Non solo sport. L’Aquila becca il Bayer. Squilli di Champions e anche di Campionato. Il nostro Goat.

Non solo sport. L’Aquila becca il Bayer. Squilli di Champions e anche di Campionato. Il nostro Goat.
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LA CRONACA DAL DIVANO ESTATE. Frau Merkel ha visitato Expo 2015. Con tanti sorrisi ma con nessuna (sostanziale) novità. Forse, per lei, è iniziata la campagna elettorale, mentre, per noi, poveracci del Sud, continuano i dolori . I soliti dolori, aggravati dalla mancanza di cure appropriate e condivise . Che qualcuno dovrebbe dare e che non da.  Colpa un po’ di tutti: dei ‘prepotenti‘, ma anche dei ‘pavidi‘. I grandi connubi non nascono mai dove c’è troppa disparità di forze ( e decisioni) in campo.

Intanto il Bundestag ha approvato  con ampia maggioranza ( 453 sì, 113 no) il terzo pacchetto d’aiuti alla Grecia del valore di 86 miliardi in tre anni. Vera novità l’atteggiamento del ministro Wolfgang Schaeuble, il falco, che a sorpresa ha definito ‘ irrinunciabile ‘ e ‘cruciale’ la partecipazione del Fmi al nuovo programma di aiuti alla Grecia. Aprendo così ad un ‘alleggerimento del debito’ con ‘allungamento delle scadenze’. La Borsa di Atene ha chiuso con un leggero rialzo (+0,3%), nonostante il ribasso dei listini europei.

TORNA IL GRANDE CALCIO. E tuttavia guardiamo avanti. Alle cose piacevoli.  Da viver comunque con diletto. Proprio mentre, zitto zitto sta tornando il Campionato, bistrattato quanto si vuole,  ma ancor vivo e vegeto. E sta tornando anche l’Europa, quella della pelota, dei grandi match, e non solo della politica.
Sabato dunque scocca l’anticipo del torneo di calcio per noi  ( ancora) più difficile al Mondo, pronto a  riappropriarsi della terza piazza Uefa; martedì invece  c’è stato il  preliminare Champions, con la Lazio impegnata all’Olimpico contro il Bayer Leverusen. L’Aquila non stava al meglio della condizione. Mancava di qualche penna, importante, mentre i tedeschi stavano già alla terza di Bundesliga   e noi manco alla prima di Campionato. E’ stata dura. Durissima. Ma alla fine l’Aquila s’è portata a casa una vittoria preziosa ( 1-0), senza gol in sacca.  Non è la sicurezza, perchè nel ritorno l’alemanno farà sputar sangue, ma la premessa è buona.
E comunque non tutto sarebbe perso in caso di mancato passaggio del turno. Perchè il trasferimento in Europa League, con le novità introdotte quest’anno con l’ingegnoso  market pool, riducono alla grande eventuali  danni. Non entrerebbero più  in cassa  40 milioni ma solo 20, comunque sempre tanti per un bilancio come quello laziale che   certifica, complessivamente, intorno agli 80/90 mln.

I MIRACOLI DEI LILLIPUZIANI. Al Barca si sono abituati ai miracoli. Quando perdono ( e questo gli  è capitato pure con il  Milan degli stadi vuoti) remuntano. A Bilbao, abitato da gente dalla fibra tanto tosta da avere resistito qualche tempo fa  alle legioni di Roma, che è tutto dire, i nostri taumaturghi   s’erano beccati ben  quattro gol.
Senza farne uno. Qualsiasi squadra composta da mortali si sarebbe rassegnata ad affrontare il ritorno  a titolo di firma. Quelli del  Barca no, perchè – come detto –  praticano miracoli. Anzi, più ne prendono all’andata e  più miracolano , o , come dicono loro, più remuntano nel ritorno.
Ne abbiamo viste tante, ma questa ci mancava. Con le loro fitte e infinite trame  infatti riescono ad incucchiare tutti i Gulliver che incontrano. Ai quali non resta che ammirarli,  in rigorosa estasi, levando lodi, peana e accendendo ceri laddove i taumaturghi operano.Il Mondo è ora popolato di santuari e templi dedicati al Barca di Messi.
Ed è forse è per questa sua abitudine che il Barca , ultimamente, con quelli di Bilbao,  se l’è legata ad un dito.
Piquet, ad esempio, abitualmente beato e tranquillo, ha dato in tali escandescenze da essere spedito anzitempo negli spogliatoi per una doccia rigenerante. Il Barca, questa volta, infatti, non solo non ha remuntado ma è stato remuntado, passando dall’ 1-0 iniziale del solito Messi  all’1-1 finale. La Supercoppa d’Ispagna s’è così involata  verso i venti gelidi dei Paesi Baschi, rinviando quindi a data da destinarsi il (ri)programmato sextete dei diabolici lillipuziani del Sud, tornati normali come mamma li ha fatti.

