Roma. Calcio femminile chiede maggiore tutela. Polemiche sulla manifestazione che è passata inosservata.

Roma. Calcio femminile chiede maggiore tutela. Polemiche sulla manifestazione che è passata inosservata.
ahi-ahi manifestazione calcio femminile

ROMA. Ieri abbiamo mostrato il successo delle manifestazioni, oggi voglio approfondire un aspetto che mi ha particolarmente colpito e indignato. Prima però ripercorriamo le fasi che hanno portato alla manifestazione, suscitata dalle presunte parole di Belloli al vaglio della Procura della Repubblica di Milano.
Va detto che l’idea di protestare con una manifestazione nazionale, con sede a Roma, è da attribuire a Elisabetta Cortani (SS Lazio), prontamente condivisa ed estesa dal sottoscritto in 12 capoluoghi di regione per dare la possibilità a tutto il movimento di partecipare attivamente e promuoversi.
La notizia ha sollevato da subito un grande interesse: per la prima volta nella storia del movimento il calcio femminile solleva la testa e lo fa in tutte le principali città italiane. E’ un boom di consensi, in pochi giorni l’articolo pubblicato dal nostro sito sorpassa le 3000 visite, nei social si scatenano le condivisioni e i famosi “mi piace”. Le società ci contattano per organizzare, con orgoglio, la manifestazione nella propria regione.

Ma come spesso accade nel nostro movimento, dall’euforia di un’idea si passa alla mancanza di concretezza nel realizzarla. I motivi possono essere multeplici e tutti meritano il massimo rispetto (a parte chi scredita il lavoro altrui): si va dai punti di vista diversi all’immobilismo di chi teme di esporsi per niente. “tanto non cambia niente” è una delle tanti frasi ricorrenti tra gli addetti ai lavori, distrutti nell’autostima dalle tante promesse, infrante, che hanno generato tanto pessimismo e convinzione che siamo uno sport che non vale niente, da terzo mondo.
Viene chiesto, senza esito e risposta, il patrocinio all’AIC e AIAC.

Le organizzazioni in alcune città, loro malgrado, ci comunicano che le calciatrici non partecipano senza la condivisione dell’AIC e sono costrette ad annullare l’evento. Altre società rinunciano per la mancanza di tempo a disposizione per organizzare un evento degno dell’importanza della manifestazione.

La promotrice Elisabetta Cortani a Roma congela la manifestazione (Palermo e altre città la seguono) e con un post su facebook spiega le sue motivazioni:” [.....] hanno invece scelto alla luce dei quanto deliberato dal consiglio federale del 26 maggio di congelare l’iniziativa, aspettare di avere chiarezza e certezze in tempo brevi…’

L’AIC fa girare una mail alle sue associate con il seguente testo dal quale si evince che l’autore sia Katia Serra: “riguardo alla manifestazione di domani vi giro il messaggio di katia serra (AIC): AIC non impone nulle alle sue associate. La regola generale è che ci si deve sempre informare bene con fonti affidabili e ascoltando anche le controparti. E ragionare con la propria testa, ascoltando chi ha più esperienza e conoscenza su queste dinamiche. E AIC, alla stregua di AIAC, oltre alla capacità sono governate da persone che da tempo dimostrano di tenere al movimento femminile. Nello specifico, in questa fase in cui c’è stata un’apertura non ha senso protestare e, inoltre, le rivendicazioni e proteste vanno organizzate con criterio. Riteniamo insensato fare pubblicità a una manifestazione che non riunisce tutti. Più avanti nel tempo, se l’apertura ricevuta da FIGC non porterà all’obiettivo che tutti insieme dobbiamo costruire, allora si faranno nuove riflessioni”.

