Non solo calcio. Milan e Inter: ci siete o non ci siete? Intanto la Signora straripa. Presi Kedira e Mandzukic.

19 giugno 2015 0 commenti
Non solo calcio. Milan e Inter: ci siete o non ci siete? Intanto la Signora straripa. Presi Kedira e Mandzukic.
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LA CRONACA DAL DIVANO ESTATE.  Aggiorniamoci. Gli argomenti non mancano di certo. Uno o l’altro poco conta. Primus inter pares. Che sia ora di riprendere in mano il bandolo del prestigio nazionale è un sentimento diffuso. Magari non conclamato, ancora, nel Bel Paese,  ma senz’altro diffuso. Più di quel che non si crede. Non se ne pote più, infatti, di farci impartire ‘lezioni’ da maestri che maestri non sono.
Renzi, ad esempio, quando sfila con i colleghi del G7 metta l’orecchio se gli suonano  Mameli  o Azzurro, perchè ne va della sua e nostra credibilità.  E lo faccia pure senza formalizzarsi. Con gli educati ( ci insegnavano)  ci si comporta da educati, ma con i cafoni non vanno usati i guanti bianchi. Non lo apprezzerebbero. E del resto quale altro modo c’è, per farsi ascoltare da chi non ti vuol ascoltare ? Esiste forse qualche altra soluzione?
Anche perchè in certi consessi non è in gioco  solo il destino di Renzi, o di qualche decina di migliaia di sventurati sballottati qua e là dalle umane leggi della nuova leggiadra Europa, ma anche il nostro. Già, il nostro. Quello globale.

E visto che ci siamo: questa regola può valere  anche nello sport o,  se volete, nel calcio? In quel calcio un tempo tanto amato e ora  diventato   ( per buona parte) cinico, avido e … maleducato?
Il tutto (a  causa)  del dio Danaro che ha costretto a ‘viziare‘ oltre misura i suoi principali interpreti.
Per cui è sempre più frequente vedere o ascoltare campioni e campioncini, onesti faticatori e mangia pane a tradimento, addetti ai lavori e simili, trasmigrare da un colore all’altro senza rispetto alcuno per la storia e per i sentimenti  che quel colore reca con sè.

Ma caliamoci nel circoscritto. Un  Benitez che tiene in sospeso il Napoli per mesi e mesi non è una ‘ colpa’ di Benitez ma della società del Napoli. Che ha nutrito Maradona e che non si capisce perchè abbia atteso tanto per dare aria ad un tecnico che ‘ più che a darle una dimensione internazionale’ gli ‘ ha fatto perdere ogni occasione internazionale‘. Si veda l’ultima, contro un Dnipro dove  non necessitava certo dell’appoggio Nato per  passare in finale.
Adesso, tra gli altri, i troppi altri,  c’è un Tevez che ha finito di tenere in  ballo  la Signora. E qui, democraticamente, sportivamente, basta qualche pacca sulle spalle, con tanto di saluti e baci.
Se  uno vuole andarsene, vada pure. Senza eccezioni. E così sia per Higuain, infatti,  o per i tanti altri  ( più o meno   presunti ) fenomeni  che ( come lui) sognano (soprattutto) il  campionato d’Albione , dove pagano a palate, diciamo pure a sbafo,  anche solo  a far presenza, visto che  nell’ultimo turno di coppe  non   ha piazzato manco una delle sue conclamate ‘regine e reginette’ tra le sedici che si son meritate i turni finali.

Il calcio italiano ha i suoi ( tanti) e (troppo spesso) indecorosi problemi. E’ vero. Che ha però l’ardire di metterli alla finestra. Tutti. Dal primo fino all’ultimo. Mentre nell’Altrove, dove tutto funziona alla perfezione e il dio Danaro paga come in nessun altra plaga della Terra, occorre aspettare … la Cia, per venire a conoscenza degli intrugli milionari di questo o di quello. Lasciando da parte, per il momento, l’universale questione doping.
Sempre più acclarata. Eppure sempre negata. E risolta dai più, soprattutto da quelli che tutto vincono,  in maniera spensierata.
Ci sa tanto che l’Italia del calcio non sarà mai uno spazio di conquista, com’è capitato al Bel Paese in altre epoche e per ben altre questioni. L’Italia del calcio ci sa tanto che resterà per sempre  un angolino d’indomito orgoglio italico che lascerà poco spazio alle bande di Lanzichenecchi pronte a varcare i varchi alpini per portare a termine i loro saccheggi. La sabauda Signora ha mostrato già di reagire; i meneghini accennano ad un loro possibile risveglio; e se i romanacci o quelli del Golfo non si fanno intruppare dalle loro quisquiglie quotidiane ci sarà quanto basta per respingere ogni nuovo devastante assalto.

