Notizie non solo di sport. Tanti argomenti. L’Italia di Conte a ‘basso’ ranking. Ibra in volo, per un ‘ritocco’.

Notizie non solo di sport. Tanti argomenti. L’Italia di Conte a ‘basso’ ranking. Ibra in volo, per un ‘ritocco’.
Ibra e Raiola download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Nazionale, ultimo atto stagionale, con risultato infelice. C’era in ballo ( oltre al solito onore) il ranking Fifa per l’assegnazione delle teste di serie per il Mondiale e non, manco a dirlo, ce lo siamo lasciati scappare. Conte o non Conte, la musica resta sempre quella.
Anzi, leggermente più bruttina, visto che gli autori e i solisti sono di qualche gradino sotto ai colleghi di qualche anno fa. In pratica, dopo essersi fatti beffare dai Croati ecco un’altra prova priva della necessaria personalità, quella da quadricampeones, con qualche rimpianto per le abituali occasioni sprecate, e il finale, festoso,  ’ sciogliete le righe‘ per andarsene tutti in riposo al sole dei tropici ( e simili).
C’eravamo ( tanti) illusi con il buon Prandelli, che dovremmo fare ora con l’ex conte Dracula? Lasciamo all’imponderabile futuro l’ardua risposta. Certo è che, pur tra tante sconcertanti sorprese offerte dalle big ( non soltanto) del Continente, non possiamo dormire tranquilli. Del resto le sorti delle nazionali vanno via via peggiorando, anche perchè i luminari del calcio oramai sono orientati più a favorire le necessità miliardarie dei club che a rispettare i tempi un poco demodè delle nazionali.

MA C’E’ UN  PRESTIGIO NAZIONALE ? Che sia ora di riprendere in mano il bandolo del prestigio nazionale è un sentimento diffuso. Magari non conclamato, ancora, nel Bel Paese,  ma senz’altro diffuso. Più di quel che non si crede. Non se ne pote più, infatti, di farci impartire ‘lezioni’ da maestri che maestri non sono.
Renzi, ad esempio, quando sfila con i colleghi del G7 metta l’orecchio se gli suonano  Mameli  o Azzurro, perchè ne va della sua e nostra credibilità.  E lo faccia pure senza formalizzarsi. Con gli educati ( ci insegnavano)  ci si comporta da educati, ma con i cafoni non vanno usati i guanti bianchi. Non lo apprezzerebbero. E del resto quale altro modo c’è, per farsi ascoltare da chi non ti vuol ascoltare ? Abbiamo forse qualche altra soluzione?
Anche perchè in certi consessi non è in gioco  solo il destino di Renzi, o di qualche decina di migliaia di sventurati sballottati qua e là dalle umane leggi della nuova leggiadra Europa, ma anche il nostro. Già, il nostro. E visto che ci siamo: questa regola può valere  anche nello sport o,  se volete, nel calcio? In quel calcio un tempo tanto amato e ora  diventato   ( per buona parte) cinico, avido e … maleducato?
Il tutto (si dice)  perchè il dio Danaro ha costretto a viziare oltre misura i suoi principali interpreti. Per cui è sempre più frequente vedere o ascoltare campioni e campioncini, onesti faticatori e mangia pane a tradimento, addetti ai lavori e altri, che trasmigrano da un colore all’altro senza alcun rispetto per la storia e i sentimenti  che quel colore porta con sè.
Molte di quelle storie echeggiano   nel pantheon mondiale di questa disciplina.
Con tanto di miti e leggende che onorano l’uomo e la sua dedizione sportiva. Roba da trattare , normalmente, con rispettoso silenzio. Quel migrare ‘d’amorosi sensi’  che Foscolo chiedeva alle giovani generazioni. Eppure, tra un clamore e l’altro, questo accade sempre di meno. Il sacro, evidentemente, s’è volatilizzato anche nello sport. Lasciando il posto ad un profano ‘ che si tocca’  ma sempre più insignificante. E non a caso … maleducato.