Io non mi arrendo, l’argomento è scottante e umiliante e vado avanti insieme alle società che credono che il rispetto della dignità umana sia più importante degli interessi di quartiere e rispondo a tutti con un articolo che in sintesi riporta: “Non mi interessa aspettare l’esito delle trattative di sviluppo avviate tra AIC-AIAC- FIGC, tantomeno voglio attendere i dettagli di quanto deliberato dal consiglio federale del 26 maggio, a pro di poche società… la dignità umana, la qualità della vita, l’eguaglianza sono diritti che devono precedere ogni interesse, personale e di associazione di categoria.. ”

La mia indignazione è scattata con le parole scritte alle associate AIC, a me inviata da alcune calciatrici in disaccordo con quanto a loro consigliato dal loro sindacato. Non ho verificato l’autenticità dell’autore del messaggio perchè Katia Serra da tempo non risponde ne ai messaggi ne alla telefonate: adesso è un istituzione, un’opinionista TV, un’allenatrice, una ex calciatrice internazionale professionista etc etc e si fa forza delle posizioni raggiunte con tutto il movimento e non ha tempo per i comuni mortali come me. Pertanto non l’ho chiamata, do fiducia a chi mi ha mandato il messaggio che ho
riportato testualmente, senza modificare la forma del contenuto… ma tanto siamo abituati alla sua dizione televisiva…

Ci tengo a premettere che rispetto sempre chi la pensa diversamente da me anche se lotto per le mie convinzioni, pertanto:

- ritengo legittimo cambiare idea, anche all’ultimo momento, su di un impegno preso, motivando le ragioni che portano a congelare un’iniziativa senza screditare chi invece va avanti per la propria strada;
- ritengo legittimo anche chi da subito non ha ritenuto giusto parteciparvi;
- rimango però indignato da chi critica il lavoro altrui con il contenuto, sopra riportato, dell’AIC alle loro associate.

L’autore del messaggio “non impone di non partecipare” ma allo stesso tempo consiglia a “non pubblicizzare la manifestazione” e sollecita le stesse a informarsi da fonti affidabili, anche ascoltando le controparti.
Ma quali controparti dovete ascoltare? chi ha discriminato il movimento fino adesso? calciodonne.it non è una fonte affidabile e non ha l’esperienza e conoscenza (ventennale) sulle dinamiche? Ma poi, quali fonti affidabili servono per
organizzare una manifestazione (approvata dalla Questura) che protesta contro le discriminazioni?

Ma ciò che mi ha lasciato di stucco è quando dice che “in questa fase in cui c’è stata un’apertura non ha senso protestare”. A mio avviso, è come dire: non importa se ci discriminano da sempre e vi trattano con disprezzo, l’importante adesso è
l’apertura con la FIGC …, quindi silenzio, abbassate la testa e sopportiamo senza protestare.
La chicca è quando scrive: “le rivendicazioni e proteste vanno organizzate con criterio” e qui si supera in tutta la sua vanità. calciodonne.it e le società di calcio femminile che hanno organizzato la manifestazione non hanno agito con criterio?
- il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha partecipato attivamente ad una manifestazione senza criterio?
- il Comune di Milano e la sua assessora Bisconti hanno fatto un comunicato sul sito ufficiale del Comune di Milano di una manifestazione senza criterio?
- l’Associazione Antiviolenza Donne Ananke (onlus D.i.R.E) e Leila Kechoud, Consigliera della provincia e del comune di Pescara e per le Pari Opportunità hanno partecipato alla manifestazione di Pescara organizzata senza criterio?
- Assessori dott. Alessandro Venanzi (Assessore al Commercio e al Turismo), dott.ssa Simona Liguori
(Assessore alla Salute e all’Equità Sociale), dott.ssa Raffaella Basana (Assessore allo Sport,
all’Educazione e agli Stili di Vita) hanno sostenuto una manifestazione senza criterio?

e … poi la ciliegina sulla torta.. “Riteniamo insensato fare pubblicità a una manifestazione che non riunisce tutti (che vuol dire).” e su queste parole lascio a voi lettori le proprie considerazioni.

