Notizie non solo di calcio. La parabola infinita di Joseph Blatter. Contro la ‘sua’ Fifa,ora, anche gli Usa.

Notizie non solo di calcio. La parabola infinita di Joseph Blatter. Contro la ‘sua’ Fifa,ora, anche gli Usa.
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LA CRONACA DAL DIVANO.  L’Fbi arresta 7 dirigenti Fifa. Salotto di casa di Joseph Giuseppe Blatter, 79 anni, da una vita alla guida dell’organismo mondiale  del calcio  e pronto ad una nuova elezione, l’ennesima, finchè morte non arriverà.
Gene Gnocchi, al modo suo, ci scherza su: ” Arrestati sette membri Fifa, tra cui due vicepresidenti. Blatter commenta: ‘Fuochino!’”. Qui, però, c’è poco da scherzare perchè il coperchio ( finalmente) sollevato dalla procura generale Usa prospetta un pentola talmente ricolma di malefatte che, al suo confronto, i nostri abituali  ’ scandaletti’  sembrano ‘frutti ‘di patetici rubagalline. La ministra della Giustizia Usa, Loretta Linch,  avverte ” Siamo solo all’inizio”. Sullo sfondo s’alza insomma  lo spettro di una sorta di Norimberga calcistica che chiama a giudizio vent’anni di governo del calcio mondiale.

Dove, dev’essere successo di tutto e di più. In un crescente, fatale, abbraccio planetario di  corrotti e corruttori. Cose mai viste. Speriamo solo che abbiano un seguito. Non tanto sul caso Fifa, ma anche nella nostra Europa, che da troppi anni ama spazzare  polvere sotto il tappeto, soprattutto per quel che riguarda corruzione, appunto, ma anche doping, (certi ) fondi di investimento ( e simili), vendita ( o svendita ) della nostra storia e del nostro maggiore patrimonio sportivo a sceicchi, oligarchi e speculatori i quali  (  tra una contraddizione e l’altra e  nonostante l’illusione del momento ) mal depongono sul suo futuro.

GENIA MALEDETTA. Fosse per noi l’avremmo  spedito da molti anni   ad intonare qualche gorgheggio alpino di cui la Svizzera è celebre. Non potendo dobbiamo, come tutti gli altri esseri umani, assistere alle sue continue, ininterrotte, odiose, sospette, sempre più sospette, escursioni sul teatro principale del calcio mondiale. Sì, perchè, lui, Jopseph Giuseppe Blatter, ormai sugli ottanta, di staccarsi la poltrona incollata al suo maestoso  sederone  manco ci pensa.
Vuole il potere fino alla fine dei secoli. Che, data la vitalità dimostrati, per gli appoggi in campo, potrebbe avvenire anche non avvenire mai. Quando vede l’azzurro, Giuseppe,  va in palla. Gliene  fa di tutti colori. Gli ha inventato Moreno in Corea, non l’ ha premiato a Berlino, lo ha spedito nel cuore umido e remoto dell’Amazzonia con tre rivali una più insidiosa dell’altra. In quest’ultima circostanza, caso mai l’azzurro avesse  passato il turno, senza metterci del suo, sarebbe arrivato  ‘sfatto‘ , grazie anche a trasferte continentali. Il perchè di tanta ‘simpatia‘ di Giuseppe nei confronti del Bel Paese non è dato a sapere.
Probabilmente ci sarà stata di mezzo  qualche sua storia personale, con qualche signora che ha preferito un azzurro  a lui, tutto sommato un bell’omarino, dal petto in fuori come l’alto suo grado comanda, ma certo un po’ moscio davanti ad esemplari mediterranei  dall’appeal focoso. Avrebbe dovuto prendere la sconfitta  sportivamente, caso mai fosse stata così, ma si vede che per lui lo sport era e resta qualcosa di diverso da quel sosteneva il De Coubertin.
E infatti, guarda un po’, quando qualcuno (ri)mette il naso sulle sue presunte (male)fatte ci scappa l’esclamazione ” Finalmente!”.  La sua manona, sì,  di nuovo pescata nella cioccolata. Che a lui, svissserotto più o meno atipico, deve piacere da matti. Soprattutto quella al latte. Con la quale sembra abbia trovato il sistema per ‘far godere‘ mezzo Mondo.Con tutto questo, non si pensi minimamente che non prolungherà la permanenza sul trono Fifa. Resterà. Lo rivoteranno, come nulla fosse accaduto.
A dispetto del Mondo. E non soltanto di quello del calcio. Ma come: non alloggia solo nel Bel Paese la ‘più maledetta genia’  del Pianeta?

