Notizie non solo di sport. ‘Maronate’ teutoniche a Montecarlo. La ‘rossa’, sveglia, ne approfitta.

Notizie non solo di sport. ‘Maronate’ teutoniche a Montecarlo. La ‘rossa’, sveglia, ne approfitta.
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LA CRONACA DAL DIVANO. Non c’è che che dire, è stato un altro bel week end sportivo:  ’ maronate‘ teutoniche a Montecarlo;  ’ papere e pali’ per un Inter ormai fuori dall’Europa; il Milan redivivo di El Saha;  il Roland Garros tutto contro Djoko; la ‘ delusione‘  Molinari, in ‘ buca’ all’ultimo giorno; il rientro nella realtà del giovane  Aru al Giro di un super Contador; la giovane Italdonne di volley che, alla sua prima internazionale, batte con un secco 3-0 la Cina.

LE ‘MARONATE’ TEUTONICHE. Certo Toto Wolff, team principal della Mercedes, certe ‘maronate’ non se le merita. Quei telemetristi che gli hanno fornito dati fantasmagorici sulle concorrenti in gara, costringendo alla fine il fuggiasco Hamilton a fare quel pit stop ( apparentemente) assurdo che gli è costato il Gp, probabilmente, in futuro, dovranno accordarsi ( e aggiornarsi) meglio tra loro.
E tuttavia, come ha sottolineato Arrivabene, team principale della ‘rossa‘, la ‘ dea bendata‘ non arriva a caso. Qualche sentore d’arroganza teutonica s’avverte qui come in altre situazioni. Lo diciamo da sempre, è il difetto ( storico) maggiore di quelle genti. Brave, bravissime, in tante cose, ma facili a lasciarsi trasportare dall’ebbrezza da ‘Uber alles’. Finendo, proprio nel momento più bello, col dover abbandonare la preda tanto agognata.
Probabilmente succederà ancora. Ed è qui, più che sulle gomme che non vanno in temperatura, che la ‘rossa’ dovrà ragionevolmente puntare nel proseguo del Mondiale. Messi col fiato sul collo, infatti, gli eredi dei Germani, se ne vanno in zampanella. Commettendo quello che,poi,  storici e non storici, difficilmente riescono spiegare.
E comunque: se, da un lato,  la Mercedes in pista nata dallo scellerato regolamento stilato contro la ‘rossa’ resta tuttora l’auto più forte, dall’altro, non manca di punti deboli. Quelli che potrebbero offrire alla ‘rossa‘ lo spunto per la sua sacrosanta ( e universalmente auspicata)  ’vendetta‘. Momentaneamente, è ovvio.
Nell’attesa, infatti,  che anche la ‘rossa’ riesca a modellare un auto nata ( solo ) per scrivere leggende. Evitando, agli ingordi di Stoccarda, la triste e noiosa messinscena di doversi ‘sverniciare’ l’uno contro l’altro. In famiglia, proprio  come sta accadendo ora. Con la lungimirante  benedizione dei mille, simpaticissimi, sorrisetti del Niki.

ORDINE D’ARRIVO GP MONACO. Rosberg ( Mercedes), Vettel ( Ferrari), Hamilton ( Mercedes). Kimmy , invece, è arrivato (solo) sesto.
CLASSIFICA F1: Hamilton punti 136, Rosberg 126, Vettel 98.

IL CALCIO CHE PERDE.  Una inchiesta del ‘Sole 24 Ore‘ aggiorna sul quanto già si sapeva circa le fondamenta economiche della nostra pelota. La ‘rosea’, la benemerita ‘rosea‘,  già nel luglio del 2014, aveva chiarito tanti più o meno noti ( e anche misteriosi) aspetti del calcio italiano.
Incassiamo, insomma, ma spendiamo tanto, anzi, tutto, senza nulla riservare ad investimenti che porterebbero fuori  ’ il nostro diletto sportivo  maggiore’ dalla triste realtà  presente. Nel paese dove ( pare ) sia venuta venuta a nidificare l’ Araba Fenice, evidentemente, si spera più nei miracoli che nella lungimiranza della ragione e del ( perduto )  buon senso italico. E se i ricavi sono cresciuti, in cinque anni, da 2,5 a 2,7 miliardi ( incluse le plusvalenze da calciomercato per quasi 530 milioni),i  costi operativi sono passati da 2,8 miliardi a 2,9 miliardi ( 1,4 il costo del lavoro e 637 milioni gli ammortamenti), nonostante l’incombere del platiniano fair play finanziario.

