Notizie non solo di calcio. Ma la Juve meritava di perdere? La rinascenza del Milan e ( forse) dell’Inter.

Notizie non solo di calcio. Ma la Juve meritava di perdere? La rinascenza del Milan e ( forse) dell’Inter.
Berlusconi a Milanello (rep) download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO. La Signora non ce l’ha fatta a scalare il gradino più alto d’Europa. E’ bastata una distrazione in un tratto di gara che stava dominando, per dare corda ai tre funamboli blaugrana che, in un attimo, con noncuranza, quasi se l’aspettassero, hanno mandato in fumo un grande sogno.  Che, nonostante quel che dice il suo giovin presidente, non sarebbe appartenuto solo alla Signora ma a tutto il calcio italiano.
Carico di problemi atavici e strutturali, con dirigenti spesso e volentieri non all’altezza, diviso, svenduto, percorso da personaggi alla Raiola pronti a fare e a disfare pur di raggranellare danari per sè e per i  loro ( più o meno)  giovani  fenomeni, sbattuti qua e là ma con gli occhi fissi solo ai conti correnti. E che se vanno a puttana poco o nulla conta.  Questo pensa la gente. Questo si doveva non far più pensare più alla gente. Solo che Davide avesse abbattuto Golia. Che il coraggio avesse annullato i bilanci. Che gli onesti lavoratori avessero ridimensionato gli extra galattici dalle prestazioni e dai costi  inavvicinabili, soprattutto in quei paesi dove oltre il 22% dei giovani non ha lavoro.

Ma Eupalla, si sa, è beffarda. Non premia il giusto ma chi sa imporsi, in un modo o nell’altro. E, in questo caso, i blaugrana ci sono riusciti e i bianconeri no.
Sarà comunque, come dice Bonucci, per un’altra volta. Certo che tornare in finale, a Milano, in quel mitico ritrovo del calcio che ha nome San Siro, non sarà agevole. I blaugrana, ad esempio, in finale ci sono andati solo 8 volte in tutta la loro centenaria epopea, vincendo in cinque  occasioni ( quattro negli ultimi anni); stesso computo vale per i bianconeri, che però a stringere la coppa dalle Grandi orecchie ci sono riusciti solo due volte ( una nella tragica, impunita, notte dell’Heysel).

MA CHE VALUTAZIONI SONO?  Quando è circolata la voce dell’accordo ( o preaccordo) tra Berlusconi e mister Bee qualcuno ha avuto da ridire. Come da copione. A Sky, ad esempio, Fabio Caressa, il direttore, non è riuscito a trattenere qual filino d’esterofilia che fa tanto a la page tra l’intellighenzia nostrana. ” Il Milan – s’è chiesto, rivolto alla sua solita, ristretta, corte di commentatori – valutato un miliardo? Allora il Real quanto dovrebbe essere valutato? Di certo, almeno cinque o sei miliardi”.

Probabilmente il Real non lo chiamerà per affidargli il suo marketing. Sa  manovralo, e molto abilmente,  già da solo. Certo è che un appoggino che viene da lontano fa sempre piacere e comodo. Anche perchè, l’appoggino, non tiene conto di ‘ cifre’ che a uno come lui non dovrebbero risultare ignote.  Nello sport, e nel calcio, solitamente, per valere sportivamente ed economicamente più di un altro bisogna andare a fare i conti in bacheca. Il Real, che di Coppe dei Campioni/Champions ne ha vinte 10 ( in 13 finali), precede in bacheca il Milan che di Coppe ne ha vinte sette ( in 11 finali). E detta anche così non si capisce come la prima possa essere valutata almeno sei volte l’altra.
Se, poi, andiamo a fare le pulci agli almanacchi scopriamo che il Real ben sei di quei trionfi li ha ottenuti tra il 1955/1956 e il 1965/1966, ovvero in epoca preistorica. Perchè se andiamo a contare le Coppe dal 1980 ad oggi, ovvero in epoca storica, noteremmo con maximo stupore che il Real ne ha vinte 4 ( in 5 finali) e il Diavolo 5 ( in 8 finali). Ora, non ci addentreremo sui pro e contro dei bilanci e delle valutazioni marketing, non è materia nostra, come forse non lo è  neanche per il Caressa.
A noi, in fondo, che vediamo lo sport, il calcio, lontani dal tintinnare delle monete e degli interessi mediatici, basta controllare il sangue delle protagoniste. Che risulta tanto più nobile quanto più queste lasciano tracce umane e agonistiche  sui podi  delle maggiori manifestazioni nazionali, continentali, extra continentali.
Dire dunque che il candido Real , pur con un bilancio attualmente doppio, valga sei volte il vecchio Milan ci pare perlomeno disinformato. O frettoloso. O di parte. Ma tutto questo, si sa,  che vogliamo farci?, capita spesso all’intellighenzia nostrana.

AGNELLI E BERLUSCA. E comunque il vecchio Milan, e il Berlusca, non la ciucciano di farsi relegare nel dimenticatoio. L’accordo con il tailandese viaggia ne più ne meno sulla falsariga di tanti accordi in essere da anni nella sbandierata Premier. Se il Berlusca ha capacità di contrattazione non è certo una colpa mortale.
Gli inglesi, ad esempio, che nelle ultime Champions e Uefa non avevano una sola rappresentante nelle sedici ( otto+otto) finali, sono riusciti a strappare per il prossimo triennio qualcosa come otto miliardi ( 7 da ‘pollo’ Murdock e 1,2 dai diritti televisivi esteri).
Una volta che anche noi siamo all’altezza perchè farci le pulci. Come ha cercato di fare l’improvvido Agnelli. Che evidentemente da ( giovin presidente promettente ) non ha ancora ben assimilato il prestigio mondiale accumulato tanto in fretta, tornando alle vecchie paure. Come quella per il Diavolo che che in Coppa c’è andato 11 volte, vincendone 7 ( 5 nella sola epopea Berlusca) contro le 2  ( in 8 finali) della Signora.  Agnelli pensi alla sua ‘signora’, ormai un esempio da imitare e non solo al di qua dell’Alpi. Lasci perdere le ciance. Che l’esempio che la Signora sta offrendo nel concreto basta e avanza.

AGNELLI E TAVECCHIO. Altra improvvida uscita il giovin Agnelli l’ha fatta, almeno per noi, con il presidente Tavecchio. O meglio  con l’intero movimento calcistico italiano. Dire  che i risultati della Signora sono solo merito della Signora( e suo) , non solo è ingeneroso ma è anche ingenuamente miope.  Quale gloria avrebbe avuto infatti  Gulliver a vincere il campionato di Lilliput? Eppoi è così certo anche nel deserto non si possano trovare oasi o angoli di verde?
Il Napoli, per parlare, chiaro avesse avuto un altro allenatore, in finale ci andava anche senza l’aiuto della Nato. Sappiamo tutti dei problemi d’un calcio che o per avidità o per incompetenza o per trascuratezza s’è lasciato andare. E tuttavia non esageriamo. Lo cose da fare sono tutte in carnet.
Solo che la Roma realizzasse il suo nuovo stadio, che il Milan lo segua, che San Siro venga riadattato, che il Napoli ristrutturi il San Paolo, che l’Udinese finisca il suo, basterebbe a cambiare le cose dal giorno alla notte. E inoltre non scordiamo che il il Milan ha vinto la sua ultima Champions nel 2006/2007 e che l’Inter l’ha imitato nel 2009/2010. Qualche anno e non qualche secolo fa. Come vorrebbero far apparire gli affamati di prebende, probabilmente, di questi tempi, davvero ridimensionate.

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