Forlì. Inaugurazione del nuovo Auditorium di San Giacomo con i concerti di Francesco Prode e Evan Parker.

Forlì. Inaugurazione del nuovo Auditorium di San Giacomo con i concerti di Francesco Prode e Evan Parker.
Evan Parker

FORLI’. Il Comune di Forlì inaugura il nuovo Auditorium di San Giacomo – sito in Piazza Guido da Montefeltro a Forlì – con un programma in cui ha coinvolto Area Sismica per due concerti d’eccezione:

SABATO 30 MAGGIO – ore 23 Francesco Prode. Il simbolo della nuova musica in una traiettoria attraverso il tempo Gyorgy Ligeti: Musica Ricercata Robert Schumann: Sonata op 11 in fa diesis min

DOMANICA 31 MAGGIO – ore 18 Evan Parker solo. In esclusiva per l’Italia, in occasione della ristampa della pietra miliare ‘Monoceros’.

FRANCESCO PRODE. Pianoforte. Musicista rivelazione della Biennale Musica di Venezia 2014, grazie a una interpretazione del tutto personale di ‘… sofferte onde serene …’ di Luigi Nono e con una grande passione per il contemporaneo, tenuta a battesimo nel 2005 da Karlheinz Stockhausen a Kuerten, Francesco Prode è stato definito dalla critica internazionale “simbolo della nuova musica”.

Grazie alla sua straordinaria capacità di essere profondamente dentro codici culturali e interpretativi differenti, riesce a cogliere l’essenza musicale dei compositori di tutto il mondo: dalla Corea del Sud, alla Cina, alla Francia, agli Stati Uniti. Dal giugno scorso Prode è il pianista ufficiale del New York City Electronic Music Festival. In Italia e in Europa le affinità elettive di Prode lo conducono a dialogare e lavorare attivamente con compositori del calibro di Ivan Fedele, Denis Smalley, Marco Stroppa, Mark Andre, Alessandro Solbiati, Martino Traversa, Riccardo Panfili, Colombo Taccani. Le sue interpretazioni sono state trasmesse da radio storiche nella diffusione della musica contemporanea come WDR 3, Rai Radio 3, Radio Cemat. Recentemente le energie di Prode hanno messo a nudo la contemporaneità della Grande Sonata op 11 di Robert Schumann. Proprio per questo Radio Vaticana gli ha dedicato due puntate nella trasmissione Diapason andata in onda a livello mondiale. Numerose le sue prime esecuzioni, tra cui la prima mondiale di ’2×5′ e ‘City Life’ di Steve Reich nella Sala Sinopoli del Parco della Musica di Roma.

Francesco Prode è un’opportunità che la musica contemporanea ha per essere dipanata, raccontata, divulgata. Da oltre dieci anni lo studio e la passione viscerale per questa arte lo ha portato a confrontarsi con i più grandi “padri nobili” del ‘900. Tra questi, il sommo Stockhausen, il quale apprezzava di Francesco l’individualità di un suono, tutto impastato di spessore emotivo, che riesce a rendere comprensibile ciò che è complesso, distorto, esteticamente ancora non accettabile. La qualità del suo suono è una voce narrante che guida l’orecchio del pubblico attraverso le durezze di una musica che altro non fa che rappresentare le difficoltà e la solitudine del presente. Francesco non è un esecutore, non è un interprete. È un creatore. Quando suona offre al pubblico lo straordinario spettacolo di un artista che sta ‘vivendo’ qualcosa non scritta per lui, ma da lui. Una potente capacità immaginifica e fisica in grado di trasformare il non senso, in significato compiuto.

La sua arte interpreta perfettamente la scomodità della musica contemporanea, anzi questa ne è il principale nutrimento. Francesco esprime la contraddizione del presente come profonda vocazione spirituale e carnale. La sua musica è una sinestesia, non è prescindibile dalla sua incredibile presenza scenica. Per apprezzarlo profondamente è necessario “viverlo” mentre offre al pubblico la sua raffinata capacità di giocare su piani sonori, armonici e ritmici contraddittori.

