la Signora ce la facesse  a tornare in finale ( 2 Champions, con 5 finali) non farebbe altro che il suo dovere. Potesse poi vincerla quella finale, arriverebbe a tre trofei. Ma di questo avremo modo di parlare poi. Intanto la Signora si gode il suo 31° scudetto ( dei due controversi lasciamo lo spazio ai polemisti), il quarto di seguito. Come è già capitato alla Signora negli anni Trenta. Eppoi, ci chiamano ‘ normali‘.

Marotta, principal manager della Signora, uno scivolone dopo tanto ben di Dio doveva pure averlo. Infatti avrebbe  sentenziato: ” Il calcio italiano è sceso di livello. Se siamo ai quarti è solo merito della ( nostra) squadra”.  Della squadra ( e anche) sua?  Sì, perchè la frase,  di taglio freudiano, che non fa altro che togliere il solito ossigeno al già asfittico calcio nostrano, non è proprio una genialata. Vediamo, modestamente, di farlo ragionare al signor Marotta. Con qualche domanda.
Per lei, allora, la pelota nostrana è un deserto con un solo cammello? Eppoi, come può sostenere che un deserto possa partorire  ( al massimo) un (solo) cammello? Inoltre, quelli che dovrebbero andare nel deserto ad assistere alle corse d’un cammello contro  altro  cammello alcuno, a quali stimoli dovrebbero appellarsi? E infine, mister Murdoch, il pollo mediatico che ad Albione assegna sette miliardi in tre anni, quando dovrà rinnovare il contratto  per i diritti televisivi in Italia, che ragione avrebbe di sborsare ancora tanti soldi ( un miliardo ca) ad un campionato con un  cammello soltanto? Morale: la fortuna nostra e altrui, a volte, bisogna guadagnarsela. Se necessario, anche col silenzio.

IL VALE ABBACCHIATO. Forse, il nostro Vale, s’aspettava qualcosa di diverso dalla pista di Cataluna. Eppure, tutto sommato, non gli è andata male. Terzo, dietro al risorto Lorenzo e all’eroico Marquez, non è un risultato da gettare al vento. Arriveranno altre piste più favorevoli a lui e meno ai due draghi iberici. Del resto, il nostro, esemplare sopravissuto di combattente italico, non avverte nel sangue timore alcuno per gli iberi, ribelli, audaci, ma più volte sottomessi dagli avi suoi.
Il Dna, quando serve, alza la sua voce. Che conta più di quel che non si creda. Motivo per cui nessun rammarico: la lotta resta aperta, così come la strada verso il Decimo titolo, che se arrivasse bisognerebbe andare a cercare nelle ‘ res gestae‘ qualche slogan, o qualche concetto, per celebrarlo adeguatamente. Al momento Valentino tiene una ventina di punticini di vantaggio su Lorenzo e Marquez. Pochi? All’ impenetrabile fato l’ardua sentenza.

 

 

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