IL PERSONAGGIO ( Aggiornamento sul personaggio da Il Messaggero). Attaccato da 17 anni alla poltrona della Fifa, padre padrone di un mondo che macina affari e quattrini all’ombra dello sport più bello del mondo, il 79enne colonnello svizzero punta alla quinta rielezione alla guida della federazione mondiale. Si voterà lo stesso, venerdì, nonostante il ciclone giudiziario che ha investito la Fifa, con due vicepresidenti (Jeffrey Webb delle Isole Cayman e l’uruguaiano Eugenio Figueredo) e un ex componente dell’esecutivo (Jack Warner di Trinidad e Tobago) finiti in manette per corruzione, e un numero ancora imprecisato di indagati, fra i quali lo stesso Blatter.
Unico avversario di Blatter nella corsa Fifa, il principe giordano Ali bin Al Hussein, ma con scarse chance di vittoria. Non è detto che l’azione giudiziaria influisca sulle elezioni, visto che il dittatore del calcio mondiale può contare sul sostegno dei voti africani, di nord e sud America, di parte dei delegati asiatici e alcuni europei. Di sicuro però getta ulteriori ombre su un personaggio, tanto arzillo quanto immarcescibile, lambito da scandali su scandali per i suoi metodi di gestione della Fifa e degli affari Fifa, ma finora sempre uscito pulito. Con lui le casse della federazione si sono riempite di dollari a dismisura, grazie a diritti tv, marketing, pubblicità, soldi usati da Blatter per sostenere i Paesi che sostengono lui, insieme con spese faraoniche degne di un capo di stato per la federazione e i suoi membri. E poi le insistenti voci di corruzione e bustarelle, soprattutto in fase di assegnazione dei Mondiali e in materia di marketing.
Paradossalmente per Blatter, il ciclone giudiziario di oggi nasce da una sorta di autogol proprio sulla corruzione. La Fifa infatti per fugare i dubbi e sopire le polemiche a livello internazionale per l’assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia e 2022 al Qatar aveva incaricato il procuratore americano Michael Garcia di indagare su eventuali illeciti, cioè milioni di dollari usati per comprare il voto dei delegati.
Soprattutto nel caso del Qatar, Paese ricchissimo ma privo di tradizione calcistica, e dalle condizioni climatiche estreme, con temperature di 50 , che sconsigliano vivamente lo svolgimento di un campionato del mondo. Garcia ha indagato poi, a fine 2014, ha preso le distanze dalla Fifa, secondo cui si era accertata la totale correttezza del suo operato. Blatter ha voluto strafare, e la cosa ha insospettito giudici e Fbi che hanno cominciato a indagare per conto loro, fino ai provvedimenti di oggi.
La gestione Blatter è stata caratterizzata da scelte discutibili e contraddittorie anche su moviola e tecnologie in campo e su nuove regole di gioco. Re delle gaffe, Blatter ai mondiali 2006 non andò a premiare l’Italia di Lippi vittoriosa a Berlino; la Federcalcio britannica ne chiese le dimissioni per aver detto che nel calcio non esiste razzismo; scivolò sul mercato dei giocatori (‘Anche Picasso costa’); insultò Cristiano Ronaldo (‘Troppo tempo dal parrucchiere’) facendo infuriare l’interessato e mezza Spagna. Per ‘spiegarè il Qatar disse di aver avuto pressioni da Francia e Germania, sollevando una stizzita reazione dei due paesi. Insomma, affari, gaffe e senso dell’inopportunità, misti a una sapiente gestione delle relazioni personali e delle risorse economiche. Questo è Blatter, l’uomo forte del calcio mondiale.

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