Forlimpopoli. Tra i punti di forza della Festa Artusiana ci sono le mostre: ‘Di piazza in piazza. Viaggio nella cultura alimentare’; ‘I menù dell’Expo: 1851-2015’’ con la presentazione di Alberto Capatti.

Forlimpopoli. Tra i punti di forza della Festa Artusiana ci sono le mostre: ‘Di piazza in piazza. Viaggio nella cultura alimentare’; ‘I menù dell’Expo: 1851-2015’’ con la presentazione di Alberto Capatti.
Mostra Unibo festa Artusiana 2015

FORLIMPOPOLI. Parole, gusto e tante immagini. Da sempre uno dei punti di forza della Festa Artusiana sono le Mostre, ospitate in tre luoghi della cittadina: Casa Artusi, la Rocca e il Museo Archeologico. Sabato scorso in Casa Artusi è stata inaugurata l’esposizione multimediale ‘Di piazza in piazza. Viaggio nella cultura alimentare”, alla presenza di Massimo Montanari Presidente del Comitato Scientifico di Casa Artusi e di Rafael Lozano Miralles dell’Università di Bologna. L’esposizione ricostruisce un percorso storico e geografico sulla relazione fra cibo, mercato, identità, nel luogo per eccellenza di questo scambio: la piazza. Elaborata dall’Area Ricerca dell’Università di Bologna e coordinata da Giuseppina Muzzarelli, vuole rappresentare il contributo che la ricerca umanistica ha dato alla cultura alimentare ed è un esempio virtuoso di collaborazione tra università e territorio.

Mostra Menu Expo Festa Artusiana 2015

‘Nel Campus di Forlì è stato deciso che questo lavoro, prima di andare in Expo2015, venga esposto in un luogo simbolico della cultura gastronomica, Casa Artusi nella splendida Chiesa dei Servi, a simboleggiare come la cultura del cibo e dell’alimentazione non consiste solo nel mangiare, nel consumare, ma nell’affrontare in modo approfondito in che modo, a 360 gradi, il rapporto con l’arte, con la musica, con il cinema, con la pubblicità, con la letteratura siano elementi essenziali per capire, anche da una prospettiva antropologica, la nostra società, il mondo in cui viviamo – afferma Rafael Lozano Miralles – Casa Artusi, centro di eccellenza nazionale anche sulla ricerca gastronomica, diventa quindi il posto ideale dove far convergere la ricerca universitaria in ambito culturale, con il recupero delle radici e la prospettiva ideale della sostenibilità alimentare, tema chiave di Expo 2015′.

E ancora in clima di Esposizione Universale, sempre Casa Artusi ospita anche la mostra ‘I menù dell’Expo: 1851-2015’, a cura di Maurizio Campiverdi e Franco Chiarini. In esposizione un rarissimo raggruppamento di menù degli Expo creato dall’Associazione Menù Storici in collaborazione con CheftoChef emiliaromagnacuochi, per testimoniare lo sviluppo delle tradizioni gastronomiche dei più importanti paesi del mondo.

Di seguito la presentazione di questa esposizione da parte dello storico Alberto Capatti, membro del Comitato scientifico di Casa Artusi, che ha collaborato col progetto.

Le esposizioni universali, in Europa e negli Stati Uniti, sono state, dal 1851, l’espressione di una egemonia culturale realizzata nella concertazione dei paesi, delle città più ricche. Londra, Parigi, Anversa e, nel 1939 New York. Industrie, colonie, cucine, in uno spazio delimitato, si confrontano. La città ospitante aggiunge il proprio particolare prestigio perché fuori dal recinto attende il visitatore una seconda esposizione fruibile con altri padiglioni, con altre gallerie, vissute senza guide, in libertà. Parigi, nel 1900, è unica per gli spettacoli, la moda, il sesso, il cibo e i vini. Ci sono molti modi di nutrirsi una volta entrati. L’offerta è varia e soddisfa ogni richiesta. I menù che portano nome e anno dell’esposizione, segnalano imbandigioni preparate con cura e finalizzate a celebrare una comunità politico-amministrativa (banchetto dei sindaci francesi, 1889, 1900), una singola compagnia di trasporti, wagons-lits (1900), o i direttori stessi della manifestazione parigina (1889). Con la doppia funzione di rappresentante istituzionale e di  coadiutore al successo dell’evento, il commensale siede a  tavola. Il cartoncino gli anticipa tutto : le vivande che consumerà e i vini che le accompagneranno,  la competenza dello chef, gran cerimoniere, e la sua attenzione a valori che non si infilzano solo con  la forchetta, come le tradizioni – il foie gras – o  le sfide : un gelato servito contemporaneamente a 1000 sindaci. La lingua delle voci del menù è il francese, talora l’inglese, o altre lingue, per esigenze d’ospitalità, ma anche il bilinguismo è folklore, in  una carta cinese. La domanda successiva – quale lavoro sta dietro il cartoncino – merita un esame circostanziato. L’esposizione è una macchina che rappresenta efficienza e progresso e nulla deve lasciar  desiderare che si celebri Eiffel in persona, o si facciano conoscere i piatti di una colonia africana o quelli di una provincia balcanica. Ogni cucina è l’immagine ottimale di se stessa, e deve rispondere a criteri volutamente paradigmatici. Più che spettacolari i piatti rappresentano un patrimonio, la sua  condivisione, e l’aggiornamento che la modernità impone. Chi si interrogherà sui menu del 2015, farà bene a rileggersi quelli che  dal 1889 agli anni trenta del novecento e oltre, sono qui esposti. La continuità è marcata non tanto da tal piatto francese – ripetuto oppure no – ma dal menù stesso come segnale della cerimonia e di un paradigma, e documento a futura memoria. Lo ha conservato il sindaco in quel giorno indimenticabile del 1900, lo ha acquisito poi un collezionista ed oggi lo si espone, in tutt’altro contesto culturale e linguistico per segnalarne la continuità. Verrà letto e riletto? verrà ripetuto a  tavola?  E’ forse quello che auspichiamo, per iniettare nell’EXPO 2015 una memoria alimentare che non può, non deve estinguersi’.

 

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