Non solo politica. ‘ Dite no alla Germania’ suggerisce Wolfgang Munchau. I tedeschi che ci piacciono.

Non solo politica. ‘ Dite no alla Germania’ suggerisce Wolfgang Munchau. I tedeschi che ci piacciono.
Vettel con Eva download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Continuano a morire sul mare. Continua la Vecchia Europa, soprattutto quella riformata, a scambiare  tragedie per commedie, rimandando quello che avrebbe già dovuto essere in funzione da molto tempo. Se non altro per contenere l’enorme quantità d’esseri umani che, a torto o a ragione, continuano ad affluire sulle coste della leggiadra Europa.
Una Europa che latita. E non solo sull’immigrazione. Cominciate a dire no alla Germania, suggerisce Wolfgang Munchau. E non per parteggiare per questo o quel partito politico, ma solo per tornare ad un tavolo dove  inter pares fare il punto delle iniziative da mettere in campo. Da Pantelleria alle Shetland. Senza perdere ulteriore tempo. Perchè, prima o poi, questo tzunami epocale lambirà con risvolti imprevedibili ogni anfratto del Vecchio Continente. Impreparato. Diviso. Contraddittorio.
Preda dei soliti noti. Di coloro cioè che di sventure non son mai sazi. E che, invece, tra una auto-assoluzione e l’altra, tra uno stratagemma e l’altro, stanno sempre sullo sfondo a muovere i loro burattini. Vestiti di bianco, rosa o grigio verde poco importa. L’importante è che, loro, restino a far da burattinai,  abbarbicati là  dove la gramigna mai muore.

Una boccata d’ossigeno arriva dallo sport. Che di problemi ne ha pure lui, soprattutto laddove circola tanto danaro, ma che nel momento agonistico resta pur sempre passione pura.  Vince rocambolescamente il Barca col Siviglia la Super Coppa europea ( 5-4);  torna la Juve dalla Cina con la Super Coppa italiana ( 2-0 alla Lazio) ; torna anche il trofeo Tim con Milan, Inter e Sassuolo in campo.
Non si smorzano intanto gli applausi per Tania, Federica ( la nostra Signora dello sport femminile, candidata a portare la bandiera italiana a Rio) e Greg, il grande Greg, che ha spaventato a tal punto il cinesone di turno fin a convincerlo che non era  il caso di tornare  ad affrontarlo in vasca.
Torna l’epico duello sulle due ruote a motore. Con il maestro Valentino costretto a fornire lezioni anche a Ferragosto. Del resto, con allievi tanto bravi, il gioco vale la candela. Piuttosto, il maestro, dovrà dare una occhiata ai punti, perchè se i fringuelli insistono nel loro concerto rischia di dover scendere dal fico.

DIRE NO ALLA GERMANIA. ” Dite no alla Germania” a suggerirlo è Wolfgang Munchau. Le ragioni son presto dette: l’approvazione ( a suo tempo) del fiscal compact che mirava a limitare al 60% del Pil l’indebitamento d’ogni Stato  non è stato altro che un ‘patto scellerato’ destinato al naufragio, o meglio,  a produrre effetti devastanti, almeno per quegli Stati come l’Italia che non avevano la possibilità di rispettarlo, essendo oberati da un enorme debito pubblico; inoltre,  eventuali  riduzioni  delle tasse, quelle già annunciate da Renzi, contravvenendo  al patto fiscale, non solo non porteranno benefici ma scateneranno ( prevedibilmente) una nuova crisi economica.

