Ferrara. Al Festival di Altroconsumo il dibattito sul trattato di TTIP sulla trasparenza nelle negoziazioni e le possibili conseguenze. Tanti i dubbi.

Ferrara. Al Festival di Altroconsumo il dibattito sul trattato di TTIP sulla trasparenza nelle negoziazioni e le possibili conseguenze. Tanti i dubbi.
Festa d'Europa. Immagine di repertorio.

FERRARA. Si è chiuso poco fa, nella terza edizione del Festival di Altroconsumo a Ferrara, il dibattito ‘Il Trattato TTIP: rischi e vantaggi. Sui diritti e sul cibo si può trattare?’, presenti sul palco della Sala Estense: Luisa Crisigiovanni, Segretario generale di Altroconsumo ed esperta di diritti dei consumatori; Monique Goyes – Direttore BEUC (The European Consumer Organization); Monica Di Sisto – Vicepresidente di Fairwatch e Coordinatrice Comitato Stop TTIP; Simone Crolla – Managing Director dell’American Cham. of Commerce in Italy e Cinzia Scaffidi, Vice Presidente Slow Food Italia. Moderava il dibattito Nicola Porro, Vice Direttore de Il Giornale.

Cuore del dibattito è stata la discussione sulle modalità di adozione del TTIP, la trasparenza nelle negoziazioni e le possibili conseguenze, non solo dal punto di vista economico ma anche della sicurezza sui prodotti, che l’accordo potrebbe portare.

Luisa Crisigiovanni, Altroconsumo, illustra i problemi del Trattato: ‘L’informazione è la prima arma a disposizione dei consumatori e la mancanza di trasparenza sui negoziati del TTIP ci preoccupa, ci chiediamo se questo trattato, col suo nobile obiettivo di creare posti di lavoro, sia a favore dei consumatori o sia ad uso e consumo degli investitori.Vogliamo una rinegoziazione al rialzo, per tutti i consumatori, anche quelli Americani.Vogliamo dire sì al TTIP, ma un TTIP con standard di sicurezza elevati. Vogliamo un consumatore consapevole, vogliamo una politica che sappia ascoltare e consultare i consumatori prima di decidere. Tutto questo può essere messo in atto se noi consumatori saremo in grado di riappropriarci delle nostre scelte, del nostro ruolo di consumatori consapevoli’.

Monique Goyes, BEUC, ha espresso la posizione di profonda preoccupazione delle associazioni europee sul trattato: ‘È la prima volta nella storia che un Trattato attira l’attenzione di così tanti attori, sia a favore che contro, è questo non può che essere un vantaggio. Il difetto è che il TTIP è discusso da tecnocrati, in segreto, che non ci fanno sapere come procedono i lavori, questa è antidemocrazia, per un accordo che impatterà inevitabilmente sulla vita di tutti noi’.

Già oggi il TTIP, pur essendo ancora in discussione, sta dando i suoi effetti: sono infatti congelate diverse decisioni che la Commissione Europea dovrebbe prendere, questo perché sono evidentemente sgradite agli USA, ad esempio quella sui pesticidi. L’elemento più preoccupante è che questo sarà un trattato Prendere o Lasciare: il Parlamento Europeo non potrà emendare il trattato ma solamente esprime un voto Sì o No, o adotteremo il trattato così come verrà scritto dai tecnocrati o ne rimarremo fuori. Dobbiamno fare pressione sui nostri parlamentari, anche quelli nazionali, affinché difendano alcuni capisaldi dell’Europa come la sicurezza in ambito alimentare’.

Simone Crolla, American Cham. of Commerce in Italy, promuove invece gli aspetti positivi che il Trattato dovrebbe produrre: ‘Questo accordo coinvolgerà i Paesi che producono il50% del PIL mondiale, la mancanza di questo accordo sposterà inevitabilmente gli Stati Uniti a privilegiare l’area del Pacifico. Sono infatti in corso, parallelamente al TTIP, anche le negoziazioni del TTP – il trattato fra USA e Paesi asiatici come India, Giappone e Cina – che, in mancanza di un nostro accordo con gli USA, rischia inevitabilmente di vedere la nostra economia ancora più impoverita’.

Dobbiamo avere fiducia nei nostri negoziatori, mi sembra che questi tecnocrati europei, negli ultimi anni, siano stati in grado di difendere i consumatori: la multa da 1 miliardo di Euro a Microsoft o la moratoria sugli OGM, giusto per citarne alcuni. Non sprechiamo questa opportunità per la crescita economica del nostro Paese’.

De Sisto, Fairwatch, descrive i dubbi di tutte le associazioni che si sono mosse contro il Trattato: ‘Questo trattato non convince moltissime persone, solo in Italia, per fare un esempio, sono oltre 240 le associazioni che chiedono lo stop all’accordo. Un punto del dibattito è la difesa della sicurezza alimentare, bene, nei testi fino ad ora pubblicati non v’è alcuna traccia del mandato dato dai Paesi Membri dell’UE alla Commissione Europea su questo punto. Gli Stati Uniti si sono dimostrati più preparati di noi a dialogare e coordinarsi con produttori e consumatori per accogliere le loro posizioni. Noi Europei siamo profondamente disorganizzati su questo punto. Un modello di accordi diversi è invece possibile, ritornare al multilateralismo e ai tavoli del WTO, vogliamo discutere non soltanto con gli USA ma anche con India, Cina e gli altri Paesi’.

Cinzia Scaffidi, Slow Food: ‘Una volta tanto siamo noi più avanti degli Stati Uniti: in fatto di sicurezza alimentare è l’Europa a rappresentare lo standard di riferimento a livello mondiale, noi giustamente prima ci preoccupiamo del fatto che tutti i cibi che raggiungono le nostre tavole siano sicuri, poi pensiamo ai profitti dei produttori. Dobbiamo difendere e mantenere i nostri pregi nella biodiversità, nelle altissime competenze agroalimentari e nelle eccellenze dei nostri prodotti’.

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