E chi non è soddisfatto in questo contesto, semplice homo a grand’ homo che sia, vada pure. Il calcio italiano, comunque, provvederà a sostituirlo. Qui hanno tracciato le loro parabole  le migliori squadre  e   i migliori talenti  del mondo. Altro che‘campionato di transizione‘, come avvalerebbe qualche insipiente al comando. Qui si viene per imparare. All’università. E non per fare vacanza o per saccheggiare. Questa volta infatti la Signora , la Viola e il Ciuccio hanno chinato il capo, nelle Coppe,  chissà se lo (ri)faranno anche il prossimo anno?

IL CALCIOMERCATO.Aggiornamenti. Signora scatenata: preso anche il gigante croato Mandzukic, 29 anni, provenienza Atletico Madrid. Per la Signora questo è l’ennesimo dopo Neto ( 25 anni, portiere), Dybala (21 anni, attaccante), Rugani ( 20 anni, difensore), Donsah ( 19 anni, centrocampista), Kedira ( 28 anni, centrocampista).  Niente male! Ma che ribattono le altre?
Il vecchio Milan sfarfuglia tra un viaggio e l’altro del suo piccione viaggiatore. Doveva arrivare Ibra, lo svedese, ma quello sobillato dal solito ex pizzaiolo ora nababbo pensa più ad un ritocco che alla sua eternità. Il Diavolo dovrebbe comunque aver rinnovato con De Jong ( biennale) ed essersi aggiudicato Martinez ( attaccante , dal Porto), mentre per Kondogbia ( dal Monaco, centrocampista) deve superare un barrage che vede coinvolta soprattutto l’Inter. Con lui, ovviamente, nella parte della bella Veneranda.

L’Inter, sotto la spinta di Mancio da Jesi, fa circolare una miriade di nomi. Per Inbula, mancino dell’Olympique, c’è quasi un sì. Vicino alla firma dovrebbe essere anche il croato Ivanic, classe 93. Sguardo  rivolto anche ad esterni e laterali. Qui sono in corsa per una maglia nerazzurra: Montoya, dal Barca, Felipe Luiz, dal Chelsea, oltre a  Salah e Quadrado.
Punta sui nuovi talenti  il Napoli ( Valdifiori, 29 anni, etc.) mentre non si sa ancora se Higuain toglie il disturbo o no. Dicono che, sottotraccia, armeggi la Signora, visto che al Tevez invaghito del Boca deve dare doloroso congedo.
Piuttosto patron De Laurentis è infuriato dall’ospitalità offerta al San Paolo a due big della canzone come Jovanotti e Rossi, abituati a folle oceaniche. Minaccia di non presentare il progetto per la ristrutturazione dello stadio che cscade a fine mese. Se così fosse scadrebbe  la convenzione con il Comune, spostando i lavori di qualche secolo più avanti. La speranza è che il patron ci ripensi: una stagione più o meno felice infatti passa, ma lo stadio  resta.  Per fare, com’è ormai noto, lui più d’altri, la lunga fortuna d’una società calcistica. Giovin Signora docet.
Uno sguardo alle ‘romanacce’. Anche la Roma ha i suoi pensieri rivolti allo stadio. Molto bello. Troppo bello. Tanto che se fosse realizzato potrebbe far concorrenza al l’immortale Colosseo. La Roma sta cercando anche di risolvere il garbuglio Nangollan. Alla Lazio, invece, dopo il prolungamento di Klose, aspettano qualche colpaccio epocale, come quello di portare Dzeko all’ombra del sempre discusso  Lotito. Del resto, questo urla  la  Champions.

Nella Copa Rosa il Brasile di maghetto Nymar ( espulso) ha perso contro  la Colombia ( con un gol di Murillo, candidato Inter).  A quanto pare i big del Barca, non brillano proprio di luce loro. Anche Messi, infatti, non è che abbia fatto sfracelli contro il Paraguay. Saudate del Barca?

E QUESTI SONO I GIOVANI? Di Biagio è rimasto annichilito. Pensava addirittura alla finale si è fermato già al primo step. I suoi, maldestramente gestiti, sono passati in vantaggio andando avanti per un bel po’ in superiorità numerica. Eppure sono riusciti nell’impresa di farsi raggiungere superare.
Il  generoso  rigore ‘ regalato’ allo svedese a pochi minuti dalla fine della gara  è un capolavoro di insipienza calcistica. A mezzo, si sa, tra supponenza, superficialità, mancanza di necessaria lucidità. Se questi sono i giovani, meglio chiudere il libro e riparlarne nel decennio prossimo venturo. Sul fuoco dell’umiltà vanno cotte le imprese azzurre.