DZEKO, IL CENTRATTACCO. E vuoi vedere che, stavolta, la rivoluzione arriva ancora una volta dal  Belpaese, o meglio da  Roma e dalla Roma ? Rivoluzione, certo, di quelle epocali, e in perfetto stile vintage, dopo l’ epopea asfissiante del tiqui taca, adatta più a dei lillipuziani che a dei giganti, visto che occorre avere infinita pazienza per tessere  ricami   su ricami fin allo sfinimento dell’avversario .
I gusti son gusti, ma a noi che nel calcio scorgiamo la reminescenza di lontani fatti d’arme, il tiqui taca, non c’è mai andato a genio. E comunque di centrattacchi ( come li chiamavano ai tempi di quel Levratto che sforacchiava reti) , oggi, nel nostro bistrattato campionato, ne abbiamo rimediati tanti.
Dzeko ( che prodigio quel suo siluro al Siviglia!), Higuain, Icardi etc etc . E su di loro che contiamo per mandare  in pensione tutti i lillipuziani di questo mondo.  E i loro ricami. Più da truppaglie di riserva, che da combattenti di prima linea.
Una noticina a parte la meritano Roma e Napoli. Perchè ci sa tanto che saranno proprio loro ( lombarde permettendo) ad ostacolare la  Giovin Signora nella  conquista del  penta scudetto. Chiedere in proposito ai califfi di Siviglia. Che hanno lasciato Roma  rintronati  un bel po’ dalle cannonate di Dzeko.
Credevano, loro, che dopo aver tenuto bellamente testa ai lillipuziani del Barca, avrebbero passeggiato sotto i Sette colli. Invece molti di loro –  narrano da un colle all’altro – sono ancora là, attoniti e barcollanti, a chiedersi ( e a chiedere)  quale sia la strada per l’aeroporto di Fiumicino.

VALE NON CE L’HA ( ANCORA) FATTA. E’ partito male, in quel di Brno. Con il Dovi che per giunta gli  si è messo davanti, giusto giusto  qualche giro per fargli perdere quei due/trecento metri dai falchi di Spagna che prendendo la palla al balzo si sono involati, già dal via, per non farsi più raggiungere. Il Maestro ce l’ha messa tutta, per (ri)agguantarli. Ma ha arrancato. Mentre lo,  gli allievi, se la ridevano tra di loro, con Lorenzo questa volta più sicuro che mai della sua moto.
Ora, il campione maiorchino, sta a pari punti con il Maestro di Tavullia. Mancano sette gare, tra cui Misano.Tutto può ovviamente ancora succedere.  Il Maestro di Tavullia non è personaggio da ammaina bandiera. Il maestro di Tavullia incute terrore anche quando scherza e ride. Marc lo sa, Lorenzo pure. Certo è che se, a Brno, il Maestro di Tavullia si fosse anche solo frapposto tra i due, le cose starebbero ora in altro modo. Soprattutto sotto il profilo psicologico. Ma aspettiamo Silverstone e, poi. Misano.

Curiosità. Colin Edwards, compagno di Vale dal 2004 al 2007, appella il Maestro di Tavullia con l’acronimo Goat. Che, scandito,  significa: The Geatest Off All Time.
Ovvero ‘ Il più grande di tutti’. O, se volete, ‘ Il più grande di sempre’. Scegliete voi. In attesa del Decimo titolo.

ALLA CONQUISTA DI OLIMPIA. Il debutto a Eurobasket 2015 a Berlino avverrà il 5 settembre contro la Turchia. Intanto, i ragazzi di Pianigiani, 46 anni, guida indiscussa della Nazionale maschile di basket, si sgranchiscono mani e gambe in tornei amichevoli. Ne hanno già vinti un paio, si preparano all’ultimo quadrangolare che si terrà a Trieste dal 28 al 30 agosto contro Georgia, Michigan State e Russia. Altra cosa, certo,  dei clienti inseriti nel suo girone: Spagna, Serbia, Germania e Islanda.
Tutti si domandano dove potrà arrivare questa squadra fondata su una generazione di talenti come ( forse ) mai prima. Ci sono Bargnani, Bellinelli, Gallinari, Galli, Melli, Cusin; ma anche jolly talentuosi come Datome e Gentile o playmaker intelligenti come Hackett e Cinciarini. Tanta bella gente, insomma. Tanta da far sognare. Intanto il trono d’Europa e, poi, il podio d’Olimpia. Due obiettivi che, se saranno centrati , collocheranno questa generazione di ragazzi del basket nell’Olimpo di questo sport.

Simone Pianigiani, tuttavia, vola basso. ” Non siamo una squadra fatta per stritolare gli avversari – dice- ma per farci correre dietro. Abbiamo caratteristiche e identità precise. Per vincere siamo costretti a proporre una bella pallacanestro. Ma non può andare sempre così. Per questo dico che dobbiamo essere più cinici e limitare i danni quando le cose non girano per il verso giusto”.
” Sono realista – aggiunge il coach ex Siena – siamo più indietro rispetto alle squadre che giocano per vincere, ma faremo di tutto per limare fino all’ultimo le distanze ad essere pronti a competere”. A sentirlo, il Pianigiani, sembra quasi quasi da prendere alla lettera.
Invece, come già ci capitava per il Conte della Juventus  mai pronta per l’Europa, dissentiamo. Giusto per noi stare coi piedoni ben piantati sul parquet, ma ingiusto considerarci indietro. Conte diceva, più o meno, se non travisiamo, le stesse cose per una Juventus che, passata poi di mano, soltanto  per una distrazione durata lo spazio di un attimo del secondo tempo di Berlino non ha messo  sotto il Barca, la squadra dei miracoli. I generali d’un tempo, se del caso,  potevano anche dire alla loro truppa d’essere inferiore a quella dei nemici, ma solo per farla sentire invincibile.

L’UNDER 18 MONDIALE. Applausi per le ragazze dell’Under 18 di pallavolo che si sono laureate campionesse del Mondo, battendo per 3-0 gli Stati Uniti.
IL RINNOVO DI KIMMI. Era nell’aria: Kimmi Raikkonen rinnova, di un altro anno, per chiudere in bellezza con la rossa la sua straordinaria carriera.

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