Non solo calcio. Magnifico Valentino, meravigliosa Italia. Quando lo sport è ‘ magister vitae’.

Non solo calcio. Magnifico Valentino, meravigliosa Italia. Quando lo sport è ‘ magister vitae’.
Non solo calcio. Magnifico Valentino, meravigliosa Italia. Quando lo sport è ' magister vitae'.

LA CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Magnifico Valentino, meravigliosa Italia. Come si sa è difficile dire se questa sia  o no la migliore generazione di piloti da moto di tutti i tempi. Certo si tratta di una qualità altissima , messa duramente e costantemente alla prova da uno stressante  calendario fitto d’appuntamenti,   sconosciuto nei decenni andati.
E se non possiamo dire se questa sia o no ‘la migliore gioventù che ha cavalcato  due ruote a motore ‘, non possiamo manco dedurre se un tale  Vale(ntino ) da Tavullia sia il più grande da quando quel velocissimo  mezzo meccanico è stato portato in pista per una competizione.
Certo è che gli spettacoli che Vale(ntino ) offre ogni volta, puntualmente, da un ventennio almeno, è qualcosa che scolpisce dentro, trasformando  momenti di sport in ‘opere’ memorabili.

Vedere Vale da Tavullia è un privilegio. Quello di toccare con gli occhi un genio italico. Di quelli che nascono una volta ogni tanto. I suoi avversari, due o tre ragazzi iberici davvero formidabili, si fanno in quattro per batterlo.
Questa volta, ad Assen, Marquez, 23 anni, c’era quasi riuscito. Quasi. Perchè all’entrata dell’ultima curva l’anziano maestro, 36 anni,  era ancora davanti e a toccarlo è stato chi arrivava da dietro e non altri.
Dunque, fortuna a parte, Marquez s’è ancora una volta dimostrato un ragazzo di grande talento e carattere ma non tanto, spiace per lui, e  almeno fin qui, da poter sverniciare impunemente uno dei due o tre candidati più credibili  al titolo di ‘più grande di tutti i tempi’.
Vale da Tavullia  ha (ri)vinto per la nona volta sulla pista magica di Assen, in Olanda, dove da sempre si corre al sabato. Ora tiene dieci punti di vantaggio su Lorenzo, il terribile maiorchino.
E se lo spettacolo in pista offerto da questi talenti della moto è tra i più entusiasmanti dell’intero panorama sportivo mondiale ( tutto all’opposto della scontata querelle tra i due delle ‘ frecce d’argento‘ in F1) quello fuori pista è un vero stralcio di autentica pedagogia sportiva. Dove, tra chi trionfa e chi perde,  non mancano mai  ( tra i mille, inevitabili, gustosi sottintesi) sorrisi e pacche sulle spalle.  Nel rispetto vero, e non recitato,  tra vinti e vincitori.

In classifica Valentino conta oggi 163 punti, contro i 153 di Lorenzo. Marquez, più staccato, ne ha 89. Nei primi cinque  tre italiani, perchè in lista di sono anche Iannone e Dovi, Ducati. I prossimi duelli si spostano al 12 luglio a Dresda ( Sachsenring), in Germania. Per un altro bagno di sport. E di folla entusiasta.

UN MARCIO SENZA FINE. Quando in un cesto capita la mela marcia non si esita: la si toglie. Cosa che non si fa più nè in Italia  nè Altrove. Non ce la vengano a smenare, quelli dell’Altrove. Perchè i ‘ sani e puri’    basta poco per smascherarli, ad esempio, con una inchiesta super partes  tipo quella americana sul ‘marcio‘ Fifa.
Ma se vogliamo restare ai cavoli nostri, ebbene, l’ultima pagina scritta a Catania non fa altro che dimostrare il radicamento del marcio. Quando non si hanno nè requisiti morali  nè capacità per assumersi certi compiti  pubblici in un contesto dove i controllori vanno controllati, il risultato non può che essere questo. Scontato. Dirompente. Senza un finale. Su queste fondamenta, vedere che  la gente continua ad andare alle partite di pallone è un mistero (davvero) buffo.
E il tutto lasciando perdere, ad esempio, anche doping o pratiche illegali, sempre più probabili in un calcio eccessivamente danaroso e ormai  essenzialmente atletico, cioè riservato a velocisti-fondisti; ma anche sorvolando su   altre possibili combine più o meno politiche in campo europeo. Champions e non.
Che Portogallo-Svezia Under 21 finisse in un salomonico pareggio lo sapevano anche agli asili nido.Eliminare una concorrente come l’Italia è occasione ghiotta, tanto per i puritani del Nord quanto per i cattolici lusitani.
Del resto il ’biscottino’ gli svedesi  lo avevano già esperimentato, nel 2004, con i compagni di merenda danesi. Non è che l’Italia, la famigerata Italia, non sia in grado a parità di occasione di fare altrettanto. Solo è che da noi (prima o poi ) tutto finisce  in piazza, senza pudori, senza riguardi per alcuno, mentre da loro, lassù, tra nebbie e  nevi perenni, si pensa ( soprattutto) a trasferire la polvere sotto il tappeto. Anche questo, infatti, fa modernità.