Adesso dovranno battere il Portogallo, vincitore ( o-1) sulla solita insipida nazionale d’Albione. Vincere, per non tornare a casa. O meglio, al mare e ai monti.

QUESTIONE STADI. La questione  stadi è prioritaria per la rinascita del calcio ( e dello sport) italiano. Le sedi dove il concetto è stato più volte espresso sono ormai molte e prestigiose. Il problema però è che, qui, nel Bel Paese, si è diffuso un gusto pazzesco per le ciance. Abbiamo accumulato predicatori  che metterebbero in imbarazzo  anche fra Savonarola e fra Arnaldo da Brescia. I predicatori popolano ogni anfratto sociale, dal nord al sud della Penisola.
Basta, infatti, proporre qualcosa che subito sbucano fuori, non si sa da dove, ma sbucano fuori, con l’unico intento di bloccare tutto. Sarebbero tecnicamente dei ‘rompiballe’ma si fan chiamare altrimenti. E  tuttavia il loro intento, nove su dieci, lo raggiungono. La Roma vuol dotarsi d’un nuovo stadio?  Pronto è il comitato del no. Il Milan   vuol costruire la sua nuova casa al Portello? Pronto, anche qui, è il comitato del no. E così via.
Il bello è che tutti questi ‘rompiballe‘ trovano appoggi in quella che si continua a chiamare ‘ classe dirigente’, locale o nazionale che sia poco cambia. Risultato: gli altri, perfino gli ispanici,  incassano e spendono a quattro mani, finanziando inoltre vivai e impianti  adeguati, e noi, al contrario, fermi là, col cerino in mano, pregando il cielo che non ci faccia cadere da un momento all’altro  qualche calcinaccio in testa.

L’auspicio? Questo, solo questo: che la Roma si doti del suo impianto, davvero molto interessante; che il Milan possa mettere su nuova casa al Portello, con un progetto davvero degno del suo nome; che l’Inter riadatti il mitico Mezza per consentirgli nuova, lunga e meritata  vita; che il Napoli riesca nella titanica impresa di portare ai canoni moderni  il suo San Paolo; che la Fiorentina ottenga finalmente il nulla osta per il suo sogno; che l’Udinese porti a termine il suo ristrutturato impianto.
Non è tutto, certo, ma basterebbe, eccome, per  riallineare ( al meglio) il nostro calcio a quello ( non sempre così trasparente come lo si vuol far credere) dell’Altrove.
Il nostro calcio, che resta vivo e vegeto. Nonostante i sui tanti predicatori e  rompiballe. Nonostante i numerosi ( e sempre più problemtici)  miracoli sul campo. Nonostante la naturale ( e spesso sprecata)  fortuna di possedere un dna calcistico  trapiantato  qua e là pel Mondo ( da Di Stefano, Sivori, Platini …  a Messi) con pochi uguali .

E ADESSO CHE FA LA ROSSA?  Quei maneggioni della Fia d’accordo con la banda di Stoccarda hanno redatto un regolamento ad hoc , avallato a suo tempo perfino  dall’insipiente Montezemolo, che rende ( o renderà chissà per quanto ancora ) praticamente imbattibili le ‘frecce d’argento‘.
Avessero avuto un briciolo di lungimiranza non sarebbero stati tanti categorici nell’imporre norme capestro perfino alla ’rossa’, che della F1 è la casata più nobile. Si sarebbero riservati infatti almeno una o due rivali,  per  spargere sale e pepe su un evento che sta perdendo appeal e, quindi, spettatori, un po’ dovunque nel Mondo. E del resto non ci voleva molto a capire che i monologhi, nello sport, auto compresa, finiscono con l’annoiare. I due Mercedes che si sverniciano tra loro infatti interesseranno qualcosina a Stoccarda e dintorni, ma non oltre.

E allora che fare? Visto che la ‘rossa’ intende non ritirarsi ma andare avanti nel campionato, l’unica speme è che (ri) trovi il bandolo della matassa. Che si chiama gomme (  in qualifica),  motore o anche power unit. Diavolerie, queste, sulle quali sghignazza l’ingrato Niki. Difficile però che il tutto riesca nell’anno in corso. I maneggioni della Fia d’accordo con la banda di Stoccarda hanno fatto le cose per bene, da todeschi.
Ovvero,  da lungimiranti. Come sanno essere ( tranne poche eccezioni) sempre loro.  Nella politica, nella guerra, nello sport. Solo che, quando perdono, e perdono bene e spesso alla fine del travaglio, nel Mondo s’alza un boato. Capiterà anche quando la ‘rossa’ li svernicerà. Prima o poi. Ma perchè non si chiedono mai il perchè?

