Rimini. Tutto pronto per un fine settimana dedicato al secondo Festival del Rione Montecavallo tra attività e iniziative culturali.

Rimini. Tutto pronto per un fine settimana dedicato al secondo Festival del Rione Montecavallo tra attività e iniziative culturali.
Arco d'Augusto a Rimini, foto di repertorio

RIMINI. Dopo l’esordio dello scorso anno il Rione Montecavallo si appresta alla seconda edizione del proprio festival, che si svolgerà nelle strade e piazze di uno dei quattro rioni storici della città nelle giornate di venerdì 29, sabato 30, domenica 31 maggio.

Un week end ricco di attività e iniziative di carattere culturale, storico ed artistico, insieme a I.TA.CA Festival del turismo responsabile, con passeggiate, percorsi sostenibili, urban game, performance e improvvisazioni teatrale, installazioni creative degli abitanti, mostre, libri e illustrazioni storiche, e tanto altro ancora.

Un festival appunto, che come un frullatore mette insieme tanti aspetti e significati perché, delimitato tra via Garibaldi, i bastioni meridionali e corso d’Augusto, il Rione Montecavallo racchiude molta della storia della Città. Una storia più popolare e meno conosciuta di quella monumentale, ma altrettanto bella e particolare proprio perché questa parte della città, che si apriva attraverso porta Montanara all’entroterra e lungo via Garibaldi al porto, da sempre è stata popolata dai piccoli artigiani e commercianti. La Contrada dei Magnani, appunto, uno degli assi storici portanti della vita cittadina in cui ancor oggi monumenti, scorci, chiese, persone, profumi, le scuole, l’Università, l’Archivio di Stato, corsi d’acqua su cui sorgevano mulini, mura romane e medievali, tesori storici nascosti o venuti alla luce, rumori, danno la percezione della vita quotidiana e tanto altro.

Il Rione Montecavallo e la sua storia

L’origine del Rione come tale si fa risalire intorno al 1200 – 1300 periodo nel quale la città, già delimitata dalle mura, è organizzata in quattro cosiddetti borghi: Santa Colomba, Pomposo, Sant’Andrea, (poi Montecavallo) e Clodio. L’insediamento nella zona è più antico e si presuppone del III secolo A.C. In seguito alla costruzione della Porta Montanara che costituisce la più antica via di comunicazione della città con la campagna. La porta Montanara si apriva all’entroterra così come al cuore della città attraverso la Contrada dei Magnani oggi via Garibaldi. Fin dai primi secoli D.C. Questa via diviene uno degli assi portanti della vita cittadina, da sempre popolata dai piccoli artigiani e commercianti e attivo collegamento tra città e il porto. E’ attorno a Porta Montanara che faceva perno il sistema idrico della città, tra i due fiumi il Marecchia e l’Ausa, mentre il territorio intorno era ricco di sorgenti e corsi d’acqua come la fossa Patara così chiamata per la presenza di eretici patarini. In epoca romana la Patara pare fungesse da cardine del sistema di smaltimento delle acque luride. Un ponte di epoca romana fu scoperto durante lavori di scavo, nel 1980, probabilmente fungeva da passaggio nella fossa. Questo corso d’acqua che costituiva la continuazione del canale dei molini, prima di dirigersi verso l’Ausa, dopo aver attraversato la porta, si snodava dalla parte alta dei Bastioni Meridionali sino a quelle che oggi sono le vie Serpieri, Bertola, Bufalini, Cima. A partire dal 1600 – 1800 la fossa Patara entrò in disuso e per problemi igienici fu tombinata definitivamente in seguito alla costruzione della nuova rete fognaria degli anni 80′.

 

 

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