Nella pratica, restando le cose allo stato attuale, sarà difficile per l’Italia  imboccare la fine del tunnel. M5S e Lega intanto bocciano l’euro senza riserve; mentre Berlusconi ha iniziato a porlo in discussione. Del resto il meccanismo di regolamentazione dell’euro ‘ è fortemente improntato alla visione tedesca’. La Germania, lo ricordiamo, negli anni Novanta, aveva aveva ottenuto il varo del ‘ patto di stabilità e crescita’ e preteso, al contempo, il fiscal compact.
Oggi, Schaubke, l’ ombra nera di frau Merkel, pretende una Europa sul modello tedesco, ovvero: una unione politica ordoliberale, vincolata a regole, la cui principale funzione consiste nel restringere il raggio d’azione degli Stati membri in tema di politica di bilancio, senza  effettivi margini di manovra a livello di governo centrale.
Una Europa, dunque, ingessata, e se volete germanizzata. Ed è a questo punto, suggerisce Munchau , che l’Italia dovrebbe cominciare a puntare i piedi, mettersi le scarpe da festa, e dire ‘no’. No a al ministro delle Finanze tedesco e  no alla cancelliera Merkel, l’uno e l’altra niente affatto disposti ad una Europa inter pares ma solo ad un Continente con vecchia svastica adattata alla circostanza.
” Lo spettro d’una Europa tedesca – ammonisce con onesta lungimiranza Wolfgang Munchau – si aggira di nuovo, a dispetto dell’auspicio di Thomas Mann di una Germania europea.  Con una minaccia molto insidiosa: entro i prossimi anni in Italia o in Francia i partiti anti euro o anti europeisti otterranno la maggioranza e la frattura dell’euro avverrà unilateralmente per decreto. In quel momento anche l’Unione Europea risulterà fallita”.
Dire di no’, quindi, a frau Merkel e soci, vuol dire salvare il  futuro del Continente. Occorre però trovare coraggio, grande coraggio politico, perchè in queste situazioni è abbastanza facile trasalire dalle parole ai fatti. Dall’ amicizia all’ inimicizia. Dalla commedia alla tragedia. Ma l’Italia non dovrà avere paura di correre questo  rischio .
Pur di riuscire a  respingere quelle ‘bande’ di ‘crucchi‘ che pensano d’essere solo loro in grado di trasformare in nazione un pulviscolo di stati e staterelli europei sempre più insignificanti al cospetto globale. Occorrerebbe un Cavour.
Che seppe trasformare il paese d’Arlecchino in una nazione tra le maggiori del Mondo. O anche  un Bismarck, che sulle armate prussiane costruì un Reich. Qualcuno, insomma, non ordoliberale ma semplicemente liberale, che ricacci nei suoi stalli antistorici una classe dirigente tedesca ( o pantedesca ) solitamente miope e arrogante di fronte ai grandi appuntamenti della storia. Perchè specializzata   più  a partorire disastri, guerre  e ( perfino) stermini, piuttosto che  unità, progresso, speranza.
” Mettere in discussione l’euro – conclude Wolfgang Munchau - con le sue attuali aberrazioni  è un atto fondalmentalmente pro Europa. Demonizzarne il dibattito, invece, non può che nuocere al suo futuro”.

 

I TEDESCHI CHE CI PIACCIONO. La rivalità, al di qua e al di là dell’Alpi, c’è sempre stata. Nel 102 a.C. quando Mario annientò Cembri e Teutoni alle Aquae Sextiae ( Aix en Provence, nord di Marsiglia) impartì una lezione memorabile, che i germani poterono restituire solo nel 9 d.C  quando attirano in una tragica imboscata quel pollo di Quintilio varo alla selva di Tetoburgo, sterminando tre legioni. Gli ‘scambi’ continuarono, senza sosta, e in tutti i secoli successivi.
L’imperatore  Federico I detto Barbarossa dovette nascondersi sotto i cadaveri dei suoi uomini per sfuggire alla cattura e tornare in Germania;  peggior sorte capitò a Federico II, stupor mundi, intercettato nel febbraio del 1248 intorno a  Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Dopo un assedio durato oltre sei mesi i parmigiani, approfittando dell’assenza dell’imperatore che era andato a caccia nella valle del Taro, uscirono dalla città e attaccarono le truppe imperiali, distruggendo la città-accampamento di Vittoria. L’imperatore riuscì a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove raggiunse poi la fedele alleata Cremona.

Germani e Italici non hanno mai cessato di fronteggiarsi. Nella prima guerra mondiali furono i secondi a mettere la coda tra le gambe ai primi e ai loro potenti alleati austro-ungarici. Il bollettino della vittoria li inchioda per l’eternità: ”   I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”. Nella seconda guerra mondiale si tentò tra i due popoli un abbraccio forzato da due dittature che, dati i soggetti in campo, si spezzò dopo una strenua  ‘resistenza’ durata circa un quinquennio. Fortunatamente, però,  per i destini dei due popoli  e dell’umanità.

Rivalità, dunque, e impossibilità ( se non di fondersi ) almeno di collaborare?  Non proprio. Anzi, quando le due anime s’incontrano o si integrano i risultati non sono poi tanto male. Basti controllare l’entusiasmante vicenda di Schumi alla Ferrari. Basti ascoltare le grida di gioia di Vettel  ad ogni vittoria di Gp, in attesa di quella per il titolo. Basti vagliare le considerazioni lungimiranti oltre che sportivamente signorili di Toto Wolff : ” Per noi la rossa è un pericolo reale. Dopo la sosta ci sarà ancor più da preoccuparsi”.  Toto, scusi, ma lei quando viene alla Ferrari?

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