GP D’AUSTRIA. Mentre per Kimmi le prospettive sono chiare ( se fa punti, conferma sicura), per Seba  si tratta di rimboccarsi le maniche. Le ultime uscite infatti sono state poco felici. La ‘rossa’ pretende ben altre prestazioni. E comunque Seba promette ” Se siamo perfetti e loro fanno un errore, allora gli saremo addosso!”.
Il problema è che si tratta di una promessa con due se di troppo. Che le ‘frecce‘ debordino non è impossibile, soprattutto se cedono al delirio di onnipotenza. Facile nel Niki, più difficile in Toto.
Ma è il primo se a dare  più pensieri e a scandire domande:  ce la potrà fare la ‘rossa’ a portare ( finalmente)  in porto  una gara perfetta? I due piloti della ‘rossa’ sono in grado o no di garantire  prestazioni perfette, ovvero senza quelle decisive  ‘bavature‘,  a partire dalle pole?

Intanto, a Maranello, si provano guide giovani. E, dopo molti anni, anche italiane. Che restano poi il ‘sogno segreto della rossa’. Due i nomi: Antonio Fuoco, 19 anni, e Raffaele Marciello, più o meno con gli stessi anni.
Si parla di futuro, quello che non manca alla rossa. Sempre viva, attraente e  ancora punto di riferimento. Gli altri ( lealmente o meno) possono anche vincere, e stravincere,  ma gli occhi del Pianeta vanno a posarsi ( sempre e comunque) sulla rossa. Così stan le cose. Ma perchè Niki non se ne fa una ragione?

IL NOSTRO VALE. Di piloti così ne nascono uno per secolo e oltre. Anche da noi, che di piloti ne abbiamo avuti tanti e prestigiosi. Il nostro Vale da Tavullia, indistruttibile per natura, non finisce non solo  di stupire ma di incantare. Basta infatti che ci sia lui in pista per non scollarsi di dosso alcuna sequenza di gara. Avvince.
Meraviglia. Mentre i suoi rivali cambiano. Ieri Gibernau e Biaggi, oggi Marquez e Lorenzo. Campioni, questi,  nel pieno della loro gioventù, e non roba da circus. Ma tutti messi in riga, prima o poi.

Al momento il Maestro ha un solo punticino in più rispetto a Lorenzo, anche lui Yamaha. Se si prendono gli ultimi risultati ( quattro vittorie di fila del maiorchino ) si dovrebbe dedurre che  le chances  del nostro si  siano ridotte al lumicino. Ma chi può mettere la mano sul fuoco che tutto sia già scritto quando il nostro Vale è in pista?  Noi no. Perchè di combattenti come  Vale da Tavullia non ne abbiamo mai visti. Ma solo sentiti raccontare. Sfocati nel loro bianco e nero, tutto da rispolverare.

Prossimo appuntamento ad Assen. Dove Lorenzo non becca mai molto e Vale sì. Siamo curiosi. Vedremo.

ALTRI SPORT. Quattro, finora, le medaglie alle Olimpiadi d’Europa. Tutte d’argento. Con qualche sorpresa ( nel karate) e qualche delusione ( nel tiro a volo). Speriamo di risalire il medagliere. Sta per partire il Tour, con il nostro Nibali ( e Aru?). Froome e Contador scalpitano. Ma Scarponi dice: ” Tranquilli Nibali c’è e nessuno ci fa paura”.

La nostra Fede sembra speranzosa dopo il Settecolli.  Frassinotti e Trost sono pronti a guidare l’Italia agli Europei a squadre in programma sabato e domenica prossimi a in Russia. Reggio Emilia miracolosa contro Sassari cher comunque sta reagendo.  Hachett se ne va da Milano. Mentre la pallavolo nostrana, piuttosto restia di successi in Nazionale, si sta colorando a stelle e strisce. Con l’arrivo della Hodge ( Conegliano) e di Russel ( Perugia).
Ultima nota per quelli del rugby. Incavolati con la Fir per una questione di premi. Che sarebbe giusta se a conforto ci fossero i risultati. Quelli che attendiamo ormai da anni senza mai vederli. Fatta eccezione, si sa, per qualche estemporaneo exploit che non trova  conferme. Non basta infatti una rondine, cari giganti, per far primavera!

 

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