Ravenna. ‘Bella Ciao’ compie cinquantanni. Al Ravenna Festival uno spettacolo sulla musica popolare e politica italiana.

Ravenna. ‘Bella Ciao’ compie cinquantanni. Al Ravenna Festival uno spettacolo sulla musica popolare e politica italiana.
Bella Ciao immagine

RAVENNA. Ci sono canzoni che non andrebbero dimenticate. Ne sono coscienti gli artisti e gli studiosi che, all’inizio degli anni Sessanta del Novecento lavorano per riscoprire e riproporre la ricca tradizione del canto sociale italiano, che negli anni del boom economico stava rischiando di scomparire. L’impegno di Fausto Amodei, Michele Luciano Straniero, Roberto Leydi, Sandra Mantovani porta alla nascita del “Nuovo canzoniere italiano”, che trova presto la collaborazione di intellettuali del calibro di Filippo Crivelli e Franco Fortini, di Umberto Eco, Luciano Berio e Giovanna Marini. Nel 1964, su consiglio di Nanni Ricordi, questo gruppo straordinario presenta al pubblico del Festival dei Due Mondi di Spoleto uno spettacolo decisamente fuori dagli schemi: “Bella ciao”. In scaletta ci sono alcuni fra i testi popolari e politici italiani più intensi, un meraviglioso ventaglio di canti di lavoro, d’amore, politici, di canzoni nate nelle guerre e nei carceri. Le polemiche sono asprissime e si arriva anche in Tribunale, ma quello spettacolo è la chiave di volta della nuova musica popolare italiana.

Quello spettacolo viene riproposto con un nuovo allestimento curato dal musicologo Franco Fabbri (massimo esperto in Italia di ‘Popular Music’ nonché tra i fondatori degli Stormy Six) e con le voci dei migliori interpreti della scena folk italiana, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda e Alessio Legga, assieme ad una outsider d’eccezione come Ginevra di Marco (già compagna di avventure sonore di Giovanni Lindo Ferretti nella band ‘cult’ dei CSI) e la direzione musicale di Riccardo Tesi. Con Bella Ciao Ravenna Festival intende anche ricordare i 70 anni della Liberazione della città, in una serata evento alla Rocca Brancaleone, martedì 23 giugno (ore 21.30).

Come uno di quei nodi della storia culturale in cui le energie politiche, intellettuali, artistiche di numerosi attori sembrano raccogliersi e improvvisamente deflagrare, nel 1964 Bella Ciao a Spoleto cambia il corso della canzone italiana. A testimonianza, parziale, di una spinta politica in avanti che non ha ancora esaurito la propria inerzia, basterebbe ricordare le polemiche che accompagnano ogni esecuzione pubblica della canzone che a quello spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano ha dato il titolo. Da quella sua prima rappresentazione al Festival dei Due Mondi, accompagnata da furiose polemiche, deriva il lavoro di tutti i musicisti che con grande successo lavorano oggi portano la musica popolare italiana nelle piazze di tutto il mondo. Le canzoni di Bella Ciao oggi non solo conservano tutta la loro potenza espressiva, ma hanno acquisito una nuova urgenza nel mondo globalizzato per i loro valori libertari, pacifisti e civili. Si tratta, insomma, di una lezione di democrazia che nasce dal basso. Un romanzo storico costruito attraverso la musica, i suoni e le parole.

L’innovazione di questo riallestimento sta nel trattamento musicale affidato a un ensemble diretto e concertato dall’organettista Riccardo Tesi, uno fra i più brillanti e attenti protagonisti della musica popolare mondiale. Non più dunque l’accompagnamento della sola chitarra, com’era in origine, ma un lavoro di arrangiamento che instaura un dialogo più sofisticato fra suoni e significati, per una sinfonia popolare ricca con l’aiuto del chitarrista Andrea Salvadori e del percussionista Gigi Biolcati. Bella Ciao però era e rimane uno spettacolo di canzoni popolari e la centralità del canto viene confermata dalla presenza di alcune fra le voci più importanti della musica popolare e del canto sociale italiani negli ultimi trent’anni, che di quell’esperienza sono i figli diretti: Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda e Alessio Lega.

“Per me è un concerto particolarmente importante, Bella Ciao – commenta in un’intervista Riccardo Tesi - era l’unico disco che c’era in casa mia:  vengo da una famiglia di operai, non c’era cultura musicale, ma mio padre, da buon comunista, si era comprato quel disco al festival dell’Unità. Avevo nove o dieci anni, e ogni domenica mattina lui lo metteva su. Sono canzoni che ho ascoltato tantissimo, sono venuto su con la voce di Caterina Bueno, che anni dopo mi ha fatto diventare musicista. Riproporlo dal vivo è un po’ la chiusura di un cerchio: è un lavoro faticoso, ma ne sono molto onorato». Melodie e testi bellissimi, come quello di Maremma amara, o di Amore mio non piangere che, dice sempre Tesi, “La voce della Daffini era una cosa da pelle d’oca”. Ma anche momenti per riflettere sulla storia. “La mancanza di ideali – conclude Riccardo Tesi – nelle nuove generazioni mi spaventa: gli ideali danno una direzione, un cammino da fare, e questo mi sembra manchi, oggi. Sono contento anche per questo di riprendere questo repertorio, sono contento che mia figlia possa ascoltare queste musiche, e spero che le nuove generazioni le riascoltino. Ultimamente ci sono state delle cose poche gradevoli, sul fatto che si canti Bella Ciao: è una canzone che ha una storia, non si può non cantarla. Non ricorda una strage, ricorda una liberazione”.

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