Non solo sport. ‘Feriae Augusti’, con il ricordo del Drake e un augurio al nostro Vale, in apnea a Brno.

Non solo sport.  ‘Feriae Augusti’, con il ricordo del Drake e un augurio al nostro Vale, in apnea a  Brno.
Enzo Ferrari download (3)

LA CRONACA DAL DIVANO FERRAGOSTO.  Siamo già a Ferragosto. Il tempo vola. E così  gli avvenimenti, mentre passano gli uomini. La Cina (tri)svaluta la sua moneta, evidentemente comincia da esplodere qualche bolla disseminata qua e là  lungo il percorso della sua mirabolante ascesa  . Speriamo solo che, di bolle, ce ne siano poche e di scarso volume, perchè con questa economia globale il rischio è grosso per tutti. E forse per la Germania più d’altri. Anche se le starebbe meglio d’un vestito nuovo.
La cricca di crucchi che la sta pilotando non può che avere davanti a sè il solito fallimento. Per questo dobbiamo cominciare a dire no a frau Merkel e soci della birra. Senza timore, come avrebbero fatto i nostri padri che, a loro, ai crucchi, quando scendevano sotto l’Alpe per venirci a punire, le davano sempre ( o quasi) e piuttosto sode.
Intanto continuano ad uscire i dati Istat:  cresciamo di poco ( + 0,2- 0,3), ma cresciamo; piuttosto s’ è bloccata la Francia di quel mandrilluccio dell’Hollande, sempre chino davanti alle femmine e soprattutte a frau Merkel. Anche a lui: ben gli sta, chi è causa del suo mal pianga solo se stesso.

Nel frattempo l’ecatombe sul mare ( e alle frontiere) continua; e il menefreghismo pure. Oramai, stare davanti ad uno strumento mediatico e vedere certe immagini, è un po come ammirare una soap opera. Forse, però, con meno patos, anche perchè quei poveri diavoli, in fondo, non sono personaggi ma solo creature senza  nome, volto, voce.

IL DRAKE. Dicono che il Drake sia morto a novant’anni. Dicono, perchè se anche dicessero che se n’è andato a sessanta o a centoventi anni, poco cambierebbe. Il Drake, pur  appartenendo come tutti i mortali alla  casa del tempo, è uno di quei pochi a cui tocca il privilegio di ignorarlo,  il tempo. Il Drake è il Drake, e basta, e per tutti quanti, che siano modenesi, italiani, tedeschi, malesi, qatarioti, australiani, americani e sud americani, poco importa.
Quel sogno rosso che sfreccia in pista e fuori pista non ha limiti nè confini. Ecco perchè vincere con una rossa non è la stessa cosa  che vincere con un altra auto, sia pure vincente e prestigiosa, come una freccia d’argento ad esempio, ma che però ( non ce ne vogliano quelli di Stoccarda ) resta solo una stupenda macchina ma non uno stupendo sogno.
Alcuni tedeschi che ci piacciono, come il grande Schumi e il suo erede Seba, lo hanno capito. Qualche cruccone, come l’austro ungarico che preferisce i crauti agli spaghetti, ancora no. Ma son minoranze, piccole piccole, perchè è giusto che ad ogni regola corrisponda anche la sua inevitabile eccezione. Toto Wolff, team principal della casa di Stoccarda, avverte già il ritorno della rossa. E non solo per encomiabile sportività, ma soprattutto perchè l’arrivo della rossa s’agita dentro come un  presentimento.
La rossa, infatti, è nata per far sognare. E i sogni, prima o poi, nonostante gli artefatti regolamenti, le inspiegabili combines, le intricate power unit e l’obbligo di  motori ad hoc, risalgono alla luce. Liberi, loro sì,  di volare.

Nell’anno in cui il Drake morì, il 14 agosto di 27 anni fa, la rossa non gli regalò vittorie, tutte finite in mano Mc Laren. Quest’anno, per la ricorrenza, di vittorie ce ne sono state già due. Impreviste ed importanti. Al momento il nostro Seba sta infatti a 42 punti dal supponente driver delle frecce d’argento.
Poco meno di 2 Gp, su 9 ancora da disputare. Qualsiasi pilota ( e tifoso)  normale non penserebbe mai ad una rimonta. Anche perchè il gap tra le due auto sembra ancora notevole. Ma chi guida ( e tifa e lavora e scrive ) per una rossa può concedersi d’essere normale?

