Non solo sport. Allora, frau Merkel, chi buttiamo: Vettel o Lauda? Ahi, ahi… Spagna, hai preso l’Italia!

Non solo sport. Allora, frau Merkel, chi buttiamo: Vettel o Lauda? Ahi, ahi… Spagna, hai preso l’Italia!
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LA CRONACA DAL DIVANO. La Grecia sta bevendo il brodino, così pure il sud d’Europa ( Francia, che fa finta di niente,   compresa);  mentre quei poveracci che piovono dalle sponde del Medio Oriente e dell’Africa continuano ad affogare nell’azzurro mare del Sud Europa; e, all’Est, si continua a combattere una guerra che non appare su nessun media. Se questa si chiama ‘situazione tranquilla‘, lasciamo ai falchi della Bundestag (  e fans collegati  ) l’ardua valutazione.
Noi, intanto, tra serio ( anzi drammatico) e faceto ( anzi distensivo) optiamo per il secondo. L’impotenza sul primo versante obbliga al secondo. Non si fa sempre così? Anche se, lo sport, ad esempio, ha una sua ( tutto sommato positiva) autonomia che non meriterebbe confonderlo con i disastri del nostro tempo. Ma tant’è.

SORTEGGIO MONDIALE DI RUSSIA. I nostri giornali si preoccupano. “ Ahi Italia… hai preso la Spagna!”, titolano. E del resto, che volete farci, siam fatti così: il giardino degli altri, per noi, normalmente, è sempre più bello e fortunato.  Che poi le cose stiano diversamente non ci tange più di tanto. Sì, perchè con tutti i  titoli ( e i precedenti) che andrebbero in campo nel confronto Italia-Spagna, dovrebbero essere gli altri a preoccuparsi. E non poco.
Gli hildago iberici al momento vantano una sola stella, noi quattro ( con la penta gettata sopra la traversa da un Baggio che di traverse ne prendeva poche davvero). Anche gli ultimi confronti con le ‘furie rosse’ non sono andati poi tanto male. Hanno vinto più loro, è vero, ma soprattutto perchè hanno preso a divorasi il campo con ritmi da cardiopalmo. Dalle nostre parti, il neo ductator, tra ambasce personali e generali, sta cercando di riportare sui campi di battaglia  una legione azzurra degna del suo passato. Qualche problema ce l’ha. Senz’altro. Anche perchè molte nuove leve sono finanche troppo giovani ed inesperte per potere essere impiegate in scontri mondiali. Ma al ductator dovrebbero aver spiegato che quando si gioca a pallone il tizio italico anche con una gamba sola fa la sua figura.
Ci sono stati Mondiali dove manco ci vedevano, eppure o li abbiamo o sfiorati o centrati. Vivacchia infatti, dalle nostre parti, quell’uccellaccio dell’Araba Fenice che quando lo danno per morto resuscita. Dalle sue stesse ceneri.  Come faccia non è mai stato dato a sapere;  ma va bene così, perchè un pizzico di mistero  ci dona sempre qualcosa.

Perchè allora non titolare ”  Ahi Spagna… hai preso l’Italia !”.

Nel girone per le qualificazioni a Russia 2018 l’Italia è in compagnia di Spagna, appunto, Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein. Prima partita in Israele.

E POI DICONO CHE SIAMO COTTI. Trasferte del calcio nostrano  in Oriente. Per la Roma, in Indonesia, si mettono a cantare in romanesco. Mentre per il Milan, in Cina, si sono mobilitati cento e più milioni di fans. Come facciano a dire che siamo ‘ non più competitivi‘ ce lo devono spiegare quei quattro santoni che imperversano tra giornali e tivù nazionali e locali. Il problema è che noi, con tanti troppi intelligentoni al potere,  pure la Gioconda ce la facciamo scippare.

ALTRI EVENTI. Sono cominciati Mondiali di nuoto, e già ci siamo portati casa due bronzi: Furlan, nella 5 chilometri e duo misto Minisini-Flamini. Deludono Cagnotto-Dellapè nel sincro 3m, solo quinte. Si rifaranno. Debutto positivo del Setterosa con il Giappone.