Ma caliamoci nel circoscritto. Un  Benitez che tiene in sospeso il Napoli per mesi e mesi non è una ‘ colpa’ di Benitez ma della società del Napoli. Che ha nutritoMaradona e che non si capisce perchè abbia aspettato tanto per dare aria ad un tecnico che ‘ più che a darle una dimensione internazionale’ gli ‘ ha fatto perdere ogni occasione internazionale’. Si veda l’ultima, contro un Dnipro dove  non necessitava certo dell’appoggio Nato per  portarla a buon fine.
Adesso, tra gli altri, i troppi altri,  c’è un Tevez che tiene in ballo con i suoi saltarelli nientemeno che la Signora. E qui, democraticamente, bisognerebbe far capire a quel volto spiritato  che ha trovato nuova linfa  in quel club dal sangue nobile come pochi altri al mondo, che prima di tutti è a lui  che deve portare rispetto.  Null’altro.
E che, se  vuole andarsene nell’ Altrove ci vada pure. Una pacca sulle spalle, tanti grazie, e aria. Una sana regola eguale per tutti. Per Higuain, ad esempio,  o per i tanti ( più o meno   presunti ) fenomeni  che sognano (soprattutto) il campionato d’Albione , dove pagano a palate, diamo pure a sbafo,   anche perchè  nell’ultimo turno di coppe  non   ha piazzato manco una delle sue ‘regine e reginette’ tra le sedici arrivate in finale.

Il calcio italiano ha i suoi ( tanti) e (troppo spesso) indecorosi problemi.

Che ha però l’ardire di metterli alla finestra. Tutti. Dal primo fino all’ultimo. Mentre nell’Altrove, dove tutto funziona alla perfezione e il dio Danaro paga come in nessun altra plaga della Terra, occorre aspettare … la Cia, per venire a conoscenza degli intrugli milionari di questo o di quello. Lasciando da parte, al momento, l’universale questione doping. Sempre più acclarata. Eppure negata. E risolta dai più, soprattutto da quelli che tutto vincono,  in maniera spensierata.
Ci sa tanto che l’Italia del calcio non sarà mai uno spazio di conquista, com’è capitato al Bel Paese in altre epoche e per altre questioni. L’Italia del calcio ci sa tanto che resterà per sempre  un angolino d’indomito orgoglio italico che lascia ben poco spazio alle bande di Lanzichenecchi pronte a varcare i varchi alpini per portare a termine i loro saccheggi. La sabauda Signora ha mostrato già di reagire; i meneghini accennano ad un loro possibile risveglio; e se i romanacci o quelli del Golfo non si fanno intruppare dalle loro quisquiglie quotidiane ci sarà quanto basta per respingere ogni nuovo devastante assalto.
E chi non è soddisfatto, semplice homo a grand’ homo che sia, vada pure. Qui hanno tracciato le loro parabole  le migliori squadre  e   i migliori talenti  del mondo. Altro che‘campionato di transizione‘, come avvalerebbe qualche insipiente al comando. Qui si viene per imparare. All’università. E non per saccheggiare. Questa volta infatti la Signora , la Viola e il Ciuccio hanno chinato il capo, chissà se lo (ri)faranno anche alla prossima?

IL CALCIOMERCATO. L’Inter, che  soldi non ne ha, vuol  contrastare al Milan, che i soldi ( si dice) li ha. Il risultato della rinnovata querelle cittadina è che molte sono le chiacchiere e pochi i fatti. Il doppio derby per Kondogbia e Imbula, al momento, blocca tutti sul pari. Intanto il presunto l’attacco atomico del Diavolo sta per sfiatare prima ancora d’andare in campo: Ibra, infatti, nonostante le ciance sparse al vento, non sembra affatto volere fare coppia con Rodriguez, già rossonero.
Ibra, in Qatar, è volato, sì, ma solo per andare a confermare un altro anno al Psg con integrazione di eventuale ritocchino, dato che 14 milioni di euro a stagione restano poca cosa per uno come lui.  E del resto che volevate sperare  da uno che ha come nume tutelare un certo Raiola, ex pizzaziolo e ora nababbo, che sogna solo ‘colpi da urlo’ spingendo gli emolumenti ( suoi e dei suoi assistiti) verso vette che solo degli irresponsabili spendaccioni ( e fiancheggiatori ) possono avallare?