IL NOSTRO CALCIO ESTIVO. Compriamo. Siamo tornati a comprare. Con quale costrutto non si sa, visto che a monte dovremmo avere ben altre preoccupazioni. Quali?  I dirigenti, ad esempio, ma anche gli stadi, i vivai, il fair play finanziario. Tra l’altro stiamo facendo tornare di moda i centravanti ( o centrattacchi). Dzeco, Icardi, Bacca, Higuain .. . etc … sono eroi che sembrano balzati fuori dagli album delle figurine anni Sessanta/Settanta. Se funzionano, però, torniamo fare tendenza. In Europa.
Del resto non se ne può più di quei tiqui taca che a qualcuno avranno anche consentito dei trionfi ma che, alla vista, o meglio all’anima d’uno sportivo, sono più fastidiosi delle punture di d’una zanzara tigre. La partita di calcio è un retaggio d’arme. Veder tessere tutte quelle trame, da furbastri,  prima di cercare la rete, fa compiangere il povero Gulliver nelle mani dei Lillipuziani. Che bello, quando c’erano Piola, Levratto ( che sfondava le reti), Nordhal, Bonimba, Altobelli, Van Basten  etc !

Meno intrecci, insomma, e più sostanza e coraggio. Probabilmente anche quel rivoluzionario di Righetto Sacchi , il filosofo, giustamente amato e celebrato in tutto l’Orbe calcistico, che tutto posponeva al gioco di squadra, sarebbe stato felice di trovarsene qualcuno e di quel calibro in una sua squadra di generosi e non di egoisti.
Sì, perchè il centravanti ( o centrattacco che sia, come lo si chiamava una volta ) al pari di  Achille ed Ettore vive sulla incrollabile fede dei suoi mezzi. Che a volte ‘sforano‘ anche le reti. Alimentando favole, soprattutto tra i bambini.


Quali i più noti attaccanti storici? Eccoli:

1) Romário de Souza Faria, meglio noto solo come Romário (Rio de Janeiro, 29 gennaio 1966).  È stato Campione del mondo con la sua Nazionale nel 1994 e ha vinto due volte la Copa América (1989 e 1997). A livello individuale si è aggiudicato il titolo di miglior giocatore del mondiale 1994, anno in cui è stato eletto anche FIFA World Player, nel 2000 vince il Pallone d’oro sudamericano.


2) Gerd Müller (Nördlingen, 3 novembre 1945), nelle quindici stagioni al Bayern Monaco segnò 365 gol in 427 presenze in campionato; fu quattro volte campione di Germania (1969, 1972, 1973 e 1974), tre volte campione d’Europa (1974, 1975 e 1976), vinse la Coppa Intercontinentale nel 1976 e la Coppa delle Coppe nel 1967. Le sue 365 reti in Bundesliga costituiscono tuttora un primato ineguagliato, di 97 gol superiore al secondo miglior marcatore tedesco, Klaus Fischer (268).


3) Marco van Basten Utrecht, 31 ottobre 1964). Considerato fra gli attaccanti più forti della storia del calcio , è il calciatore che ha vinto più Palloni d’oro nella storia di questo sport: tre (1988, 1989 e 1992). Fu eletto FIFA World Player nel 1992.
4) Antônio de Oliveira Filho detto Careca. È considerato uno dei più forti attaccanti al mondo a cavallo tra gli anni ottanta ed i novanta. Oltre ai gol segnati nel Napoli , nel Guarani e nel San Paolo, Vanta sessanta presenze e ventinove goal segnati nella nazionale brasiliana. Con 5 reti è stato il vice-capocannoniere dei Mondiali 1986 .
5) Gigi Riva (Leggiuno, 7 novembre 1944). Unanimemente considerato uno dei migliori giocatori italiani di ogni epoca, occupa la 74ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.Nel 1969 arrivò secondo nella classifica del Pallone d’oro alle spalle di Gianni Rivera per 4 punti e nel 1970 fu terzo dietro Gerd Müller e Bobby Moore che lo precedettero rispettivamente di 12 e 4 punti.

 

FERRAGOSTO ( VIKIPEDIA). Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica o i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoiasini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il ‘Palio dell’Assunta‘ che si svolge a Siena il 16 agosto. La stessa denominazione ‘Palio‘ deriva dal ‘pallium’, il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma.
Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

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