E mentre Atzeni beffa il maestro Dettori ad Ascot, le azzurre della Nazionale multiculturale di Bonitta non sfatano i loro tabù. Come quello del Brasile, che le ha sconfitte per 3-1. E’ mai possibile che non si scrollino di dosso certe insulse inveterate remore? Della Nazionale maschili, poi, meglio lasciar perdere. Dal tiro a volo e a segno Di Spigno ci porta il suo settimo sigillo d’oro in Europa. L’Italia del sofball batte l’Olanda e coglie il decimo trionfo europeo.

IL GRANDE SEBA. Dopo il grande Schumi ecco il grande Seba. Due tedeschi sulla ‘rossa’ per realizzare un ‘ mix’ da favola. E che certi ‘crucchi’ campioni di  battute al vento amerebbero far abortire fin dal primo sguardo. I primi costruiscono grandi cose, i secondi le distruggono. Mantenendo così a distanza abissale  due popoli che, forse, per gli strani  maneggi della storia, è (forse) giunto il momento di ‘ far marciare insieme’.
Non certo per andare ad accoppare al disgraziati, ma semmai per aiutarli  ‘a praticar virtute e conoscenza’. Dentro una grande famiglia. Tanto grande da impensierire altri più grandi. Per cui ci chiediamo: frau Merkel, allora,  decidiamoci una volta per tutte, chi buttiamo giù dalla torre: i Vettel o i Lauda ?
Domenica pomeriggio, all’Ungaroring, Seba ha portato a termine un prodigio. Intanto ha mandato in confusione le baldanzose ‘ frecce d’argento‘, che sono apparse poco più d’un piatto di crauti stracotto;  poi, ha tenuto a bada tutti gli altri, lasciando alla ‘rossa’ il piacere di ‘ levar alto nel cielo d’Ungheria il suo nitrito’.
Quello smemorato del Niki è impallidito. E ben gli sta, visto che quando può non manca di sparare cattiverie su chi l’ha reso adulto, ricco e famoso.  Se, infatti, stiamo qui a rispondergli è solo perchè un tempo ha fatto parte d’una famiglia che non dimentica i figli suoi. Tutti i figli suoi. E non importa che siano prodighi o meno.

Vettel, nel GP d’Ungheria, ha preceduto il russo Kvyat e l’italo-australiano Ricciardo. Ad un italo-francese, invece, è andato il pensiero commosso di Vettel. Quel gran bravo ragazzo e pilota  che rispondeva al nome di Jules Bianchi, deceduto dopo mesi di coma. ” Ciao Jules, sarai sempre nei nostri cuori”, ha pianto Seba interpretando il dolore immenso di quanti seguono questo sport e hanno ( anche minimamente)  conosciuto quel ragazzo meraviglioso destinato ( prima o poi ) a vestire la livrea di quella ‘rossa’ che, anche sol per questo, come del resto è accaduto per Senna,   gli riserverà un posto speciale nella sua grande famiglia. Quello dei figli desiderati e mai nati.

 

I TEDESCHI CHE CI PIACCIONO. Non tutti i todeschi e i todescofoni sono crucchi. Come frau Merkel e i suoi immarcescibili collaboratori. E neppure come il Lauda e i suoi numerosi fans austroungarici. Ci sono todeschi che sono semplicemente tedeschi, così come ci sono italioti che son altra cosa rispetto agli  italiani.
Si tratta qui di non lasciarsi andare ai luoghi comuni. E cercare. Selezionare. Trovare. Ad esempio tedeschi come il grande Schumi e il sorridente quattro volte campione del Mondo Sebastian Vettel, ci onorano  così quanto  Toto Wolff, il signorile team principal della Mercedes che vedremmo tanto bene alla Ferrari.
Per loro, guardar al di sotto delle Alpi, non significa sprofondare in un girone infernale. Per loro, che guardano il mondo non con i conti in mano  ma con un sorriso, scendere nel Belpaese significa andar a scoprire un mondo che non manca di meraviglie. Come quella ‘rossa’ nata in un’umile officina emiliana per andare a stregare il pianeta.

Ci piacciono, questi ‘fratelli’ d’Alemania,  perchè  è con costoro che si può trovare il modo d’integrar energie e creatività. Quelle che servono, e serviranno ancor più in futuro, per consentire alla Vecchia Europa  di mantenere un ruolo da  protagonista nel Mondo che cambia. Nel Mondo che cambia…

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