Galliani, ci consenta, si rivolga ad altri per ricostruire un grande Diavolo. Che se vuol anche minimamente assomigliare a quelli degli Immortali e degli Invincibili  non può prescindere dalle sue fondamenta. Più sane, magari anche più nostrane, e meno mercenarie. Baresi, Maldini, Costacurta, Tassotti, Donadoni etc. e non qualche sparuto e avido  capitano ( o soldato di ventura ) in arrivo da qualche angolo di Mondo abbacinato da qualche lauto bottino.
Nel frattempo Inzaghi ha ricevuto due righine di benservito e Sinisa ha preso possesso di Milanello. Al Diavolo si parte per una nuova avventura. Che tutti, anche i cugini, s’augurano di vedere meravigliosa. Perchè, come dice Rumenigge, una Europa del calcio senza Milan ( 7 Champions) è come un museo senza un Leonardo o un Raffaello.

QUESTIONE STADI. La questio stadi è prioritaria per la rinascita del calcio ( e dello sport) italiano. Le sedi dove il concetto è stato più volte espresso sono ormai molte e prestigiose. Il problema però è che, qui, nel Bel Paese, si è diffuso un gusto pazzesco per le ciance. Abbiamo accumulato predicatori  che metterebbero in imbarazzo  anche fra Savonarola e fra Arnaldo da Brescia. I predicatori popolano ogni anfratto sociale, dal nord al sud della Penisola.
Basta, infatti, proporre qualcosa che subito sbucano fuori, non si sa da dove, ma sbucano fuori con l’unico intento di bloccare tutto. Sarebbero tecnicamente dei ‘rompiballe’ ma si fan chiamare altrimenti. E  tuttavia il loro intento, nove su dieci, lo raggiungono. La Roma vuol dotarsi d’un nuovo stadio?  Pronto è il comitato del no. Il Milan   vuol costruire la sua nuova casa al Portello? Pronto è, anche qui, il comitato del no. E così via.
Il bello è che tutti questi ‘rompiballe‘ trovano appoggi in quella che si continua a chiamare ‘ classe dirigente’, o giù di lì, locale o nazionale che sia poco cambia. Risultato: gli altri, perfino gli ispanici,  incassano e spendono a quattro mani, finanziando inoltre vivai e impianti  adeguati, e noi, al contrario, fermi là, col cerino in mano, pregando il cielo che non ci faccia cadere da un momento all’altro  qualche calcinaccio in testa.

L’auspicio? Questo, solo questo: che la Roma si doti del suo impianto avvenieristico, davvero molto bello; che il Milan possa mettere su nuova casa al Portello, con un progetto davvero degno del suo nome; che l’Inter riadatti il mitico Mezza per consentirgli nuova, lunga e meritata  vita; che il Napoli riesca nella titanica impresa di portare ai canoni moderni  il suo San Paolo; che la Fiorentina ottenga finalmente il nulla osta per il suo sogno; che l’Udinese porti a termine il suo ristrutturato impianto.
Non è tutto, certo, ma basterebbe, eccome, per  riallineare ( al meglio) il nostro calcio a quello ( non sempre trasparente) dell’Altrove. Il nostro calcio, che resta vivo e vegeto. Nonostante i sui tanti predicatori e  rompiballe. Nonostante i numerosi ( e spesso immeritati)  miracoli sul campo. Nonostante la naturale ( e spesso sprecata)  fortuna di possedere un dna calcistico  trapiantato  qua e là pel Mondo ( da Di Stefano, Sivori, Platini …  a Messi) con pochi uguali .

