Non solo sport. Vergogna immigrati continua. Lo sport, tra imprese ( Rossi) e delusioni ( Juventus).

Non solo sport. Vergogna immigrati continua. Lo sport, tra imprese ( Rossi) e delusioni ( Juventus).
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LA CRONACA DAL DIVANO. La Germania, si dice, ha preso l’iniaziativa sulla vergognosa questione immigrati. Che giungono in Europa da ogni parte, Medio ed Estremo Oriente, Nord Africa e Corno d’Africa. Molti, tanti, troppi, perdono vita prima ancora di assaporarne la speranza. Tra loro tanti, troppi, bambini, che come tutta l’infanzia non hanno colpa alcuna sulle scellerataggini ( e i ritardi) degli adulti.
Muoiono solo, senza manco capire il perchè, come angeli dimenticati su uno dei mari ( o delle frontiere) più affascinanti della terra. Che di storie, anche simili, ne hanno conosciute. Ma per costruire civiltà, non per negarle. I timori, le prevenzioni, gli accorgimenti, vanno fatti. Non sia mai detto. Non al punto però di ignorare, sistematicamente, cinicamente,  dal Nord Europa in giù,  e soprattutto in quella parte riformata, la sorte di tante vite umane. L’unica protesta, chiara e forte, arriva infatti dall’uomo vestito di bianco. Un tempo, lassù, duramente avversato.  Ora grande punto di riferimento per molti. Arrivato dall’altra parte del Mondo.

TRA SORPRESE E IMPRESE. L’ultimo week end ci ha riempito gli occhi di tanti  momenti di sport. Alcuni appassionanti, altri ( terribilmente) deludenti. Tra quest’ultimi c’è stata  la spedizione azzurra ai Mondiali di atletica. Che ci sono andati a fare a Pechino , Tamberi compreso, quelli dell’atletica,  dovrebbero spiegarcelo.
Dal gran capo  Malagò ai capetti della Federazione. Ulteriori delusioni sono arrivate anche dai giganti del rugby che di giganti hanno solo l’apparenza. Perchè se fossero personaggi da Carnevale di Viareggio renderebbero meglio la metafora loro. Coccolati, privilegiati, ‘venduti’ come pochi altri, in un decennio, non hanno saputo acquisire credibilità. Solo qualche ferro da cavallo. Poi, il solito nulla.
Ogni volta, infatti, tante, inutili ciance, per poi finire affogati dall’avversario di turno. Giusto quindi che, in Albione, ci si cominci a chiedere se sia giusta o meno la loro permanenza nell’èlite  del Sei Nazioni.Veleggiano, al momento, nel limbo dei senza infamia e senza lodo i ( veri o presunti) fenomeni del basket. Anche qui le potenzialità ci sarebbero tutte, anche perchè non si sono mai visti tanti Nba in azzurro.
Eppure, pur con qualche incolmabile carenza tecnica in sede di regia, la Nazionale s’accende e spegne come l’albero di Natale. Ha vinto il torneo di Trieste, è vero, ma con tante ambasce. Evidente che, con le big d’Europa, tale comportamento sarebbe foriero solo e soltanto … di bocciatura. Invece, noi, noi che amiamo l’azzurro,vogliamo far strada agli europei e partecipare all’agone olimpico.  Non bocciati, ma promossi. Insomma, diamoci da fare.

Un collega inglese appella il maestro di Tavullia con un acronimo, ovvero: Goat, che tradotto significa ‘ il più grande di tutti’. E qui, in effetti quelli d’Albione hanno mostrato il naso fino, visto che hanno iscritto il nostro Vale in uno dei loro club motoristici più esclusivi, dove un motociclista mai aveva messo piede. La leggenda, quindi, dilaga. Nei cinque continenti. Giustamente. Perchè quando uno sportivo è in grado di offrire tanto spettacolo non può che appartenere al mondo intero.
Ma cosa avrebbe mai fatto il maestro di Tavullia in quel di Silverstone? Più che aver fatto, ha scritto. Una di quelle pagine che resteranno nel tempo. Marquez a terra, Lorenzo ( più) lontano. Come certe incredibili imprese motoristiche del Nivola che fece impazzire Hitler e le sue imbattibili ‘frecce d’argento’; o certe imprese ciclistiche d’un grande airone nato sulla collina di Castellania per andar a mettere d’accordo perfino francesi e italiani, duramente contrapposti dopo una guerra sciagurata.

