Romagna. Una firma contro le false cooperative. In tutti i comuni della Romagna continua la raccolta firme promossa dall’Alleanza Cooperative Romagna.

Romagna. Una firma contro le false cooperative. In tutti i comuni della Romagna continua la raccolta firme promossa dall’Alleanza Cooperative Romagna.
stop false cooperative banchetto romagna

EMILIA ROMAGNA. Prosegue la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative. Con una novità: da oggi in tutta la Romagna è possibile apporre il proprio nome alla proposta non più solo nelle assemblee e nei banchetti predisposti dall’Alleanza delle Cooperative, ma anche rivolgendosi al proprio Comune di residenza.

In questi giorni, infatti, le associazioni che compongono l’Alleanza delle Cooperative a Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna hanno chiesto a tutti i Sindaci dell’area vasta di depositare il modulo per la raccolta presso il proprio Comune, in modo da consentire ai cittadini elettori residenti di esercitare il proprio diritto.

La proposta di legge prevede la perdita della qualifica di cooperativa per le imprese che non siano state sottoposte alle revisioni e ispezioni; la definizione di un programma di revisioni per i settori più a rischio; la tempestiva comunicazione dello scioglimento delle cooperative all’Agenzia delle Entrate; la creazione di una cabina di regia al Ministero dello Sviluppo Economico che coordini i soggetti chiamati a vigilare. La raccolta di firme è il tassello di una lotta più ampia con cui l’Alleanza delle Cooperative mette nel mirino il massimo ribasso nelle gare d’appalto, il mancato rispetto del contratto di lavoro, le infiltrazioni mafiose (grazie all’applicazione del Protocollo di legalità già sottoscritto con il Ministero dell’Interno), il rafforzamento della partecipazione dei soci ai processi decisionali e il sostegno agli osservatori territoriali della cooperazione.

Le false cooperative sono imprese solo formalmente mutualistiche, ma che in realtà inquinano il mercato usurpando la reputazione delle cooperative vere: si offrono a prezzi più bassi di quelle che agiscono correttamente rispettando i diritti di chi lavora, pagano meno i lavoratori, non attuano la necessaria formazione e le misure di sicurezza nei posti di lavoro, spesso eludono il fisco chiudendo e riaprendo le attività sotto un nuovo nome. I controlli, anche per l’insufficienza di organico di chi sarebbe tenuto farli e per l’inadeguatezza delle normative, sono rarissimi e le sanzioni inappropriate alla gravità del fenomeno.

Ti potrebbe interessare anche...