Emilia Romagna. Legambiente: ‘Stop alle trivellazioni in Adriatico. La regione deve prendere una posizione chiara e riappropriarsi del futuro del mare’.

Emilia Romagna. Legambiente: ‘Stop alle trivellazioni in Adriatico. La regione deve prendere una posizione chiara e riappropriarsi del futuro del mare’.
Trivellazioni-in-mare. Immagine di repertorio

EMILIA ROMAGNA. Legambiente: ‘Invitiamo i presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme che hanno riaperto la corsa all’oro nero nel mare italiano’. 

Da Goletta Verde l’appello ai presidenti delle Regioni dell’area adriatica e ionica che domani si riuniranno a Termoli contro il rischio di nuove estrazioni in mare.

Le Regioni riprendano in mano il futuro dei loro territori che il Governo centrale sta ipotecando con una scelta assurda di politica energetica, miope e ad esclusivo vantaggio delle compagnie petrolifere pronte a trivellare nuove aree marine in un’area grande quanto l’Inghilterra e compresa tra Adriatico, Ionio e Canale di Sicilia.

E’ arrivato il momento che l’Emilia Romagna prenda una posizione chiara sul rischio, sempre più concreto, del ritorno di una stagione di trivellazioni in adriatico. Legambiente, in vista dell’assemblea dei presidenti delle regioni dell’area adriatica e ionica riuniti per scongiurare il rischio di nuove trivellazioni in programma domani 24 luglio a Termoli, chiede che l’Emilia Romagna prenda finalmente una posizione chiara su questo tema, uscendo dalle logiche che fino ad oggi l’hanno vista appiattita sulle posizioni del governo nazionale. La Regione infatti ha recentemente dichiarato la sua contrarietà al referendum proposto da alcune altre regioni sulle norme nazionali in questione. L’associazione chiede quindi se l’Emilia Romagna vuole intraprendere azioni di altro tipo rispetto al referendum, o non intende esprimere una posizione netta sul tema. 

Il compito della politica locale è quello di governare il territorio preservando le ricchezze naturali, di biodiversità, ambientali e in termini di risorsa, anche economica, per le comunità locali che ancora oggi il nostro mare offre. Favorire la ripresa delle trivellazioni lungo la nostra costa porterebbe solo svantaggi: bassissime royalties contro rischi altissimi di danni agli ecosistemi. Invece di percorrere una seria politica di promozione delle energie rinnovabili, per ridurre le emissioni di CO2, scongiurare i rischi della subsidenza e lavorare per mitigare gli effeti dei cambiamenti climatici sul territorio, si sceglie invece di fare un regalo alle lobby del petrolio.

‘Chiediamo alle Regioni un segnale forte contro la deriva petrolifera di questo Governo – dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente -. Invitiamo i presidenti a mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi in loro possesso, compresa la proposta di un referendum abrogativo riguardo le diverse norme pro-trivelle che hanno riaperto la corsa all’oro nero nel mare italiano. Ci sono inoltre alcune azioni che possono e devono essere attivate fin da subito, quali l’impugnazione di fronte al Tar degli atti autorizzativi emanati di recente o un intervento da parte delle Regioni sul ministero dell’ambiente per chiedere la moratoria dei decreti di Via sino a quando non verranno adottati i piani delle aree previsti dal comma 1-bis dell’art. 38 del decreto legge n. 133/2014 da sottoporre a Vas. Su tutto questo ci aspettiamo che le Regioni escano dall’incontro di domani con decisioni comuni su azioni concrete e immediate. Ai presidenti vogliamo ricordare inoltre che si esce dal petrolio non solo fermando le trivelle – aggiunge Muroni -, ma proponendo e praticando un modello energetico e di sviluppo diverso, efficiente e rinnovabile, aprendo prospettive di nuovi settori produttivi e con importanti ricadute anche occupazionali, oltre che ambientali’.

Secondo Legambiente – che dallo scorso mese sta ospitando a bordo della Goletta Verde amministratori regionali e locali, sindaci, enti locali, aree protette marine e costiere, operatori turistici, balneatori, pescatori, cittadini, che con il loro impegno e la loro voce hanno detto chiaramente no al petrolio – la scelta del Governo italiano è un frutto di una strategia energetica insensata e impattante. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sarebbero infatti assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante. Infatti, stando ai consumi attuali, basterebbero solo per 8 settimane. A fronte di questi quantitativi irrisori di greggio si stanno ipotecando circa 130mila kmq  di aree marine.

Tra le tre richieste di concessione di coltivazione, ultimo passaggio per poter avviare delle nuove estrazioni, che sono attualmente in fase di valutazione di impatto ambientale, c’è quella ad esempio di cui è titolare ENI, ubicata di fronte la costa tra Rimini e Cesenatico per un’area di 103,6 kmq. Sempre in Emilia Romagna c’è anche il permesso di ricerca della Po Valley contro cui si stanno battendo le associazioni, che si trova al largo tra Comacchio e Ravenna. Tra le istanze di permesso di ricerca, che si trovano tutte in fase istruttoria (l’inizio dell’iter tecnico amministrativo), c’è quella dell’Adriatic Oil al largo della costa tra Rimini e Cervia per un’area di 430,8 kmq.

 

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