Notizie non solo di sport. Qualcuno non vuole italiane in finale? ‘ O sole mio’, De Laurentis canta a Platini.

Notizie non solo di sport. Qualcuno non vuole italiane in finale? ‘ O sole mio’, De Laurentis canta a Platini.
Notizie non solo di sport. Qualcuno non vuole italiane in finale? ' O sole mio', De Laurentis canta a Platini.

LA CRONACA DAL DIVANO. Potevamo farcela, probabilmente, non ce la faremo. La Viola, dopo avere sbagliato ad inizio gara l’incredibile, è poi capottata nella ripresa. Il 3-0 a favore degli gli esperti maneggioni del Siviglia, appare ostacolo troppo alto per essere saltato al ‘Franchi’. Impresa invece ancora possibile per il Ciuccio, che al San Paolo è stato raggiunto a fine gara da un gol regalato dall’arbitro che non ha visto un fuorigioco grande quanto casa sua.
Evidentemente, come annusa De Laurentis, c’è qualcosa che bolle nell’aria. Aria Uefa. Aria Platini. che qualcosa alla Liga dovrà pur dare soprattutto se, in finale, con il terribile Barca, può finire l’unica squadra che lo può battere: la Juventus. Inferiore forse per talenti, ma certo più squadra e più rocciosa in ogni reparto. Ostacolare il divino Messi, e il Pepp insegna, non è possibile. Anche se, vogliamo sottolinearlo, lui, con noi, con i suoi consanguinei, egli poco balla.
I gol, infatti, a noi marcati, sono scarsi e talvolta discutibili. Chiedere al vecchio Diavolo. Nulla di strano, però, perchè anche Cr7, con noi, almeno fin qui, poco balla anch’egli. Con il paese dove ha preso nuovo alloggio  l’Araba Fenice nessuno può permettersi di scherzare. Il paese può uscire battuto, può, ma se ci sono qualche prosciutto o mortadella in palio statene certi che vuol farsi un ‘panino‘ o con  calda piadina o con  calda spianata ( cosparsa di rosmarino fresco).

IL TERRIFICANTE MESSI. Leonello Messi, all’anagrafe argentino, ma nel dna recanatense, deve avere iniziato una delle sue (sette) vite. Il Bayern, che oltre all’animus pugnandi del miglior allenatore sul campo, conta anche il miglior portiere al Mondo, ha appreso l’evento inaugurale  in diretta. Visto che, al nino del Barca, sono bastati pochi secondi per affondare l’imponente  Bismarck teutonica, indebolita da pesanti assenze ( Robben), è vero, ma pur sempre una inaffondabile.

Se la nostra Signora ci fa il miracolo di tenere a bada i blancos, potrebbe essere lei a dover chiedere al fenomeno blaugrana di starsene un po’ quieto. Tanto più che siamo stati generati dallo stesso sangue. Altrimenti, quale altro rimedio trovare per zittire il cinguettio d’un fringuello come quello? ” Il talento non si annulla”  aveva appena ammesso, alla vigilia della debacle,  il Pepp, che proprio sulla sua pellaccia s’è visto marchiare una serie di genialate da gioco del calcio quali raramente,  anche lui, avrà mai visto.

PROBLEMA PLATINI, PROBLEMA PODGBA ( RAIOLA). Raiola, il demiurgo che fa e disfa squadre, vuol portare il francesino della Signora alla corte di qualche spendaccione. Sì, perchè il demiurgo, ama alla follia il luccio di monete dorate e sonanti. Col Balo ha fatto la stessa cosa. Con l’Ibra, pure. E’ fatto così. Solo che, i poveracci, mal consigliati, si sono di certo ingrossati i portafogli, ma non proprio le carriere loro. Infatti, non son pochi quelli che vorrebbero tornare.
Al Paul, ora, sulla traccia degli altri migranti dal ‘ campionato che non conta ( più un lira per far cantare un cieco)’, consiglia lo stesso percorso. Andare, magari al Psg, per farsi una pensioncina super dorata; o al Chelsea, ultimo arrivato nella nobiltà europa ( solo 5 scudetti e una Champions), per masticare le velocità della Premier; o al Barca, dove tra tanti fenomeni, probabilmente, manco si accorgerebbero di averlo in campo. Certo che, se fosse davvero ben consigliato, qualche domanda dovrebbero spingerlo a farsi.
A chi giova che se ne vada nell’Altrove, rispetto ad una squadra dalla ‘solidità totale’ come la Juventus? Che dell’alta nobiltà fa parte ( 2 Champions + altre 5 finali, 31-33 scudetti in un torneo  per decenni ‘ campionato mondiale per club’), consentendogli inoltre di crescere al meglio dentro un nido che lo protegge e lo sta facendo diventare ( davvero) grande. Nell’Altrove, per lui, è scontato che si prospetti altrettanto? O non andrà a finire come altri fenomeni del Raiola,  sedotti e abbandonati?
E tuttavia, il problema può essere visto anche così: se la Juve, che viaggia ormai verso 1 350 milioni ( e oltre) di bilancio ( con incrementi sbalorditivi rispetto a quelli, ad esempio, del Real in fase di frenata) vuol cedere Podga o la fa perchè non crede fino in fondo in lui; o lo fa perchè incassare 100 milioni da qualche spendaccione non è cosa a tutti i giorni, visto poi che il ragazzo ( pur bravo) può essere ( adeguatamente) rimpiazzato.