 

POVERO DIAVOLO. Mentre il thai lavora sotto traccia portando al Biscione quel che Mancio da Jesi chiede, c’è un Berlusca che pare aver migrato in altre terre. Lo dicono furioso per i cilecca sparati dal suo fido plenipotenziario. Fatto è comunque che al Diavolo, della rivoluzione annunciata sui media, finora, non s’è vista visto manco l’ombra.
Hanno rinnovato Abate e De Jong, è arrivato ( sembra) Bertolacci, bravo, onesto lavoratore, ma   certo non un crack tale da cambiare i destini rossoneri. E allora? I fantasmi di Sheva, Kakà, Thiago Silva etc (ri)aleggiano nell’inconscio rossonero. Con tutto il loro carico simbolico, sempre mal digerito e ancora scolpito nelle profondità.
E adesso che farà il Diavolo? Difficile rispondere. Di grandi giocatori, in giro, ne sono rimasti pochi. Eppoi, il Diavolo, i soldi li ha o non li ha? Perchè i vecchi tran tran non sono più accettati dai mercanti moderni. Vedi il caso di Jackson Martinez: i tre anni proposti sono stati una eternità per saldare un contro che altri hanno saldato  in tre mesi.
O si paga subito, quindi,  o tutto può saltare. Da un momento all’altro.  Anche ad una squadra chiamata Milan. Che in questo caso vuol dire  metterle la coda tra le gambe per farla accomodare cortesemente tra le vecchie glorie.

IL FUTURO DI KIMI. ” Il futuro di Kimi? E’ tutto nelle sue mai” così rispondono Marchionne e Arrivabene a quanti gli chiedono lumi sulla permanenza sulla ‘rossa‘ dell’ex campione del Mondo finlandese. E’ in effetti non può essere che così. La ‘rossa’ non ama amanti senza nerbo. Chi la guida deve domarla.
Tanto più che, quest’anno, c’è da sbrogliare una situazione creata dai geni della banda di Stoccarda in combutta con quelli della Fia ( versione Ecclestone) , volta a dar strada (soltanto ) alle  anemiche  o comunque scarsamente vittoriose ‘ frecce d’argento‘.
La speranza odierna è che la ‘rossa‘ riesca a  spegnere i sorrisetti dell’austroungarico  ’traditore‘, che da qualche tempo a questa parte s’è specializzato nel dar pacche sulle spalle e spargere amenità  a quelli del box Mercedes. Che non sbaglia mai un colpo. Neppure nel cambio d’un bullone. Se non è Rosberg, tocca a Hamilton.
Se non c’è  Hamilton avanti con  Rosberg. In pratica, il Mondiale ( piloti e costruttori) interessa ( e interesserà chissà per quanto) solo a loro. Mentre le altre, tutte le altre, e la ‘rossa‘ in primis, son costrette a fare da umili ancelle

Vabbè che noi siam di quelli che quando non vedono la ‘rossa’, spengono la tivù e vanno al mare, ma l’aver architettato  un agone del genere a chi ha giovato? A quelli della banda di Stoccarda ( +Fia)? O a quelli specializzati in pacche sulle spalle e sorrisini? O a quelle tante piste, spente ormai di passione?

 

UN ALLARME. Attenzione ad altri capitomboli. Il Parma s’è appena accomodato tra i dilettanti ( serie D), e già qualche altra nobile squadra mostra i primi, preoccupanti, scricchiolii.
Tra queste la Samp dell’effervescente Ferrero, simpatico quanto si vuole, come dicono in Romagna ’dall’aria patacchina’  soprattutto quando c’è da tirar fuori dei soldi. Il pezzo sulla ’rosea‘ di giovedì 25 è in proposito alquanto indicativo.

Gli antefatti. Il 12 giugno 2014 la Sampdoria  è passata di mano: dai Garrone-Mondini  ai Ferrero. I primi petrolieri, i secondi cinematografari. ” Gli uscenti – scrive la ’rosea’ -  non solo hanno passato il club a zero euro al nuovo proprietario ma gli hanno consegnato pure una ricca dote: nel corso del primo semestre 2014 infatti hanno versato 36,5 milioni in conto capitale. Per cui,al momento,  della girata delle azioni Uc Sampdoria non aveva debiti di sorta versoSan Quirico Spa ( cassaforte dei rami Garrone – Mondini),  mentre  la girata delle azioni ha comportato anche la cessione dei versamenti in conto capitale in essere in quel momento”.

Fatto è però che la Samp resta gravata ” da una struttura di costi molto pesante”. Gli stipendi, in pratica, si mangiano da soli il fatturato. Così al 31 dicembre il bilancio  ha chiuso con 24,6 milioni di disavanzo ( contro i 13, 4 del 2013). Il buco è stato coperto dai Garrone. Puntualmente. Ma in futuro, che farà  l’estroverso   Ferrero?
Provvederà a rientrare attraverso le solite dolorose cure dimagranti o punterà su qualche ( fantomatico ) piano di rilancio?  Le preoccupazioni sono lecite. Di squadre avviate al fallimento ne abbiamo avute tante, troppe, in questi ultimi anni. Il nostro calcio non ne ha bisogno.
” Da ambienti finanziari –  aggiunge, completando l’indagine,  la ‘rosea’- si percepisce una certa freddezza delle banche nei confronti della nuova proprietà blucerchiata” . Il presidente Carige, Albani, infatti avrebbe detto avvertito: ” Noi diamo una mano solo se ci sono progetti seri e credibili”.
E’ dunque questo un  altro campanello d’allarme per il nostro povero calcio? Da  ignorare, come spesso hanno  fatto  gli organi federali, di lega  e di controllo,  oppure da scongiurare prima che la  frittata sia fatta? Risanare, rinnovare, investire ( soprattutto negli stadi) sono infatti urgenze e non parole.  Le solite,  inutili parole d’una classe dirigente sempre più  impotente?

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