E ADESSO CHE FA LA ROSSA?  Quei maneggioni della Fia d’accordo con la banda di Stoccarda hanno redatto un regolamento ad hoc , avallato perfino dall’insipiente Montezemolo, che rende ( o renderà chissà per quanto ancora ) praticamente imbattibili le ‘frecce d’argento‘. Avessero avuto un briciolo di lungimiranza non sarebbero stati tanti categorici nell’imporre norme capestro perfino alla ‘rossa’, che della F1 è la casata più nobile. Si sarebbero riservati una o due rivali, perlomeno la ‘rossa’, per  spargere sale e pepe ad un evento che sta perdendo appeal e, quindi, spettatori, un po’ dovunque nel Mondo. E del resto non ci voleva molto a capire che i monologhi, nello sport, nell’auto sportiva, finiscono con l’annoiare. I due Mercedes che si sverniciano tra loro infatti interesseranno qualcosa a Stoccarda e dintorni, ma non oltre.

E allora che fare? Visto che la ‘rossa’ intende non ritirarsi ma andare avanti nel campionato, l’unica speme è che trovi il bandolo della matassa. Che si chiama gomme ( soprattutto in qualifica),  motore o anche power unit. Diavolerie, queste, sulle quali sghignazza l’ingrato Niki. Difficile però che il tutto riesca nell’anno in corso. I maneggioni della Fia d’accordo con la banda di Stoccarda hanno fatto le cose da todeschi.
Ovvero: lungimiranti. Tranne qualche felice eccezione ( tipo Schumi o Vettel), come sanno essere sempre loro.  Nella politica, nella guerra, nello sport. Solo che, quando perdono, e perdono spesso alla fin del travaglio, nel Mondo s’alza un boato. Capiterà anche quando la ‘rossa’ li svernicerà. Ma perchè non si chiedono mai il perchè?

IL NOSTRO VALE. Di piloti così ne nascono uno per secolo e oltre. Anche da noi, che di piloti ne abbiamo avuti tanti e prestigiosi. Il nostro Vale da Tavullia, indistruttibile per natura, non finisce non tanto di stupire ma di incantare. Basta infatti che ci sia lui in pista per non scollarsi di dosso alcuna sequenza di gara. Avvince. Mentre i suoi rivali cambiano. Ieri Gibernau e Biagi, oggi Marquez e Lorenzo. Campioni, questi, nel pieno della loro gioventù, e non roba da circus.
Al momento il Maestro ha un solo punticino in più rispetto a Lorenzo, anche lui Yamaha. Se si prendono gli ultimi risultati ( quattro vittorie di fila del maiorchino ) si dovrebbe dedurre che  le chances  del nostro siano ridotte al lumicino. Ma chi può mettere la mano sul fuoco che tutto sia già scritto qundo Vale è in corsa?  Noi no. Perchè di combattenti come il nostro Vale da Tavullia non ne abbiamo mai visti. Ma solo sentiti raccontare. Sfocati nel loro bianco e nero, tutto da rispolverare.

Prossimo appuntamento ad Assen. Dove Lorenzo non becca mai molto e Vale sì. Siamo curiosi. Vedremo.

ALTRI SPORT. Quattro, finora, le medaglie alle Olimpiadi d’Europa. Tutte d’argento. Con qualche sorpresa ( nel karate) e qualche delusione ( nel tiro a volo). Speriamo di risalire il medagliere. Sta per partire il Tour, con il nostro Nibali ( e Aru?). Froome e Contador scalpitano. Ma Scarponi dice: ” Tranquilli Nibali c’è e nessuno ci fa paura”.

La nostra Fede sembra speranzosa dopo il Settecolli.  Frassinotti e Trost sono pronti a guidare l’Italia agli Europei a squadre in programma sabato e domenica prossimi a in Russia. Reggio Emilia miracolosa contro Sassari.  Mentre la pallavolo nostrana piuttosto restia di successi in Nazionale, si sta colorando a stelle e strisce. Con l’arrivo della Hodge ( Conegliano) e di Russel ( Perugia).
Ultima nota per quelli del rugby. Incavolati con la Fir per una questione di premi. Che sarebbe ben posta se ci fossero i risultati. Quelli che attendiamo ormai da anni senza vederli. Fatta eccezione, si sa, di qualche estemporaneo exploit che non trova mai successiva conferma. Non basta una rondine, cari giganti, per far primavera!

 

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