Su monsieur Platini, invece, francese in Italia e italiano in Francia, la ‘ canzone’ che gli ha intonato De Laurentis  può andare fiera anche al cospetto di ‘ O sole mio‘. Monsieur, infatti, ne combina di cotte e di crude, come il suo mito Blatter; a partire da quel fair play finanziario, che sembra più una panacea  che una medicina.  Mentre per il passaporto biologico si continua a non dar segnali e per l‘occhio di falco si fa finta di non vedere. Se questo è il bene maximo non è meglio tornare ai tempi di Artemio Franchi ?

IL GIRO D’ITALIA. E’, il Giro, una di quelle manifestazioni che non bisogno di tanto per evocarsi. E’ un po’ come l’elenco dei caduti del grande Toro: basta, infatti, pronunciarli, che alla gola sale il groppo d’un ricordo indelebile. Il Giro che poco o nulla ha da invidiare al Tour ( budget a parte), anzi, certamente più duro e imprevedibile, con le sue tappe piene di gente e di insidie. Al Tour ci sono giorni in cui sotto il sole di luglio si rischia lo sbadiglio; al Giro no, perchè anche se qualcuno organizza pennichelle ci pensano i tracciati, nervosi, infidi, anche quelli più inattesi, a scompaginare i piani dei fannulloni.

Il Giro, dunque, quest’anno da Sanremo a Milano ( 21 tappe, 3486 chilometri), con il carico indistruttibile delle sue storie, dei suoi miti senza tempo. Intanto si sappia che, per entrare nell’album di quelli che restano, bisogna fare doppietta: Giro e Tour. E di questi, sull’album, ce ne sono pochi: Fausto Coppi, il campionissimo; Anquetil, il signore del tempo; Merckx, il cannibale; Hinault, un tasso sempre vincente; Roche, in volo un anno intero; Indurain, l’hildago più elegante; Pantani, il pirata da montagna.
Fausto Coppi, dopo il 49 si ripetè nel 52. Il grande airone, in Francia, ci andò solo tre volte ( nel 51, quando morì il fratello Serse).  E non per scelta sua. Ma, come facilmente dimenticano i  nuovi Svetonio del ciclismo d’oggi, perchè il periodo bellico gli portò via il ‘cuore’ degli anni migliori per un atleta. Vinse il Giro a vent’anni, nel 1940,  poi, potè approdare per la prima volta in Francia soltanto nel 1949.
Alla grand boucle tornerà nel 1951 ( col dolore nel cuore) e nel 1952, quando pensarono di dare il premio al secondo visto che il primo era ormai chiaramente assodato. Esiodo, quello della Teogonia e delle Opere e i giorni, avesse dovuto parlare di ciclismo e delle sue epoche, chissà dove avrebbe inserito l’epoca dei Coppi ( e Bartali) ? Più che quelle dei loro, pur validissimi,  epigoni?
Secondo noi, per tante ragioni, che qui non è il caso di enumerare, e con un occhio di riguardo verso questo sport  epico, solo e soltanto,  all’epoca degli esseri per la loro natura a mezzo tra gli  uomini e gli dei. E comunque, mitologia a parte, scendiamo in strada ad aspettare ancora una volta il silenzioso fruscio delle ruote colorate del Giro.

Ti potrebbe interessare anche...