Sarsina. Per il Plautus Festival sul palco dell’Arena Plautina lo spettacolo ‘Il Vantone’ di Pasolini.

Sarsina. Per il Plautus Festival sul palco dell’Arena Plautina lo spettacolo ‘Il Vantone’ di Pasolini.
Pier Paolo Pasolini. Immagine di repertorio.

SARSINA. Appuntamento SABATO 25 LUGLIO alle 21.30.

TRAMA
Pleusicle ama la bella Filocomasio ed è riamato.
Durante una sua assenza, Pirgopolinice, soldato spaccone in cerca di avventure amorose rapisce Filocomasio portandola con sé ad Efeso. Palestrione servo fedele astuto di Pleusicle si affretta subito ad avvertire il suo padrone.
Durante il viaggio vien fatto prigioniero dai pirati dai quali viene offerto in dono a Pirgopolinice che porta con sé Filocomasio. I due – il servo e la donna – fingono di non conoscersi e studiano il modo di avvertire Pleusicle che, avvertito da un mercante, si reca ad Efeso e trova da abitare contigua a quella del soldato fanfarone, presso il vecchio Periplecomeno, benevolo ma astuto.
Fin qui il prologo; d’ora innanzi l’azione scenica. Forata la parete che li divide, i due innamorati si incontrano scambiando gesti d’amore. Li scopre il servo dello spaccone, Sceledro, messo a custode della bella Filocomasio.
Allora da parte di Pleusicle e Periplecomeno viene fatto ogni sforzo per convincere Sceledro che si tratta di un abbaglio tentando di fargli credere che Filocomasio esce dalla casa del Vantone anziché da quella di Pirgopolinice, poi gli viene presentata come gemella di Filocomasio giunta ad Efeso il giorno prima con il suo amante. Lo stratagemma riesce anzi Palestrione fa credere a Pirgopolinice che la bella moglie di Periplecomeno, ormai stanca del vecchio marito, si sia invaghita di lui e voglia sposarlo.
Lo stolto e vanitoso soldato lusingato da questa inaspettata conquista manda via la concubina e libera Filocomasio lasciandole tutti i regali che le ha fatto, compreso Palestrione. Tronfio e voglioso di dare sfogo alla sua passione entra nella casa di Periplecomeno dove trova il finto marito geloso che assieme ai suoi servi gli riservano una gragnola di legnate.

NOTE DEL REGISTA. Tra le domande che mi feci studiando questa traduzione del Miles di Plauto, la più insistente era ‘Perché Pasolini?’. Quale curiosità poteva aver spinto il nostro Poeta a decidere di tradurre una commedia del III secolo avanti Cristo in una lingua, tra l’altro, non sua; il dialetto romanesco? Erano gli anni del Vangelo secondo Matteo, di Accattone e si erano già dati alle stampe capolavori come ‘Ragazzi di Vita’ e ‘Le ceneri di Gramsci’.

Certo non poteva rispondere alla mia indagine la sola ipotesi che il progetto nascesse su richiesta di Vittorio Gassman (il progetto tra l’altro non riuscì nemmeno a debuttare).

Quindi rilessi la commedia, Miles e Vantone. Provarmi nelle pensiero di Pasolini mi aiutò a credere dal vero alle parole di Plauto, a considerarne oltre che il loro valore narrativo anche tutto il loro potenziale civile e politico; è così che cominciai a convincermi del divertimento intellettuale di Pier Paolo Pasolini rispetto a questa traduzione.

La commedia Plautina certo è ben salda sui pilastri dell’intrigo amoroso e delle beffe del servo a carico del padrone, ma il Nostro vi individua un germe importante, fondamentale per la sua grammatica di autore degli ultimi: l’Umanità, pietosa e rivoluzionaria.

Allora diventa plausibile immaginare Efeso come una periferia qualsiasi della Roma che Pasolini ha così tanto amato, far compiere al tempo un salto di due millenni e lasciare che la storia di Pirgopolinice e Palestrione abbandoni la sua natura farsesca, allegorica, per mutarsi in una graffiante commedia sociale. Qui ogni singolo personaggio agisce per suo squisito tornaconto muovendosi all’interno della commedia malcelando quell’ingenua meschinità con cui sempre, il Poeta Bolognese, ha caratterizzato i suoi personaggi. Una nuova occasione per Pasolini di lanciare l’ennesimo monito che oggi, ahimè, se avessimo saputo leggere, avremmo potuto ben definire ‘eredità’.

Ho immaginato una scena che fosse un luogo e al tempo stesso una condizione sociale. Credo nella necessità evocativa della scenografia; qualsiasi impianto scenico ha, sempre, una forte responsabilità narrativa alla quale sarebbe un grave errore sottrarsi. Forse è vero che a volte possono bastare due porte; a patto che queste, aperte o chiuse, sappiano raccontare cosa nascondono. In questo senso il progetto curato da Antonia Petrocelli, non solo risulta un prezioso omaggio ai colori e alle forme che furono di Scaccianoce, Donati, Ferretti, essa assume anche una rilevante efficacia drammaturgica.

A conclusione di queste brevi considerazioni sulla messa in scena che ci accingiamo a fare mi piace riportarvi ciò che Pasolini laconicamente dichiarava in occasione della presentazione di questa traduzione: “Che in Italia esista un teatro analogo a quello in cui fondava le sue prepotenti radici il lavoro di Plauto, è cosa da mettere senza esitazione in dubbio. Per che palcoscenico, dunque, per che spettatori traducevo io? Dove potevo trovare una sede dotata di tanta assolutezza, di tanto valore istituzionale? Nel teatro dialettale, sì, ma il testo di Plauto non era dialettale. Del teatro corrente ad alto livello, in lingua, mi faceva (e mi fa) orrore il birignao. Beh, qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico, mi pareva di poterlo individuare forse e soltanto nell’avanspettacolo. È a questo, è alla lingua di questo, che, dunque, pensavo – a sostituire il “puro“ parlato plautino. Ho cercato di mantenermi, il più squisitamente possibile, a quel livello. Anche il dialetto da me introdotto, integro o contaminato, ha quel sapore. Sa più di palcoscenico che di trivio.

Anche la rima vuole avere quel tono basso pirotecnico, e nondimeno di protezione dell’aristocraticità sostanziale, della letterarietà di Plauto. Il nobilissimo ‘volgare’, insomma, contagiato dalla volgarità direi fisiologica del capocomico… della soubrette… (Ma nel fondo, a protezione della sua aristocraticità sostanziale, della sua letterarietà, ecco l’ombra dei doppi settenari rimati di una tradizione comica riesumata sotto il segno di Molière.)”.

Mi auguro che il nostro lavoro riesca a divertire e soprattutto a mantenere fede a queste speciali premesse.

Ti potrebbe interessare anche...