Forlì. Rivisitazione storica ed enogastronomica dei primi decenni del novecento. Un laboratorio tra cibo e dinamiche politiche e sociali.

Forlì. Rivisitazione storica ed enogastronomica dei primi decenni del novecento. Un laboratorio tra cibo e dinamiche politiche e sociali.
mangiare, foto di repertorio

FORLI’. L’Associazione ATRIUM partecipa al 7° Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA‘, che si tiene in tutta Italia dal 25 maggio al 7 giugno. In questo contesto, continuando la collaborazione con la nostra Condotta, abbiamo organizzato la seconda tappa del percorso di rivisitazione storica ed enogastronica dei primi decenni del novecento, per meglio conoscerne il sistema locale del cibo a Forlì.

Per scandagliare il nesso strettissimo che esiste fra il cibo e le dinamiche politiche, sociali ed economiche, il percorso attraverserà luoghi, vicende, immagini, gusti e odori nella vita di Forlì fra il 1911 e il 1925. Sono due date simboliche di grande rilievo per comprendere i motivi che portarono all’instaurazione del regime totalitario. La prima intercetta le esplosive proteste contro la partecipazione italiana alla guerra Italo-Turca per l’occupazione della Libia; la seconda vede l’instaurazione delle cosiddette ‘leggi fascistissime’ che impongono la dittatura. In mezzo eventi straordinari come la Grande guerra, la devastante epidemia ‘Spagnola’, il biennio rosso’. Storia di donne e uomini, di sapori speciali e di prodotti vietati, di dinamiche familiari e adunate di massa.

Al termine del percorso, condotto dallo storico Mario Proli, si terrà un laboratorio, tenuto dai formatori Slow Food Micaela Mazzoli e Matteo Monti, dal titolo I regimi totalitari e ‘la cucina del poco e del senza’.
Il laboratorio prevede delle degustazioni e approfondimenti sulla cucina domestica ai tempi della prima guerra mondiale, basata in gran parte sul riuso, sull’utilizzo dei famosi surrogati (il cioccolato senza cacao, il caffè senza caffè) e degli scarti vegetali e animali (torsoli, bucce, interiora).

‘Già durante il primo conflitto mondiale accanto a pubblicazioni sulla sicurezza e sui comportamenti da seguire per la popolazione civile, anche la cucina aveva avuto un suo specifico manuale: nel 1916 la rivista torinese ‘La donna’ aveva curato l’edizione di Cucina di guerra. Cento ricette di cucina igienica senza carne, firmato da Giulia Peyretti per suggerire come sostituire nell’alimentazione quotidiana cibi divenuti introvabili o troppo costosi.
Non sprecare è la prima regola: ‘Fate attenzione a tutto ciò che viene gettato nelle immondizie. Tutto può essere utilizzato’, un esempio  è  il super brodo di guerra vegetale (2 cucchiai di fagioli, 2 di lenticchie, 2 di fave, 2 di ceci, sedano in abbondanza e tanti erbaggi). Ricettari che illustrano, ad esempio, come utilizzare con profitto i torsoli delle verze, le pelli delle patate, le interiora di pollo, la schiuma del brodo. È il trionfo del surrogato: maionese senza olio, gelatina senza carne, dolci senza zucchero, cioccolato senza cacao, caffè senza caffè. Quello che andiamo a proporre in questa serata, fa parte di una cultura gastronomica portata in rilievo dalla guerra, si potrebbe intendere una cucina essenziale, una parte della memoria italiana utile ed educativa, una pagina importante della nostra storia’.

Il ritrovo è per le 19,30 in c.so Garibaldi, 37, per poi partire, alle ore 20, con il percorso guidato e terminare con il laboratorio. La partecipazione è gratuita, ed è possibile partecipare presentandosi direttamente nel luogo di ritrovo. Gradita è comunque la prenotazione.

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