Qualcuno a Sky lo ha già proposto come ‘ il più grande sportivo italiano di tutti i tempi’.  Noi non diremmo il più grande, ma tra i più grandi. Perchè nell’Olimpo dello sport azzurro sono collocate tante,  esemplari  storie, spesso non adeguatamente conosciute. Fermo restando che nella sua specialità, e qui ci perdonino sopratutti due draghi come  Agostini e Hailwood, dovesse arrivare o meno anche il decimo titolo, al maestro di Tavullia il posto centrale non glielo leva più nessuno.

LA DEBACLE JUVE. Nel calcio ‘ mai dire mai’. Eupalla, si sa, può tutto di tutto. Se crede, infatti,  può sbeffeggiare, anche da una partita all’altra,  gli imbattibili della terra. Questa volta lo ha fatto con la Giovin Signora la quale ( almeno in Italia ) imbattibile è. Nella prima di campionato a batterla c’è riuscita l’Udinese, nella seconda la Roma. Fatto è che, dopo molti anni, e dopo due incontri, la Juve è ancora ferma al palo. Se è vero che per vincere il campionato non bisogna andare oltre alle due o tre sconfitte, qui, siamo al limite.  Con i romanacci che stanno gonfiando il petto, gongolando.
Se uno si guarda l’attuale classifica potrebbe credere che il mondo ( della pelota) s’è ribaltato. In alto brillano le stelline di Sassuolo, Chievo, Toro, Inter e Palermo; nella seconda colonna, stazionano ancora Carpi, Bologna, Empoli e in ispecie la  Juve. Che nel mondo odierno sia scomparsa la religione lo avvertono in tanti; ma che anche nel calcio si fosse arrivati alla miscredenza, questo, proprio,  non lo avrebbe creduto mai nessuno.
E tuttavia non pensiamo che la Signora resterà a lungo in quella posizione. La squadra, che ha perso tre big non da poco, si sta rinnovando. Magari con qualche ‘furberia’ di troppo da primi della classe  ( vedi il caso Drexler); ma si sta rinnovando. Per cui, prima o poi, si ritroverà e tornerà a sverniciare avversari.  Fermo restando però quel ‘ mai dire mai’ che è il motto più caro ad Eupalla, ineffabile, e facile a dileggiare chi s’innamora perdutamente di sè.

D’altre ambasce si coccola il Milan, vincitore su un Empoli che meritava certo altra fortuna in quel di San Siro. Sinisa, onestamente, ha ammesso ” E’ come se avessi perduto!”. E, in effetti, il Diavolo, con i toscani, tutto ha meritato fuorchè la vittoria. Arrivata più per due lampi individuali ( Bacca e Luiz) che altro.
La truppa, infatti, continua a muoversi sul campo di battaglia  senza spirito guerriero, caracolla, esita e ( spesso)  indietreggia. Vincere con quei legionari sarebbe stato difficile perfino al divino Giulio. Che fare? Non si sa. Certo è che se Sinisa non vuol fare la fine di Clarence e di Pippo dovrà passare qualche altra notte insonne a studiare prodigi.
Fa punti invece, senza convincere, la soldataglia di Mancio da Jesi.
Sei punti son infatti tanti, troppi, ma ( quasi) meritati. L’Inter continua ad acquistare, segno d’un rinnovamento senza precedenti. Ce la farà a sistemarsi, prima o poi, magari con una bella prova nel derby? Credevamo nel Napoli di Sarri, ma qui occorre avere pazienza. Farsi rimontare due gol dai doriani di Zenga non è stato un bel viatico. Incomprensibili inoltre le parabole della Viola e dell’Aquila. Sembravano lanciate verso le cime, sono state invece duramente bastonate dal Toro e dal Chievo  ( ora entrambe al comando della classifica). Da non credere.  Eppoi dicono che il nostro è un campionato di seconda mano! Ora, la sosta. Per l’arrivo della Nazionale. Contro  Malta e Bulgaria.
I sei punti ( si fa per dire) sono d’obbligo. Conte, comunque, lo sa.

PROSSIMO TURNO ( Domenica 13 settembre, ore 15). Empoli-Napoli, Fiorentina-Genoa, Frosinone-Roma, Inter-Milan, Juve-Chievo, Lazio-Udinese,Palermo-Carpi, Samp-Bologna, Sassuolo-Atalanta, Verona-Torino.

 

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