Non solo attualità. Sempre più insofferente l’Europa anti germanica. Il boom in Spagna di Podemos.

Non solo attualità. Sempre più insofferente l’Europa anti germanica. Il boom in Spagna di Podemos.
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NON SOLO ATTUALITA’. Non ha nulla a che vedere con il cantante Pablo Iglesias Turrion Santa Maria,  vincitore delle ultime elezioni in Spagna, 37 anni, bel ragazzo col codino e il pizzetto.  Pablo Iglesias  respira a  sinistra fin dal primo vagito.  I genitori lo chiamarono infatti Pablo in onore di Pablo Iglesias Posse ( 1850-1925), fondatore del Psoe.
Sulla sua ‘fedina’ personale traccheggiano i giornali spagnoli. E, questo, in particolare sulla sua storia d’amore con Tania Sanchez Molero, 36 anni, leader a suo tempo di Izquierda Unida, e adesso a capo di Ahora Madrid, la lista che nella capitale ha vinto con l’appoggio di Podemos. Su Tania Sanchez pende una denuncia del Partito popolare per ‘abuso di potere, traffico di influenze, uso improprio di fondi pubblici’.
E però anche Pablo Iglesias non è al di sopra d’ogni sospetto visto che Podemos si sarebbe fatto finanziare dal defunto Chavez, dittatore venezuelano, mentre non tutti i soldi accumulati in cassa sarebbero stati regolarmente denunciati al fisco. E tuttavia, di certo, grazie a Pablo Iglesias il bipolarismo in Spagna è agli sgoccioli. Per governare la penisola iberica,  d’ora in poi, occorrerà tornare alle vecchie, famigerate coalizioni.
Due donne tra i vincitori, intanto, sono pronte per le poltrone di sindaco a Madrid e Barcellona. In breve, sembra scoppiata una rivoluzione sulla cui portata occorrerà attendere, come sempre in questi casi, qualche tempo. Di sicuro, qui, ad alimentare tante ‘novità’  in campo europeo è la ‘ miope’, ‘ossessiva’, ‘ implacabile’ politica estera europea ( soprattutto) di matrice tedesca. Podemos non vuole uscire dall’euro. Ma propone un cambio del sistema.

Il voto spagnolo, a Berlino, ovviamente, non è piaciuto. Così come non era piaciuto il voto greco, e come non garberà il voto nazionalista polacco.
Ma se è vero l’assunto che ‘ chi è causa del suo mal pianga se stesso’, è ora, che Merkel e affini, comincino a capire che l’Europa non è fattibile solo e soltanto ad immagine teutonica o nord europea. La leggiadra Europa  ha le sue diversità, da rispettare, da coltivare, da valorizzare. Se si vuol dar corpo ad un progetto duraturo  e credibile e che, una volta realizzato, potrà consentire al Vecchio Continente di recitare, nuovamente, finalmente, un ruolo di primo piano sul Pianeta.

I PRECEDENTI.  Senofonte, l’ateniese che era partito, giovane e ricco avventuriero, per combattere con Ciro il persiano, che aveva guidato fuori dall’Asia i 10 mila greci, che si era trasferito a Sparta e aveva affidato i suoi figli al sistema educativo spartano, che risiedeva non a più di 60 chilometri dal campo di battaglia di Mantinea, concluse la sua storia della Grecia, completata in tarda età, con il resoconto di questa drammatica, caotica,  pagina di storia antica.
“ In tutta la Grecia –  lascia detto – l’incertezza e il disordine furono più gravi di prima. Qui ha termine la mia narrazione; altri, forse, si assumeranno il compito di trattare gli avvenimenti posteriori” ( Elleniche, VII, 27). Nelle sue parole, non è difficile leggere il presagio d’una implosione nazionale imminente. L’audace Ellade, che solo un secolo prima aveva fermato le imponenti armate dei re persiani, ora, s’era infilata in un intrico di rapporti dove tutti erano contro tutti.
Atene contro Sparta; Tebe contro Sparta e, poi, da un giorno all’altro, Tebe contro Atene. E così tutte le altre più o meno importanti città e popoli della penisola; Tessali contro Macedoni, Beoti contro Tessali, Ellenici contro Macedoni e così via, in una spirale di devastanti ‘ passaggi di campo’ senza fine.

La battaglia di Leuttra nel 371 aC aveva segnato l’inizio della supremazia di Tebe. Sparta era in declino, e la politica estera di Atene non le forniva garanzie e sicurezza. Giasone di Fere,  capo supremo della Tessaglia, sostava nella Grecia centrale con un grosso esercito. La lotta per il potere tra sostenitori ed oppositori di Tebe aveva scatenato la guerra civile   nella quasi totalità delle città del continente, mentre il grande impero persiano ( clamorosamente battuto, per due volte, nel secolo precedente) , con occhio rapace, non attendeva altro che il momento propizio per (re)intervenire. Ma Giasone, proprio mentre stava stringendo la morsa sulla Grecia centrale, venne assassinato dal nipote. I due eroi di Tebe: Pelopida, il filantropo culturista, ed Epaminonda, il filosofo vegetariano, s’erano messi sul piede di guerra. Portando le armate fin alle porte di Sparta. Che perse, per la prima volta nella sua storia, il controllo del Peloponeso.
Con le città sottomesse ora in rivolta e gli iloti pronti ad affrancarsi. Era inverno, ma raramente fu vista in moto una macchina bellica tanto imponente e determinata. E mentre l’esercito tebano si allineava lungo la palizzata di Sparta, fu Agesilao, il re spartano, a versare le lacrime più amare. Per la prima volta le sue donne videro il fumo dei fuochi dei nemici a poche centinaia di metri dalle loro case.
Sparta, in quella per lei inusuale circostanza, riuscì a difendere le sue mura, risparmiandosi una umiliazione che avrebbe scioccato l’intero mondo antico;  ma per Sparta, la città governata da guerrieri imbattibili, in quel memorabile passaggio tra il 370/369, si chiuse definitivamente un’epoca. E con questa, in buona sostanza, dopo l’inutile battaglia di Mantinea ( 362 aC), anche quella del ‘ il primo cuore d’Occidente’.
Filippo II il macedone,  padre di Alessandro, infatti, già stava fremendo a nord, oltre i suoi oscuri valichi montani, con occhi di rapace pronto ad intervenire. Per ‘sottomettere’ per la prima volta dopo secoli libere ma rissose città che, dopo la breve universalistica apoteosi del figlio Alessandro, s’avviarono verso la definitiva conquista romana.

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