Milano. In occasione di Expo 2015 l’esposizione ‘The Last Last Supper_ Leonardo e la visione ritrovata’ con l’artista Federico Bozzano.

Milano. In occasione di Expo 2015 l’esposizione ‘The Last Last Supper_ Leonardo e la visione ritrovata’ con l’artista Federico Bozzano.
federico bozzano

MILANO. Per la rubrica culturale ‘Artisti per Expo’ di lombardinelmondo. org, l’intervista a Federico Bozzano, uno degli artisti principali della mostra ‘The Last Last Supper_ Leonardo e la visione ritrovata‘ organizzata dall’Associazione culturale Flangini al Grattacielo Pirelli a Milano in occasione di Expo2015.

L’esposizione, promossa in collaborazione con la Regione Lombardia, l’Accademia di Brera e Radio Deejay, è aperta fino al 30 luglio e dal venerdì alla domenica è visitabile gratuitamente con guide specializzate. La rassegna di artisti di fama internazionale si basa su una ricostruzione iconografica e antropologica del tema del cenacolo, in un confronto con l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, e vuole far conoscere al pubblico tutti i più grandi artisti contemporanei che si sono confrontati su questo tema.

Federico Bozzano Alliney, artista di fama internazionale nato a a Milano nel 1969, partecipa all’inizio della sua carriera alle avanguardie iperrealiste dell’illustrazione italiana realizzando con tecniche pittoriche immagini per le maggiori agenzie pubblicitarie e case editrici italiane. In quel periodo vince la gara indetta dalla “STAR” tra gli illustratori italiani ed elabora l’immagine della famosa “Donnina Brodo Star” che da allora campeggia sulle confezioni del prodotto. Negli ultimi anni partecipa alla produzione delle scenografie di pluripremiati film come “Avatar” di James Cameron, “Amabili resti” di Peter Jackson, “District 9″ di Neill Blomkamp, “Malèna” e “La leggenda del pianista sull’oceano” di Giuseppe Tornatore.

Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Qual è la motivazione che l’ha spinta a condurre uno studio così minuzioso e prolungato nel tempo dell’ Ultima cena e di altre opere leonardesche? e il perché del titolo della sua opera esposta al Grattacielo Pirelli,’La visione ritrovata’ ?

E’ un’ idea che inseguo ormai da diversi anni, l’idea cioè di usare la moderna tecnica digitale per poter ricostruire i capolavori artistici fortemente compromessi. L’ultima cena rappresenta, secondo me il dipinto più interessante in questo senso, sia per il grave stato di deterioramento che ne rende difficile la visione sia per l’alto valore artistico e simbolico dell’opera. Pensavo anche, tramite l’intervento digitale, di poter rendere maggiormente fruibile il dipinto in modo che il pubblico lo possa vedere in ogni dettaglio da vicino senza i limiti doverosamente imposti nella visione dell’originale, che può essere visto solo da una grande distanza e con illuminazione limitata. La ricostruzione da me realizzata potrà essere vista a breve distanza, consentendo così ai visitatori di apprezzare anche i dettagli meno visibili, di svelare e ritrovare la “visione” leonardesca.

Ci parli delle tecniche dai lei utilizzate per riprodurre l’Ultima Cena di Leonardo, perchè questa tecnica rappresenta un’innovazione nel campo del restauro?

L’ultimo restauro dell’opera originale, che si è concluso negli anni ’90, è stato assai minuzioso e ha reso visibili le parti dell’affresco leonardesco che hanno resistito fino ai giorni nostri. Nonostante le parti perdute siano assai rilevanti, è possibile, per un occhio allenato, seguire le linee originali che ne compongono la struttura e ricavare, tramite campionamento digitale, i colori che costituiscono la ‘palette’. E’ un lavoro assai complesso che presuppone migliaia di ore di lavoro e continue rivalutazioni e aggiustamenti, a volte succede di seguire una traccia, una forma, per poi rendersi conto solo in un secondo momento che è possibile renderla più fedele all’originale grazie, ad esempio, alla scoperta di un piccolo frammento che svela nuove informazioni. E’ un lavoro artistico, ma anche di investigazione nella ricerca di indizi che possano svelare informazione utili. Anche differenze di pochi millimetri o un diverso bilanciamento tonale possono modificare completamente l’espressione di un viso o l’impatto della composizione. Come dicevo, è un progetto che seguo ormai da alcuni anni durante i quali ho potuto raccogliere informazioni interessanti sul dipinto originale e la sua storia, ma solo recentemente ho potuto mettere a punto una tecnica particolare che mi permette di ottenere i risultati che mi sono prefisso. Con questa tecnica ad esempio, ho potuto campionare la pennellata originale della ‘mano”‘di Leonardo ricavandola dai suoi dipinti meglio conservati. La tecnica digitale implica molti vantaggi: grazie ad essa posso verificare tutti gli elementi dell’opera a una distanza di pochi millimetri dalla superficie per poi allontanarmi e valutare in mio intervento a distanza. Gli interventi di ricostruzione, a differenza di quelli effettuati da un restauratore, non vengono attuati sull’opera, ma vengono sovrapposti ad essa e continuamente resi visibili o invisibili a piacimento per verificarne la correttezza. E’ un lavoro di continua ‘precisazione’ che può essere effettuato andando a ritoccare ogni dettaglio, anche minimo, senza intervenire direttamente sull’originale. L’elaborato digitale viene successivamente trasferito sul muro con una tecnica particolare, il ‘Tattoo wall’, messa a punto in Italia dalla società Graphic Report di Padova che ne detiene il brevetto internazionale

Sta lavorando a qualche altro progetto di questo tipo?

Questo è l’unico progetto di questo genere su cui sto lavorando, dato il forte impegno e la concentrazione che esso richiede.

Sono le stesse tecniche che ha usato per dipingere i fondali nel film di James Cameron ìAvatar’ ?

Come dicevo prima da diversi anni stavo pensando a questo progetto, ma solo durante le lavorazioni di Avatar mi imbattei per puro caso in una tecnica che, lo capii subito, mi avrebbe consentito di ottenere i risultati che mi ero prefisso nella ricostruzione dell’Ultima cena.

Mi può togliere una curiosità: ci può spiegare come è nata l’idea e quindi l’immagine della ‘Donnina Brodo Star’ da lei ideata che ha avuto un enorme successo, al punto da diventare un’icona della pubblicità? Nella sua storia personale e artistica che cosa rappresenta quell’esperienza ?

Questa fu una mia realizzazione giovanile, avevo 20 anni, fui selezionato dalla ‘STAR’ per realizzare il restyling della precedente donnina dipinta dal pittore Mosca. Da allora la mia ‘donnina’ campeggia su tutte le confezioni, a volte penso con piacere al fatto che il mio disegno sia entrato in quasi tutte le case Italiane.

A cura di Christian Flammia

 

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