Modena. ‘Le urne dei forti’, fino al 27 settembre la mostra che racconta la vita e la morte in Pianura Padana tremila anni fa.

Modena. ‘Le urne dei forti’, fino al 27 settembre la mostra che racconta la vita e la morte in Pianura Padana tremila anni fa.
Modena, foto di repertorio

MODENA. E’ stata prorogata fino al 27 settembre la mostra ‘Le urne dei forti’ ai Musei Civici di Modena. L’esposizione – a ingresso gratuito – mette “in scena” le scoperte derivate dagli scavi nella necropoli dell’Età del Bronzo di Casinalbo e da ricerche con nuove tecniche archeologiche. Il sepolcreto fu scoperto a fine ’800 in prossimità di uno di quegli abitati dell’età del bronzo, noti come “terramare”, che a partire dal 1650 a.C. si diffusero nella pianura padana. Un viaggio nella quotidianità di 3500 anni fa. 

Richiamano i versi di Omero e ci svelano aspetti non solo della morte, ma anche della vita di una comunità della pianura padana di oltre 3.000 anni fa, i risultati degli scavi nella necropoli dell’età del bronzo di Casinalbo (MO) intrapresi dal Museo Civico Archeologico di Modena con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. Ai Musei Civici le nuove scoperte sono al centro della mostra ‘Le urne dei forti. Storie di vita e morte di una comunità del’età del bronzo’, che rappresenta il punto di arrivo di una pluriennale e innovativa ricerca.

12mila 500 visitatori in poco più di cinque mesi di apertura: numeri che hanno convinto gli organizzatori a prorogare l’apertura della mostra fino al 27 settembre prossimo: resterà dunque visitabile gratuitamente per tutta l’estate, agosto compreso.

Il sepolcreto di Casinalbo fu individuato alla fine dall’800 a circa 200 metri da uno di quegli abitati dell’età del bronzo, noti come “terramare”, che a partire dal 1650 a.C. occuparono in modo capillare la pianura padana centrale.

I nuovi scavi hanno consentito di indagare circa un quinto dell’estensione presunta dell’intera necropoli, 12.000 mq, e di recuperare oltre 600 tombe, costituite da pozzetti entro cui erano sistemate le urne cinerarie con i resti dei defunti.

Nel settore interessato dagli scavi sono stati individuati sentieri che isolavano nuclei di sepolture e aree dove si svolgevano rituali precedenti e successivi al rogo funebre. Questi ultimi, ricostruiti grazie alle evidenze archeologiche, richiamano con forza quelli che Omero descrive nell’Iliade raccontando i funerali di Patroclo e quelli di Ettore.

Le ricerche archeologiche e antropologiche hanno, inoltre, consentito di recuperare informazioni sull’assetto demografico, l’organizzazione della società, le condizioni di vita dei suoi abitanti.

Nella mostra “Le urne dei forti” la necropoli è di fatto “messa in scena”, cioè presentata al pubblico attraverso una ricostruzione che conduce il visitatore a percorrere un sentiero dell’area sepolcrale e ad assistere alle cerimonie con cui la comunità affidava il defunto al mondo ultraterreno. Le ricostruzioni, i filmati appositamente realizzati e le voci che nell’oscurità richiamano i versi dell’Iliade, creano una dimensione fortemente evocativa.

Il percorso della mostra prosegue con l’esposizione di gran parte delle urne e dei corredi scoperti a Casinalbo, accompagnati dai reperti di altre necropoli e contesti cultuali dell’età del bronzo dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dal Piemonte e affiancati da immagini, testi, video, slideshow, strumenti multimediali.

La mostra, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con la collaborazione delle Soprintendenze per i Beni Archeologici di Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e della Soprintendenza ai Beni Storici Artistici di Modena e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è curata da Andrea Cardarelli, professore di Preistoria e Protostoria all’Università Sapienza di Roma e da Cristiana Zanasi, curatrice del Museo Civico Archeologico Etnologico.

La mostra è affiancata dall’edizione scientifica della ricerca diretta da Andrea Cardarelli, con la collaborazione di Gianluca Pellacani e il contributo di vari autori del Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma e delle Università di Modena e Reggio Emilia e del Salento.

Perché la mostra si intitola “Le urne dei forti”

La mostra “Le urne dei forti” mette in scena l’essenzialità di ciò che ci rimane di uomini e donne di oltre 3mila anni fa, facendoli uscire dall’anonimato e restituendoci, se non la storia dei singoli individui, l’organizzazione della comunità.

Viene da qui l’idea di intitolare la mostra con il verso dei “Sepolcri” di Ugo Foscolo, il quale – contrario all’editto napoleonico che imponeva di seppellire i morti al di fuori delle mura delle città e stabiliva che le lapidi dovessero essere tutte uguali per evitare discriminazioni fra i defunti – meditava sul concetto che i valori e gli ideali degli individui potessero sopravvivere alla loro morte rimanendo nella memoria di chi resta. Ma il ricordo potrebbe svanire se le sepolture sono impersonali e lontane dai luoghi dei vivi. “La necropoli della terramara di Casinalbo, a pochi chilometri da Modena – spiega Andrea Cardarelli, che ha diretto gli scavi e con Cristiana Zanasi ha progettato la mostra – pare proprio incarnare i timori del Foscolo: collocata fuori dell’abitato, sembrerebbe voler cancellare nell’uniformità minimalista ogni individualità, condannando quella comunità all’oblio. Invece – conclude Cardarelli – oggi gli studi archeologici dispongono di metodologie di ricerca molto sofisticate che hanno ridato voce a quelle lontane vite, restituendo, se non ogni singola individualità, la storia di un’intera comunità”.

Il Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale

Le terramare con i loro villaggi pianificati, la solida organizzazione economica e territoriale, l’assetto sociale delle loro comunità, la grandiosa produzione artigianale erano una delle società europee più avanzate del tempo. Posizionate geograficamente a cavallo fra Mediterraneo ed Europa centrale, proprio in quello stesso periodo che vide il sorgere e la crisi del mondo miceneo,  le terramare rappresentano uno degli aspetti archeologici più significativi per comprendere la storia del continente europeo nel II millennio a.C.

Per favorire una conoscenza di questa civiltà che non fosse veicolata solo dai reperti conservati nei musei, il Museo civico archeologico etnologico di Modena ha dato vita, sul modello dei parchi archeologici nord europei, al Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale, dove è possibile immergersi nel mondo delle terramare. Vi sono riuniti l’area archeologica musealizzata, nella quale è possibile vedere i resti delle abitazioni, e il museo all’aperto che propone la ricostruzione a grandezza naturale di una parte del villaggio realizzata a partire dai risultati degli scavi. Fossato, terrapieno e due case arredate con vasellame, utensili, armi e vestiti che riproducono fedelmente gli originali di 3.500 anni fa sono inseriti in una cornice che ripropone efficacemente l’habitat dell’età del bronzo e consente di aver un’esperienza diretta della vita che si svolgeva in questi villaggi. A rendere interattiva e partecipata l’esperienza uno staff di archeologi propone dimostrazioni di archeologia sperimentale, animazioni e laboratori per bambini e famiglie.

Il parco, che si trova a 10 Km dalla città, è aperto per il pubblico le domeniche e i festivi di aprile, maggio, metà giugno e da metà settembre alla fine di ottobre; per le scuole da settembre a giugno.


 

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