Ravenna. Per Ravenna Festival tre Stabat Mater a confronto nel concerto ‘Figlia di tuo figlio’.

Ravenna. Per Ravenna Festival tre Stabat Mater a confronto nel concerto ‘Figlia di tuo figlio’.
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RAVENNA. Mai Jacopone da Todi avrebbe immaginato quante volte e in quante forme, dal secolo XIII a oggi, sarebbe stato musicato il suo testo dello Stabat Mater, e quanto avrebbe viaggiato in lungo e in largo: dalle piccole chiese di paese alle grandi sale da concerto, intonato dai più celebri compositori come da anonimi musicisti di tradizione orale. E proprio agli “estremi” stilistici nell’interpretazione di questa sequenza liturgica è dedicato “Figlia del tuo Figlio”: il concerto che Ravenna Festival affida lunedì 29 giugno (ore 21), sotto gli affreschi dorati della Basilica di San Vitale, alla direzione di Vittorio Ghielmi e al suo ensemble Il Suonar Parlante insieme alle voci di solisti di talento quali il soprano Graciela Gibelli, il contralto Margot Oitzinger e il tenore Thomas Walker, cui fanno da contraltare le inconfondibili sonorità sarde del quartetto vocale del Concordu de Orosei, uno dei più apprezzati dell’isola (Giorgio Masala, voche, Paolo Burrai, mesuvoche, Martino Corimbi, cronta, Franco Sannai, bassu).

Un percorso musicale che passa dalla tradizione musicale sarda allo Stabat Mater che Josquin Desprez musicò nel 1480 sul tenor della chanson profana Comme femme desconfortée di Gilles Binchois, fino a quello che il celebre compositore estone Arvo Pärt (80 anni a settembre) scrisse nel 1985 nel suo inimitabile stile tintinnabuli. Dunque, da una parte l’intonazione polifonica di tradizione orale, tramandata nei secoli di generazione in generazione nel mondo popolare delle confraternite sarde ancora oggi attive; dall’altra l’elaborazione “colta” dell’antica sequenza, frutto di raffinate tecniche compositive e della evoluzione stilistica che ne ha segnato la storia musicale. Una storia ricca e lunghissima, perché il celebre testo dello Stabat Mater, che ritrae la Madre sofferente ai piedi del Figlio in croce, utilizzato nell’ufficio liturgico del venerdì di passione, è stato posto in musica in innumerevoli versioni dai compositori di tutte le epoche: da Palestrina a Vivaldi, da Haydn a Rossini, fino a Liszt e Dvorak e Poulenc…

E Vittorio Ghielmi sceglie di muoversi ai capi opposti di questo lunghissimo elenco, proponendo al pubblico lo “Stabat Mater” composto da Josquin Desprez nel 1480 e quello intonato cinque secoli dopo da Arvo Pärt. Lo “Stabat” di Josquin è certamente uno dei più significativi e importanti, non solo per le trentacinque fonti che lo tramandano nella versione primitiva (a cui vanno aggiunti gli arrangiamenti per organo o liuto), ma anche per la particolarità dell’intonazione polifonica: l’autore, infatti, non usa come cantus firmus (“base” e fondamento dell’architettura musicale nella polifonia fiamminga del Quattrocento) la melodia gregoriana dello “Stabat mater”, bensì quella di una chanson del suo celebre contemporaneo Gilles Binchois, “Comme femme desconfortée”, che pur cantando della fine di un amore profano per il tono del testo era stata spesso associata alla figura della Vergine addolorata. Tutto ripiegato sul proprio personalissimo linguaggio è invece lo “Stabat” composto dall’estone Arvo Pärt, nel segno dunque di quello stile “tintinnabuli”, in cui egli solo sa trasfigurare l’influenza della musica liturgica ortodossa. Con un’attenzione per l’incedere ritmico del testo poetico e per la profonda spiritualità che esso esprime, che lo porta a coniugare nuovi orizzonti acustici e una tradizione musicale millenaria, riuscendo a fondere il rigore compositivo con la più profonda espressione del dolore.

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