Ravenna. Il sogno si avvera, la nuova parabola del Dance Theatre of Harlem al Ravenna Festival.

Ravenna. Il sogno si avvera, la nuova parabola del Dance Theatre of Harlem al Ravenna Festival.
Harlem (ph Matthew Murphy)

RAVENNA. Preserva con orgoglio le sue radici, innestando purezze neoclassiche su una matrice nera, ma con un’ispirazione che oggi guarda al contemporaneo, il Dance Theatre of Harlem. La compagnia, fondata nel 1969 da Arthur Mitchell e Karel Shook quasi idealmente dalle ceneri del sogno americano di Martin Luther King, ha attraversato una fase di “meditazione” tra il 2004 e il 2009. Anno in cui è approdato nelle mani di Virginia Johnson, storica danzatrice di punta dell’Harlem, che ne ha preso le redini riportandolo a brillare sulle scene dal 2012. A Ravenna, MERCOLEDI’ 17 GIUGNO ore 21.30 al Pala De André, il nuovo corso della compagnia si misura con il suo passato più illustre, dai virtuosismi del Tschaikovsky Pas de Deux  di Balanchine al lirico The Lark Ascending di Alvin Ailey. Sfoggiando i talenti di una giovane compagnia di diciotto elementi – non più solo all black – nei pezzi su misura come Vessels di Darrell Grand Moultrie, che ha debuttato lo scorso novembre, e il frizzante Return di Robert Garland, hit del Dth. 

Vessels è stata espressamente creata per la compagnia da Darrell Grand Moultrie, a nemmeno quarant’anni, uno dei coreografi più richiesti per la versatilità e la carica di passione che mette nei suoi lavori. Richiamato persino dalla pop star Beyoncé lo ha voluto nello staff artistico per il suo Mrs. Carter World Tour.  Il titolo, Vessels (recipienti), si riferisce ai danzatori come contenitori di possibilità, custodi di tradizioni e di eredità che esprimono ballando. Uno scorrere di corpi ritmato dalla partitura minimalista dell’italiano Ezio Bosso (collaboratore molto apprezzato, fra l’altro, da Gabriele Salvatores), un gioco di bravure mai sfrontato che esalta le qualità dei suoi interpreti.

E’ una coreografia lirica, The Lark Ascending di Alvin Ailey – una delle sue poche con inclinazioni neoclassiche come il precedente The River, pur mantenendo i toni caldi delle sue ispirazioni blues. Rimontata per il Dth grazie al National Endowment for the Arts e considerata uno dei capolavori della coreografia americana del Novecento, The Lark Ascending  fu composta nel 1972 prendendo ispirazione dalla musica di Romance for Violin and Orchestra di Vaughan Williams. La nostalgica meditazione su paesaggi della campagna inglese si trasforma in parabola sentimentale in cui l’allodola (rappresentata dalla protagonista) prende il volo, ovvero si risveglia all’amore inseguita dal cacciatore/spasimante. Trama impalpabile di una coreografia ricamata sulle atmosfere più che narrata, rimontata da Elizabeth Roxas-Dobrish inserendo un uso (moderato) delle punte, quasi a sottolinearne il carattere neoclassico e la sintonia con la compagnia di Mitchell e Johnson.

‘Otto minuti di sfoggio di bravura e tecnica classica’: così viene definito il Tschaikovsky Pas de Deux di Balanchine, creato nel 1960 per il New York City Ballet e diventato cavallo di battaglia per danzatori talentuosi. Un intarsio di passi classici perfetto, omaggio al genio coreografico di Petipa e a quello musicale di Ciaikovskij (di cui Mr. B utilizzò un brano inedito scritto per la prima versione del Lago dei cigni).

Miscela originale dell’eleganza del classico resa ardente dalle voci soul di Aretha Franklin e James Brown, Return è una coreografia manifesto dell’arte del Dth. Impegna quasi tutto il cast (dodici danzatori su diciotto totali) in un vortice di passi e di energia che Robert Garland (già membro del Dth in varie vesti) ha ritagliato su misura per lo spirito della compagnia. Si serve frizzante e colorato come cocktail di fine serata.

Dance Theatre of Harlem. Era l’estate del 1963 quando Martin Luther King raccontò il suo magnifico sogno di un mondo di uguali, stessi diritti e stesse opportunità per tutti, senza discriminazione per il colore della pelle. Cinque anni dopo una pallottola fermava la sua vita ma non il sogno. Come nell’operato di Arthur Mitchell, primo ballerino e primo afroamericano all’interno del prestigioso New York City Ballet, che nel 1969, decise di offrire ai ragazzini neri di Harlem una via di fuga dalle miserie del ghetto grazie alla danza. Era stato il suo stesso percorso, salvato dall’intuizione di un assistente sociale che lo aveva spinto a entrare alla High School of Performing Arts, uscito dalla quale si erano aperte le porte dell’empireo neoclassico di George Balanchine. Sulle sue misure, Mr. B creò lavori come Agon, che Mitchell interpretava in coppia con Diana Adams e con molte altre partner dalla pelle bianca. Assieme a Karel Shook, già suo insegnante, Mitchell reclutò ragazzini neri per la sua futura compagnia all black. Teneva lezioni in un garage riconvertito in studio di danza, che in due mesi ricevette oltre 400 adesioni di aspiranti allievi. Sulle scene, il debutto della compagnia è due anni dopo nel 1971 in un contesto singolare: il Guggenheim Museum di New York. Il sipario è alzato, seguirà uno scintillante carnet di appuntamenti sui palcoscenici di tutto il mondo. Dall’apparizione in Europa al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1972, al primo tour di una compagnia di danza americana in Russia, nel 1988. Il 35esimo anniversario della compagnia, nel 2004, è insieme un esplosione di fuochi di artificio e un canto del cigno: dopo una lunga tournée per tutti gli Stati Uniti e in Grecia per l’apertura dei Giochi Olimpici, il gruppo si scioglie per una crisi finanziaria e resta la sua testimonianza didattica per università e festival di danza a tenere accesa la fiamma. Che torna viva nel 2009, quando Virginia Johnson viene nominata direttore artistico e Mitchell passa in una carica onoraria. Quasi trent’anni di carriera al Dth, Virginia Johnson, la “Giselle creola” si è esibita in tutti i ruoli principali, ma è anche coreografa e fondatrice del periodico “Pointe” dal 2000 al 2009.  Anno in cui è stata richiamata al Dth per risollevarne le sorti. La ripartenza è stata meditata cinque anni assieme a Laveen Naidu, direttore esecutivo e anche lui presenza familiare al Dth. La mission era preservare lo spirito della compagnia dandole un profilo più attuale, attingere alle radici proiettandosi nel futuro. Risultato: un gruppo di 18 danzatori non più esclusivamente all black, a sottolineare la propria presenza sul panorama della danza senza dover dimostrare più nulla se non una forma smagliante.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietteria serale al Pala De Andrè dalle 19.30: tel. 331 1795599
Biglietti: da 12 euro (ridotti 10) a 54 euro (ridotti 50)
I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni, 50% tariffe ridotte.

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