La mia risposta è stata: “#IoStoConIlCalcioFemminile che scende in piazza per la parità, il rispetto e il riconoscimento del calcio femminile, contro l’omofobia, il sessismo, i luoghi comuni, le discriminazioni territoriali e la violenza negli stadi…”

Ma io dico, da sempre il calcio femminile è discriminato e la presunta frase di Belloli ha finalmente portato alla luce una situazione che ha indignato tutte le istituzioni, perchè nil movimento femminile non deve manifestare per il suo riconoscimento? ma soprattutto perchè è insensato pubblicizzare una manifestazione a sostegno della dignità della donna che ama giocare a calcio? Ma i comunicati li avete letti?

Andiamo nel concreto, cosa ha fatto in questi anni il sindacato dei calciatori e calciatrici (AIC) per dare dignità e parità alle donne?
ha forse indetto una manifestazione contro la discriminazione?
ha fatto scioperare i calciatori professionisti durante le partite di campionato?
… cosa ha fatto?

(Da quel che mi risulta, solo due attacanti come Manolo Gabbiadini e il grande Francesco Totti hanno
difeso il calcio femminile..)

Ve lo dico io cosa ha fatto: lo scioperetto (legittimo) indetto per la finale di Coppa Italia! …che avrebbe portato solo multe e deferimenti alle società finaliste se il consiglio di Lega non avesse sfiduciato Belloli e la partita non si fosse giocata. Questo argomento sarà approfondito nel mio prossimo articolo: “CHI TUTELA LE SOCIETA’ DI CALCIO FEMMINILE?”.

E come ha detto il presidente del Brescia Cesari: “Permettetemi comunque di segnalare la scarsa considerazione dimostrata nei confronti di noi Presidenti delle Società di calcio femminile da parte dell’Associazione Calciatori ed Allenatori in questo frangente i quali hanno preso le loro decisioni senza nemmeno convocarci. Ringrazio comunque le due associazioni per le azioni intraprese a difesa del nostro movimento.

Ma la rabbia e lo sdegno non devono avere il sopravvento sul buonsenso, in quanto reputo la minaccia delle mie giocatrici e delle giocatrici del Tavagnacco di scioperare e quindi non scendere in campo sabato prossimo per disputare la finale di Coppa Italia un gesto sterile e fine a se stesso che non solo non risolverebbe nulla, ma avrebbe poi pesanti ripercussioni in termini di regolamento disciplinare sulle due Società finaliste”.

Come dire dopo il danno anche la beffa. … e continua dicendo:”Ritengo invece che porterebbe ad un risultato ben più ridondante se a questo gesto farebbero seguito altre azioni di protesta, come la rinuncia a presentarsi alle convocazioni della nazionale maggiore nella quale sono convocate più giocatrici di diverse società e che Domenica p.v. dovrebbe partire per l’amichevole con il Giappone amplificando così gli effetti della protesta che coinvolgerebbe poi di conseguenza la Fifa e la Uefa oltre che obbligare poi la ns. Federazione a doversi giustificare con il Giappone’. Questa a mio avviso e un’AIC che più che fare l’interesse del movimento con “criterio” tende a fare l’interesse di poche calciatrici e mette in conflitto atlete e società che, entrambe, sono la parte fondamentale del movimento.

Ma la cosa che non riesco a capire è il discredito gettato avverso la manifestazione e le società che l’hanno organizzata con motivazioni, a mio avviso, in conflitto con il rispetto verso tutte le calciatrici e società.

Pertando, senza voler togliere niente all’AIC per alcune conquiste fatte a sostegno delle calciatrici, credo che un pochino più di umiltà e soprattutto rispetto, verso chi, come noi, ha sempre condiviso AIC e sostiene il calcio femminile da prima di VOI … sarebbe molto gradito anche per riacquistare quella parte di stima annebbiata per merito di una protagonista.

Walter Pettinati

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