EVAN PARKER. Sax In . ‘La Provincia dell’Uomo’ Elias Canetti scrisse ‘non basta pensare, si deve anche respirare. Pericolosi sono i pensatori che non hanno respirato abbastanza’. Nella musica di Evan Parker il pensiero e il respiro sono continui, ognuno è parte dell’altro. – Stuart Broomer

In occasione della ristampa di quella pietra miliare della musica che è l’album “Monoceros” e a distanza di vent’anni dall’ultima apparizione sul palco di Area Sismica, torna a Forlì un artista semplicemente leggendario: Evan Parker. Nato a Bristol nel 1944 ha iniziato a suonare il sassofono all’età di 14. Nel 1962 era uno studente di botanica alla Birmingham University, ma un viaggio a New York, dove vide Cecil Taylor nel trio con Jimmy Lyons e Sunny Murray, sconvolse la sua vita. ‘Ascoltai una musica di una forza e intensità tale da segnare il resto della mia vita. Tornai con le mie ambizioni accademiche a brandelli e il sogno disperato di una vita suonando quel tipo di musica – “free jazz” lo chiamavano allora’. Nel 1966 si trasferì a Londra, diventando assiduo frequentatore della Little Theatre Club, centro della emergente scena free jazz della città, e fu presto invitato dal batterista John Stevens ad aderire alla Spontaneous Music Ensemble, che stava sperimentando nuovi modalità di improvvisazione di gruppo. Il primo album inciso con la Spontaneous Music Ensemble fu “Karyobin”, del 1968, che vedeva, oltre a Parker e Stevens, altre future figure di rilievo: Derek Bailey, Dave Holland e Kenny Wheeler. Iniziò una collaborazione di lunga data con il chitarrista Bailey, con il quale creò la Music Improvvisation Company e, nel 1970, co-fondò con Tony Oxley l’etichetta Incus Records. Nello stesso periodo conobbe il bassista Peter Kowald, che lo introdusse nella scena del free jazz tedesco. Fu così che venne coinvolto da Peter Brötzmann nel suo ottetto, con cui incise un album rimasto nella storia: Machine Gun.

Nel 1970 si unì al pianista Alex von Schlippenbach e al percussionista Paul Lovens, un altro trio al limite della mitologia, di cui è ancora membro. Gli anni ’80 e anni ’90 hanno portato Parker a suonare con alcuni dei suoi primi eroi: ha lavorato con Cecil Taylor in piccoli e grandi formazioni, suonato con Rashied Ali, Ornette Coleman, registrato con Paul Bley. Famose le sue collaborazioni con Anthony Braxton, Steve Lacy, George Lewis, Roscoe Mitchell, George Lewis e Wadada Leo Smith. Ha avuto anche contatti con la musica pop, in particolare con Robert Wyatt, Annette Peacock e David Sylvian. Da sempre attivissimo (appare in oltre 200 registrazioni), ha recentemente creato formazioni in trio, quartetto e settetto con i protagonisti della scena musicale attuale, come Steve Noble, Jonh Edwards o come Alexander Hawkins, Peter Evans e Hamid Drake o Paul Obermayer e Richard Barret.

Anche se ha lavorato a lungo in formazioni grandi e piccole, Parker, forte del suo spiccato virtuosismo, ha sconvolto il mondo della musica per il suo solo al soprano, con cui ha trasformato il linguaggio e le tecniche esecutive, incentrando particolarmente la sua esplorazione nella respirazione circolare. La musica che ne risulta è ipnotica, un flusso di suono densamente strutturato, che Parker ha descritto come ‘l’illusione della polifonia’, tanto che molti trovano difficile credere che un uomo da solo possa creare una tale varietà e complessità musicale. Le prime registrazioni da solista di Parker risalgono a metà degli anno ’70, ma ancora oggi altisonanti penne della musica, come Steve Lake, scrivono: ‘Non c’è ancora qualcosa nella musica, jazz o altro, che assomigli lontanamente a un concerto in solo di Evan Parker’.

Il suo nome è citato da tutti gli ambiti musicali, da quello della classica contemporanea, del jazz, delle scene della improvvisazione più radicale, come una figura fondamentale nella nostra epoca e la sua musica è stata oggetto di numerosi studi, saggi e analisi, portandolo a essere considerato ‘uno dei più grandi strumentisti viventi della musica’ (The Times), ‘tra i migliori improvvisatori di tutto il mondo’ (Chicago Reader) e “una delle voci più originali dell’epoca moderna’(The Wire).

346 4104884 - info@areasismica.it - www.areasismica.it

Ti potrebbe interessare anche...