In pratica si continua  a dilapidare gli enormi introiti televisivi che nel triennio 2015.2018 saranno pari a 1,2 miliardi, senza destinare una quota agli investimenti. O se volete alle infrastrutture, obsolete, cadenti, sempre meno frequentate, eppure, capaci ancora di alimentare un fenomeno che non ne vuole sapere di aggiornarsi.
Anche perchè, con tal passo, non si va da nessuna parte. Ci fosse un Ballon d’or all’insipienza bisognerebbe darlo qui, e a ripetizione, mettendoli in fila tutti i nostri ‘maghi‘ e ‘maghini‘ : dagli illuminati della Federazione agli altri delle Leghe, sempre pronti a cadere dal fico davanti a ‘sorprese‘    più o meno inquietanti; dai tanti ‘mangiapane a tradimento’ che pullulano studi, redazioni e siti mediatici,  finanche,  ai tanti insulsi esterofili che invece di rimboccarsi le mani dove il piatto nutre preferiscono celebrare l’Altrove, anche quando questo Altrove ( Premier)  è ( più )  deludente ( o latitante)  del nostro.
Non vorremmo essere tacciati dalla solita mentalità ( anche suo malgrado) costretta al settarismo di juventinità. Ma, se c’è un esempio, da noi e in Europa, oltre a quello del Bayern e pochi altri, che indica una strada di salvezza questo è quello della nostra Signora. Che, forse, manco lei si rende del tutto conto di quel che ha fatto e che, speriamo, può ancora fare.  A partire dal campo, il 6 giugno  a Berlino, contro una formazione di extraterrestri, figlia d’uno dei due  Panda prediletti custoditi in terra iberica.

IL CAMPIONATO.  Tolta la Juve che è campione almeno da Natale, le altre si sono battute come potevano. Sembrava avvantaggiato il Napoli del solito bluff Benitez, ma, alla fin della tenzone, a giocarsi il secondo ( con ammissione diretta ai gironi Champions) e il terzo posto utili per la Coppa dalle grandi orecchie, sono state Roma e Lazio. Il derby ha deciso per entrambe. Roma avanti e Lazio alla prova d’appello con il Napoli.

Sulle restanti poco da dire: applausi alle genovesi ( un poco alterne, alla Viola ( un poco sfortunata, un poco fragile) e al Toro ( buon sangue non mente). Da obliare le prestazioni delle milanesi: mai così in basso, ma così disperate alla ricerca dell’identità che fu. Il Milan, col suo sempiterno patron, cerca soci per investire. Nello stadio, e quella sarebbe la cosa più giusta; ma anche nella futura squadra: italiana o no, necessita di profondi innesti di dna rossonero. Ancelotti a parte.

RISULTATI 37a GIORNATA. ( sabato 23) Juve-Napoli 3-1, Genoa-Inter 3-2; ( domenica) Empoli-Samp 1-1, Cesena-Cagliari 0-1, Chievo-Atalanta 1-1, Palermo-Fiorentina 2-3, Parma-Verona 2-2, Udinese-Sassuolo 0-1, Milan-Torino 3-0; ( lunedì 25, ore 18) Lazio-Roma.

CAMPIONE D’ITALIA: Juventus ( 31 scudetti+ 2 revocati); ZONA CHAMPIONS: Lazio( 66 punti), Roma (67) e Napoli (63); ZONA UEFA: Genoa, Fiorentina, Samp; RETROCESSE SERIE B: Cagliari, Cesena e Parma.

LA FAVOLA DEL GIRO. Anche quando non appare sulle prime pagine, il Giro è sempre l’evento principale. Soprattutto quando lo si sente scivolare festoso sull’asfalto delle strade dove s’affacciano le nostre case. Sempre assiepate di gente. Bambini che gridano di gioia, adulti che non mancano di applaudire anche il più ritardato protagonista di questo sport di eroici faticatori. E ad ogni apparizione, sorgono naturali i tanti ricordi.
Quelli di volti senza tempo, quelli di imprese incredibili. Fausto, il campionissimo, che vinse 5 Giri in un periodo in cui a causa della guerra nel dovette saltare almeno cinque; Gino, l’indomabile avversario del Fausto, più anziano di 5 anni e dunque ancor più penalizzato dall’evento bellico, vittorioso 3 volte; ma anche Binda 5 volte, Mercks 5 volte, Pantani 1 volta, ma dopo aver lasciato una impronta incancellabile e così via.
Oggi la scena è occupata dallo spagnolo Contador. Un corridore preparato, buono su tutti passi, molto attento. A lui, oggi, vanno la palma del migliore e gli applausi più intensi e affettuosi della folla del Giro. Che non bada a colori. Che riconosce solo uomini destinati a sfidare la natura e, spesse volte, il destino. Più o meno crudele, come accade a tutti, ma con la possibilità per loro di ‘ vincerlo‘ lasciando impressi nella gente quei volti che, chissà per quale magia, ad ogni frusciare di ruota, risalgono nitidi alla mente.

CLASSIFICA DEL GIRO ( XVI TAPPA): Contador ( Spa, Tinkoff-Saxo); 2, Aru ( Ita) a 2’28″; 3, Amador (C.Rica) a 3’36″
Le tappe sono 21, arrivo a Milano.

 

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