Non solo sport. Per favore, si dica a Bernie di non rompere le scatole con Monza. Il tempio della rossa.

Non solo sport. Per favore, si dica a Bernie di non rompere le scatole con Monza. Il tempio della rossa.
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LA CRONACA DAL DIVANO. C’è Monza. Silenzio: s’ascolti  la melodia delle rosse. Che tornano nel tempio dove hanno scolpito tante pagine della loro incredibile storia. Gli altri, quelli delle ‘frecce d’argento’, che solo sulle power unit hanno investito milioni, restano davanti. Apparentemente imprendibili. Le prove libere confermano. Nell’attesa che il grande parco si riempi dei cuori della rossa.  Che saranno in tanti, colà, lungo la pista, ma anche altrove, in ogni angolo del Mondo.
Pronti a  ’rubare‘ decimini preziosi ai lanzichenecchi alemanni. Per sovvertire con il cuore quello che la ragione ha già (impietosamente) decretato. Monza è non a caso la più bella pista del Mondo. E lì infatti che si assegnano i titoli per l’eternità. E lì che hanno gioito e pianto i più grandi campioni. E lì che aleggia eterno il rimpianto di non essere arrivati in tempo per  vedere con la rossa un ferrarista in pectore  come Ayrton.
E’ lì che si sogna di salire il podio più ambito. Anche perchè è l’unico al mondo a galleggiare su onde sterminate, continue,  di passione ( non solo) sportiva. Per favore, se qualcuno può, vada a dire a quello stortignacolo del Bernie di non venire a rompere le scatole. I soldi per Monza ci sono. E se anche non ci fossero bisognerà derogare. I miti non si uccidono per qualche lira in più o in meno sull’unghia. Sennò chiederemo al Bernie, come abbiamo fatto con Sepp,  di aprirci i suoi armadi. E i suoi ( chiacchierati ) scrigni.
Intanto Seba cattura sempre più il cuore della rossa. Nel parco della Villa Reale, a Monza, nonostante il maltempo, sono accorsi in tanti per abbracciarlo. Insieme a Kimi, al giovane terzo pilota  e a Marc Genè. Abbracci veri, non da commediola mediatica. Abbracci che non si dimenticano. Ed estesi anche a chi fisicamente non c’è ( come Schuni) o che non c’è  più ( come Ayrton, ferrarista ad honorem, o come quel gran bravo ragazzo di Jules).  Che qui  vivranno per sempre. Chiedete al figlio di Giles ; o anche ad Alesi, che nel 1993 a Monza arrivò sul podio, uno dei suoi 32 podi complessivi, senza  mai vincere un Mondiale.

” Ma il sabato più bello con la rossa  - racconta Jean – arrivò nel 1994, il 10 settembre, dove grazie anche alla potenza del 12 cilindri colsi la pole. Fu una gioia straordinaria. Nel tragitto tra il circuito e l’hotel avevo gente sdraiata sul cofano e sul tetto della macchina. Scene incredibili”. Sì, incredibili. Nel tempio della rossa.

CAMPIONATO DI CALCIO E  SPESE PAZZE. In totale abbiamo superato i 5oo milioni di spese ( meglio di Liga, Bundes e Ligue 1; la metà in meno circa della Premier); praticamente con circa 137 mln di rosso. Come le nostre sapranno rientrare tra i paletti del fair play finanziario non lo sanno manco loro. Ad essere attivi sono: Atalanta (+7,7 mln), Empoli (+4,3), Genoa (+15,3), Palermo (+31,3), Samp (+o,9), Sassuolo(+0,95),Udinese( +26,5); tra gli spendaccioni sono: Juve (-66 mln), Milan (-61,45), Bologna(-35,24). Tra le società senza infamia e senza lodo invece sono collocabili: Carpi ( pareggio), Frosinone (idem), Inter (-7,58).

Queste  le spese. La domanda di fondo resta quella se si è elargito per progredire o soltanto per apparire. Certo è, rimarcano gli esperti o presunti tali, che la Juve non s’è completata ( quel Drexsler, forse, andava portato a Torino) e così il Milan ( rimasto buggerato prima da Ibra e poi da Witsel). Evidentemente il ‘ braccino corto’ in certi momenti non paga più. Tantomeno con squadre ricche quanto e più delle nostre. Alle quali auguriamo di risolvere quanto prima il problema impianti. Senza i quali, com’è ormai universalmente dimostrato, si poco lontano. Milan e Inter sono avvisate.
Occorrono (sempre) maggiori entrare, e quelle si devono trovare. Sui benefattori ( vecchia maniera) crediamo poco o nulla. Lo stesso City, al quale è andata la palma del maggior spendaccione al mondo (-165.8 mln),  elargisce danari per una somma di fattori. Non tutti filantropici. Attingendo inoltre  a casse statali.
La pazzia più grossa l’ha comunque fatta lo United di Van Gaal alla ricerca della gloria perduta: per il diciannovenne Martial, infatti, ha sborsato 80 mln. Spesa  pazza. Sotto qualsiasi visuale la si voglia valutare. Nel totale, la Premier, che con i soli diritti televisivi triplica le entrate altrui, ha speso 549,3 mln: Arsenal (-11,5), Chelsea(-27,1), City (-165,8), United(-39,6). Altri spendaccioni in giro per l’Europa sono: Real (-96 mln), Bayern (-70,5) e Psg (-89,7).

GLI AZZURRABILI DI CONTE. Antonio Conte, ex conte Dracula, si lamenta dell’angusto bacino di pescaggio di materia prima azzurrabile. In effetti, con gli stranieri a go go, di atleti da riservare alla maglia azzurra, maglia prestigiosa con quattro stelle, ce ne sono sempre meno. Qualche tempo fa si temeva di non poter crescere più portieri. Poi, all’improvviso, nella patria del calcio, i portieri sono riapparsi. Eccome, visto che di ragazzotti pronti a sostituire il mitico Gianluigi ne sono spuntati, qua e là.
Nella seconda di Campionato,  salvo errori, gli azzurrabili sono stati 124. Con un buon minutaggio in campo. Che è come dire che non abbiamo ancora raschiato il barile. Anzi, qualcosa di nuovo emerge. Sempre qua e là, con qualche bella speranza in evidenza. Ora dobbiamo far sei punti con Malta e Bulgaria.
I primi tre, con un gomito, li abbiamo presi. Poi, se i croati, nei prossimi turni, cominciando da questo,  ci faranno qualche gradita sorpresina ( vedi lo 0-0 con Azerbaigian), potremmo incominciare ad archiviare fin da domenica  il discorso qualificazione. Anche se, a dire il vero, il nostro  obiettivo   remoto non è l’Europeo ma  il Mondiale: è lì, infatti, che la maglia azzurra punta, per andare ad  agganciare quella benedicta  penta stella che, al momento, sta appuntata ( solo) sulla (un poco scolorita) maglia del Brasile.

Per Prandelli, comunque, la Nazionale non ha futuro. Se lo dice lui che ci ha sbattuto la fronte, può essere. I club amano sempre meno la maglia azzurra. Quando poi un loro giocatore torna manomesso danno fuor di testa. Nel passato abbiamo vinto con giocatori tesserati per club italiani. Oggi, dall’estero, ne arrivano nove.
Tra questi El Sha e Pirlo. Il primo se n’è andato per trovare spazio; il secondo per allargare gli orizzonti della gloria. Ma se fosse rimasto ancora uno o due anni, magari a scartamento ridotto,  in una squadra chiamata Juventus e non Grotte di Frasassi, non sarebbe stato meglio per lui e per noi? Che gironzola  a fare nella Grande Mela dove, pare, hanno già  incominciato a chiamarlo ‘ il bel vecchietto‘?

ARU, NIBALI E I RAGAZZI DEL BASKET.  Hanno cacciato il nostro Nibali per un traino galeotto come fosse stato il responsabile d’un atto terroristico. Via dalla Vuelta, via dalle altre corse. Gli restano ora  solo il Mondiale e il Lombardia. Cacciando Nibali, forse, da quelle parti, pensavano di far fuori quel poco di italiano che era rimasto. E invece eccoti la sorpresa, la solita sorpresa azzurra, che ti piomba tra capo e collo quando meno te l’aspetti. La sorpresa porta il nome di Fabio Aru.
Sbucato fuori da qualche improvvida nuvoletta pirenaica, pimpante come nella parte finale del Giro e pronto ormai a far sua la maglia rojas. E ben gli stia. Quest’altra volta, in Iberia, ci pensino su due o tre volte prima di eccedere con l’azzurro.

I ragazzi del basket partono verso l’Europeo. Speriamo che sappiano fare squadra e non il (solito) pollaio. Mai come questa volta il talento è dalla nostra parte. Certo è che dovranno vedersela con scalmanati che correranno quanto e più d’un velo-maratoneta, e comunque dovranno cercare di tenere alto il capo. Per non perdere di vista il canestro che, se tanto ci da tanto, come  visto in allenamento, i nostri ragazzi possono centrare da ogni posizione. Qualche difettuccio tecnico resta, ma nulla può fermare una squadra azzurra che mira dritta alla vittoria. Ce lo hanno messo nel dna i nostri vecchietti.

 

 

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